martedì , 11 dicembre 2018
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Missili russi 2K12 "Kub" © Ed Brambley - www.flickr.com, 2008

Iran e Russia, firmata intesa di cooperazione militare

“Come due vicini, Iran e Russia hanno comuni punti di vista per ciò che concerne questioni politiche, regionali e globali”. Quanto detto dal Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu il 20 gennaio durante la firma dell’accordo di cooperazione militare intergovernativa tra Iran e Russia sembrerebbe aver  segnato un più concreto riavvicinamento fra Mosca e Teheran. Incontratosi a Teheran con la sua controparte iraniana, il Ministro Hossein Dehghan, il plenipotenziario russo avrebbe sottolineato l’importanza e la necessità di un tale accordo, nonché la sua valenza nel confrontare “l’intervento espansionistico e l’avarizia degli Stati Uniti”.

L’accordo Russia-Iran

La maggior parte delle clausole dell’accordo rimangono tuttora secretate, sebbene siano trapelate indiscrezioni riguardanti la possibilità per le navi da guerra della marina russa di transitare nelle acque del Golfo Persico e attraccare presso i porti iraniani, oltre a una più profonda cooperazione in materia di anti-terrorismo e addestramento d ufficiali.

Altrettanto poco chiare le informazioni riguardanti l’acquisto dei sistemi missilistici russi S-300 PMU-1/SA-20 Gargoyle, transazione rimasta aperta e oggetto di contenzioso sin dal 2007, a causa dell’embargo imposto delle Nazioni Unite contro l’Iran. Riguardo quest’ultimo quesito, sembrerebbe che i due plenipotenziari abbiano manifestato la volontà di dedicare le successive trattive alla risoluzione dei precedenti contenziosi e allo stabilimento di un framework, almeno teorico, per future cooperazioni di lungo periodo.

Le ragioni dell’accordo fra Mosca e Teheran

Il riavvicinamento dell’asse Mosca-Teheran rimane comunque ostacolato dalla più che decennale questione sul nucleare iraniano, causa dei ripetuti embarghi e sanzioni al comparto militare ed energetico iraniano, e dall’attuale intensificarsi della crisi ucraina, spina nel fianco del Presidente Putin. L’accordo infatti sembrerebbe essere dettato più che da una sua reale utilità/fattibilità dall’aggravarsi di fattori quali la caduta del prezzo del petrolio, voce principale nel bilancio iraniano, e il deprezzamento del rublo, colpito duramente dalle sanzioni europee.

In una tale situazione, una nuova apertura commerciale nei confronti della Repubblica Islamica rappresenterebbe una possibile valvola di sfogo all’empasse in cui si trova l’economia russa fin dallo scoppio delle crisi ucraina e petrolifera. La vendita di armamenti potrebbe rappresenterare una valida contromisura al calo del prezzo degli idrocarburi e ai difficili rapporti commerciali di Mosca con l’Europa. D’altro canto, la Repubblica Islamica ne uscirebbe rafforzata, data un’eventuale acquisizione di nuovi  assetti e armamenti, nonché una più stretta collaborazione in settori chiavi quale il comparto missilistico ed energetico.

Russia e Iran vs. Occidente?

Simili ricadute potrebbero anche verificarsi nella posizione internazionale di Mosca e Teheran, sebbene eventuali risultati positivi siano difficilmente prevedibili e dipendenti dal comportamento di altri attori quali Stati Uniti e Paesi europei.

Una più strutturata collaborazione su alcuni palcoscenici internazionali quali Siria, Ucraina, Afghanistan e Iraq, per quanto dettata da ragioni politiche differenti, non sembrerebbe improbabile perlomeno nel lungo periodo. Russia e Iran continuerebbero comunque a risentire delle sanzioni imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, ma quantomeno il loro peso verrebbe diviso, ridistribuito e ammortizzato sul complesso dei due Paesi invece che assorbito singolarmente. Rimane inoltre possibile che, come conseguenza diretta, Stati Uniti e Unione Europea perdano parte delle loro leve politiche, trovandosi  davanti a più consistenti opposizioni soprattutto nei fora della diplomazia internazionale.

Quanto detto finora rimane comunque un’ ipotesi realizzabile solo nel caso in cui si raggiungesse un accordo stabile sulla questione nucleare iraniana e una rimozione di embargo e sanzioni. Anche in questo caso rimarrebbe aperta l’incognita su un possibile riavvicinamento dell’Iran alla sfera di influenza occidentale, in parte voluta dalla amministrazione Rohuani e ostacolata ripetutamente dalle diplomazie occidentali. Molto dipenderà dall’impegno di quest’ultime, Unione Europea in primis, nel superamento dello stallo degli attuali negoziati, distaccandosi dalle posizioni statunitensi e infondendo nuova fiducia per un riallineamento e distacco di Teheran dell’asse con Mosca.

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L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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