lunedì , 24 settembre 2018
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Transnistria
Un checkpoint in Trasnistria © Pieter Van Marion - Flickr

Crisi Ucraina – Russia, nuovo fronte in Transnistria ?

La crisi russo-ucraina non sembra destinata a risolversi presto e la decisione di Kiev di schierare sistemi missilistici anti-aereo S-300 nella regione di Odessa, al confine con la Transnistria, rischia di peggiorare la situazione.

L’importanza strategica della Transnistria

Sulla Transnistria, Stato de facto indipendente dal 1990, stretto tra Ucraina e Moldavia, si sono susseguiti falsi allarmi sin dall’inizio della crisi: situata alla periferia dell’ex URSS, la Transnistria è de iure una regione della Moldavia di 500.000 abitanti (di cui 1/3 ucraini e 1/3 russi) governata da un’amministrazione autonoma pro-russa con sede nella città di Tiraspol. Sul suo territorio sono dispiegati circa 1400 militari russi, parte di una missione di peacekeeping avviata nel 1992 alla fine della guerra scoppiata nel Paese, in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, mai accettata dalla Moldavia e dalla comunità internazionale. Nel 2006 la Transnistria ha richiesto l’annessione alla Russia con un referendum non riconosciuto da Mosca, che di recente ha però condotto numerose esercitazioni militari nella regione, provocazione cui Ucraina e Moldavia hanno reagito intensificando la propria presenza lungo il confine.

Le cause delle tensioni

Le tensioni in Transnistria sono iniziate a fine maggio in seguito alla decisione del Parlamento ucraino di vietare il passaggio dei peacekeeper russi sul proprio territorio, decisione che non solo viola l’accordo stipulato nel 1995, ma compromette anche il ruolo ucraino di garante del cessate il fuoco. Nel passato, la Russia utilizzava proprio questa via di terra per raggiungere la Transnistria, evitando di sorvolare la Moldavia, unica scelta alternativa: Chișinău è infatti contraria all’indipendenza di quella che considera una propria regione e alla presenza russa nell’area. Anche se il contingente russo è di dimensioni ridotte e non richiede grandi approvvigionamenti, il collegamento è necessario per permettere la rotazione e l’eventuale rafforzamento del personale.

L’impossibilità di sfruttare la rotta terrestre mette quindi in forte difficoltà la Russia, che si trova costretta ad effettuare un ponte aereo e ad utilizzare l’aeroporto abbandonato di Tiraspol, poco adatto alle proprie esigenze, e a dover comunque sorvolare lo spazio aereo ucraino. Il dispiegamento dei missili antiaereo S-300 non è quindi una coincidenza: anche se l’Ucraina sostiene che essi hanno unicamente uno scopo difensivo, e bloccare i voli russi non solo sarebbe estremamente costoso, ma costituirebbe una vera e propria dichiarazione di guerra, la Russia potrebbe decidere di aumentare la propria presenza in Transnistria per far fronte a un eventuale attacco, infiammando la crisi.

Le reazioni

Le reazioni non si sono fatte attendere: rappresentanti di Mosca e di Tiraspol hanno accusato Ucraina e Moldavia di aver creato un blocco economico contro la Transnistria, che ha chiesto garanzie di sostegno a Mosca. Il ministro degli Esteri del Paese, Nina Shtanski, ha aggiunto che l’Ucraina ha aumentato le truppe al confine causando il terrore della popolazione che vive nelle zone frontaliere. Kiev, da parte sua, ha respinto entrambe le accuse, sostenendo che la decisione di sospendere la cooperazione militare con la Russia è una questione di principio, ma che è assurdo pensare che gli S-300 saranno utilizzati contro gli aerei russi diretti in Transnistria. Mentre il giornale russo pro-Cremlino Izvestia ha avvertito che la situazione del 2008 con la Georgia potrebbe ripetersi con l’Ucraina, quest’ultima teme l’apertura di un secondo fronte filo-russo, che non sarebbe in grado di affrontare neanche con il supporto della NATO.

A maggio il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha nominato governatore di Odessa l’ex Presidente della Georgia Mikheil Saakashvili, peggiorando la situazione. Saakashvili, che ha ottenuto la cittadinanza ucraina, nel 2008 trascinò il suo Paese alla guerra con la Russia invadendo l’Ossezia del Sud, ed è accusato in Georgia di diversi reati, tra cui peculato. La sua nomina alla guida di Odessa è considerata una mossa politica per avvicinare Moldavia, Ucraina e Occidente.

Se per ora il conflitto non sembra imminente, con l’Ucraina già costretta a fronteggiare più problemi di quanti ne possa sostenere, la società statunitense di global intelligence Stratfor ha affermato che il dispiegamento degli S-300 non solo rende più probabile un conflitto tra Ucraina e Transnistria, ma anche tra Russia e Occidente.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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One comment

  1. Il programma di Saakashvili a Odessa non ha l’obiettivo di conquistare militarmente la Transdnistria, ma di lottare contro la corruzione, la criminalità organizzata e l’oligarchia. Odessa, oltre ad essere fino a poco governata da Ihor Palicja, uomo di Kolomojskij, è la principale via d’ingresso di armi, droga e merci contraffatte dirette verso il resto dell’Ucraina e la Transdnistria e ha urgente bisogno di misure analoghe a quelle attuate da Saakashvili in Ajaria dopo la Rivoluzione delle Rose. Il suo obiettivo è colpire gli interessi del regime mafioso di Tiraspol, non di invaderlo militarmente. E’ anche vero che in Ossetia Meridionale un programma simile sfocio in un attacco militare a Tskhinvali che diede il pretesto alla Russia di invadere la Georgia, ma innanzitutto questa volta Saakashvili non è capo di Stato (e quindi delle Forze Armate), poi credo abbia capito di non avere il sostegno della NATO.
    Per quanto riguarda la XVI divisione dell’Esercito Russo, oltre al fatto che non ha alcun interesse a risolvere il conflitto di cui è stata parte in causa, mi sembra abbastanza naturale che Kiev vieti il passaggio a soldati dell’esercito che ha invaso e occupa illegalmente parte del territorio ucraino.

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