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Photo © UK Ministry of Defence - www.flickr.com, 2010

Mercato della difesa, il PE chiede più cooperazione

Si è concluso giovedì 21 maggio l’iter parlamentare della relazione di iniziativa del Parlamento Europeo “sull’impatto degli sviluppi nei mercati europei della difesa sulle capacità di sicurezza e difesa in Europa”, a firma della parlamentare socialista portoghese Ana Gomes, già veterana del settore con alle spalle cinque anni da Vice Presidente della sotto-commissione Sicurezza e Difesa e tre legislature nella commissione Affari Esteri. Il testo si sviluppa attorno a tre capisaldi: andamento dei mercati e rischi per l’autonomia europea, taglio dei bilanci e cooperazione transnazionale, aumento delle dipendenze esterne.

Un mercato ancora frammentato

A livello politico, gli eurodeputati non hanno lesinato critiche nei confronti degli Stati membri, lamentando l’assenza di concreti passi avanti per superare l’attuale frammentazione del mercato europeo della difesa, nonostante le linee di azione indicate dal Consiglio Europeo del dicembre 2013. In particolare, la relazione critica la tardiva applicazione del pacchetto difesa del 2009, che tramite due direttive avrebbe dovuto strutturare una serie di regole comuni in materia di trasferimenti transnazionali di materiale militare e di appalti pubblici.

A tal proposito, il Parlamento ha invitato la Commissione a prendere provvedimenti entro il 2016, anno in cui quest’ultima pubblicherà le relazioni sull’implementazione dei due atti legislativi e potrà proporre ulteriori misure in caso di mancata o incorretta trasposizione nel diritto nazionale. In merito al mercato degli appalti, il testo pone inoltre l’accento sulla scarsa trasparenza che lo caratterizza, dal momento che regole chiare e uniformi in tutto il territorio europeo permetterebbero una gestione più limpida degli appalti e delle commesse in un settore che ancora oggi viene annoverato tra i più opachi e soggetti a corruzione.

L’esportazione di tecnologia e know-how

Tra le cause della frammentazione della politica e del mercato, l’emiciclo ha poi additato ancora una volta l’assenza di “convergenza tra i processi nazionali di pianificazione della difesa“. Di fronte alla crescente instabilità nelle immediate vicinanze dell’UE, sostiene il Parlamento, è imprenscindibile “non sprecare risorse e […] usare al meglio il denaro dei contribuenti e fare progressi verso […] lo sviluppo di una base tecnologica e industriale della difesa europea” capace di garantire le capacità necessarie alla Politica di Sicurezza e Difesa Comune.

I tagli ai budget nazionali hanno inoltre un altro effetto negativo, evidenziato anche dalla commissione Mercato Interno e Salute dei Consumatori: il calo della domanda europea spinge i produttori europei a fronteggiare il calo del fatturato rivolgendosi sempre più spesso a mercati esteri, dove la domanda è in crescita quasi ovunque, ma il trasferimento di tecnologie sensibili e dei diritti di proprietà intellettuale pone il rischio di perdere know-how e competitività.

Accanto a questo, il Parlamento ha anche esortato gli Stati membri a promuovere la piena e corretta implementazione del controllo sulle esportazioni di prodotti militari e della normativa sulle esportazioni di prodotti ad uso duale civile-militare, in modo da non penalizzare l’industria europea e al tempo stesso garantire la libera circolazione di merci e tecnologie nel mercato interno.

Una cooperazione strutturata permanente della difesa?

Il Parlamento è dell’opinione che per far fronte a queste problematiche l’UE disponga già degli strumenti necessari, riferendosi in particolare al Quadro politico per una cooperazione sistematica e a lungo termine in materia di difesa adottato dal Consiglio nel novembre 2014 e alla possibilità di avviare una cooperazione strutturata permanente per coordinare le proprie politiche nazionali. Tuttavia, nonostante l’ampia maggioranza che ha caratterizzato l’adozione del testo, quest’ultimo non è rimasto esente da critiche, mosse in primo luogo dalla Sinistra Unitaria Europea, che ha avanzato un parere di minoranza in cui si sostiene che il testo finale non rifletta il ruolo negativo dell’UE negli attuali conflitti militari e si auspica il trasferimento dei fondi militari alle politiche sociali e di sviluppo.

In conclusione, pur trattando un tema in cui l’emiciclo di Strasburgo non gode di poteri decisionali, il voto favorevole degli eurodeputati è l’ultimo di una lunga serie di segnali tramite cui il Parlamento Europeo ha manifestato l’intenzione di superare lo stallo intergovernativo in materia di difesa europea, soprattutto in vista del prossimo Consiglio della difesa di giugno 2015.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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