lunedì , 17 dicembre 2018
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Iran
I dialoghi condotti a Vienna tra i negoziatori di Iran e P5+1 © US Embassy Vienna Flickr

Iran, verso la firma dell’accordo sul nucleare degli ayatollah

Dopo 18 mesi di trattative, l’Iran e il gruppo dei 5+1 (composto dai membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania) hanno raggiunto un accordo sul nucleare, la cui firma è attesa per il 30 giugno; è un risultato storico, dato che l’Occidente ha sempre temuto che il programma nucleare iraniano fosse orientato alla fabbricazione di armi di distruzione di massa, che il governo iraniano sciita potrebbe considerare essenziali per sopravvivere in una regione a maggioranza sunnita.

L’accordo di Losanna

Secondo l’accordo, l’Iran potrà mantenere una quantità di uranio arricchito limitata, dovrà ridurre il numero delle centrifughe, rinunciare all’uso di una delle sue centrali per 15 anni e permettere all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di effettuare ispezioni; l’attuale controversa politica iraniana in Medio Oriente, che include il supporto al presidente siriano Assad e alle milizie sciite in Iraq e il finanziamento di Hamas e Hezbollah, non è menzionata.

Il presidente iraniano Rohani ha affermato che la firma dell’accordo è condizionata alla revoca immediata delle sanzioni al suo Paese, mentre i suoi interlocutori optano per una rimozione graduale. L’ayatollah Khamenei ha dichiarato di non considerare l’intesa definitiva o vincolante; secondo alcune fonti le scorte di combustibile nucleare del Paese sono cresciute del 20% negli ultimi mesi.

L’embargo all’Iran

L’Iran è soggetto a sanzioni dal 1979, ma esse sono state imposte in maniera graduale, permettendo al Paese di adattarsi. Il divieto di vendita di armi da parte degli USA risale al 1984, e nel 1988 vi aderì anche l’Europa occidentale. Nel 1987 la potenza americana adottò un embargo totale verso il Paese, mentre tra il 2006 e il 2010 fu l’ONU ad imporre nuove sanzioni a Teheran. L’embargo all’Iran è più occidentale che internazionale, ed è violato da molti: per esempio, la Turchia non è in grado di rinunciare al gas iraniano. Secondo alcuni analisti, la fine delle sanzioni rischierebbe di favorire la proliferazione nucleare permettendo l’accesso alle risorse e al know-how necessari.

Il contratto con la Russia

La Russia non ha indugiato a trarre vantaggio dall’accordo: a gennaio ha rafforzato la cooperazione militare con l’Iran e ad aprile Putin ha annunciato la fine del divieto di vendere armi al Paese. Mosca ha infatti deciso di far avanzare l’accordo per la vendita di missili S-300, bloccato nel 2010. Il contratto, dal valore stimato di 800 milioni di euro, è molto vantaggioso per la Russia, che garantisce inoltre il rifornimento di grano e materiali da costruzione in cambio di petrolio. Se quella russa è considerata in Occidente una provocazione, la cooperazione russo-iraniana non è una novità: durante la guerra fredda l’URSS riforniva il Paese di armi, e nel 1992 i rispettivi governi firmarono un accordo sulla produzione di energia nucleare a scopi civili; recentemente la Russia si è detta disponibile a continuare a fornire all’Iran i materiali per le sue centrali nucleari e a smaltire quelli esauriti. D’altra parte, l’Iran già produce il missile Soumar basandosi su tecnologie russe ed ha la più grande quantità di missili in Medio Oriente, mentre la Russia ha cercato di vendere i suoi S-300 in altri Stati della regione, inclusa la Siria.

Altri potenziali fornitori

L’Iran è il maggior partner commerciale della Cina nell’area sin dagli anni ’90: dal gigante asiatico, che fornisce tecnologie e armamenti in cambio di petrolio, proviene il 38% delle armi importate dal Paese, e si stima tra il 2001 e il 2010 un giro di affari di circa 600 milioni di dollari.

La strategia di armamento iraniana, basata principalmente sulle importazioni, risale agli anni ’80 ed è finalizzata a raggiungere la parità con i Paesi rivali confinanti, in particolare Iraq e Arabia Saudita: i principali fornitori, oltre a Russia e Cina, sono Nord Corea, Libia, Siria, Taiwan e Europa dell’est.

Nel passato, hanno venduto armi all’Iran Paesi occidentali, tra cui Francia, Italia, Gran Bretagna e Germania. Oggi, anche se venisse meno il divieto alla vendita di armi, essi difficilmente rifornirebbero il Paese, per non scontentarne i molti nemici, in primis Arabia Saudita ed Israele, che considera l’accordo sul nucleare un errore storico e da sempre esercita un forte lobbying contro l’Iran. Tuttavia un’apertura non può essere esclusa: recentemente la Svizzera si è detta interessata a fare affari con Teheran, e le multinazionali Nestlè, Holcim e Novartis hanno già aperto uffici nel Paese.

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L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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