domenica , 23 settembre 2018
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Israele
Ufficiali medici dei Paesi NATO si incontrano in Israele @ Israel Defence Forces - www.flickr.com, 2012

Israele, la missione alla NATO diventa permanente

Il 4 maggio, tramite una nota ufficiale, è stato annunciato che «l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord ha accettato la richiesta per la presenza stabile di un funzionario israeliano presso la sede della NATO». Poche righe più avanti si trova la precisazione che «Israele non è un membro a pieno titolo, ma è ufficialmente accreditato presso la NATO, con una missione permanente come un partner». Dunque, nel quartier generale NATO di Bruxelles sarà istituita una missione ufficiale israeliana. La notizia è sicuramente rilevante, ma la svolta nei rapporti tra l’Alleanza Atlantica e Israele non è completa.

I rapporti Israele – NATO

Una forma di dialogo, seppur embrionale, tra Israele e l’Alleanza Atlantica risale al 1994. Nel dicembre di quell’anno si teneva il “Dialogo Mediterraneo della NATO”, un forum sulla sicurezza attraverso il quale la NATO stabiliva contatti con diversi Paesi dell’area mediterranea tra cui, appunto, Israele. Da quel momento le due parti hanno dato prova in più di un’occasione di una possibile collaborazione. In questo percorso di avvicinamento tra l’Alleanza Atlantica e lo Stato ebraico è da segnalare la ratifica del “Programma di cooperazione individuale”, che prevedeva, tra l’altro, scambi di informazione tra i servizi di intelligence. Questa ratifica è particolarmente significativa poiché avveniva nello stesso mese, dicembre 2008, nel quale aveva inizio la discussa operazione militare israeliana “piombo fuso”.

A livello teorico: una cooperazione più profonda

L’istituzione di una missione permanente israeliana in seno all’Alleanza Atlantica è indubbiamente una chiave di svolta nei rapporti bilaterali. Il rilievo di quest’ulteriore passo verso quella che potrebbe divenire una totale integrazione, si coglie nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate da entrambe le parti lo scorso 21 giugno. Il Presidente israeliano Rauven Rivlina, in occasione dell’incontro con il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg a Bruxelles, dichiarando che «oggi il mondo intero affronta la minaccia dell’estremismo, dell’odio e del terrorismo» e che «questa mancanza di stabilità mette in pericolo la NATO stessa», ha definito essenziale una più stretta collaborazione tra Israele e NATO. Alla luce della nuova cooperazione, ha invitato lo stesso Stoltenberg per una visita ufficiale nel suo Paese, sostenendo che tale visita possa essere «un passo importante per un rafforzamento ulteriore dei nostri legami». Lo stesso Stoltenberg, a sua volta, aveva sottolineato nel proprio discorso come per oltre vent’anni Israele fosse stato partner attivo nel sopracitato Dialogo mediterraneo della NATO.

A livello pratico: le resistenze della Turchia

Nella pratica, la prima conseguenza è l’istituzione nel quartier generale della NATO di Bruxelles di un ufficio permanente, guidato dall’ambasciatore israeliano presso l’Unione Europea. I rapporti tra Israele e NATO non sono però completi. È sufficiente analizzare la nota ufficiale dell’Alleanza Atlantica per scorgere la dicitura «Israele non è un membro a pieno titolo».

La ragione è facilmente individuabile nell’articolo 10 del Trattato del Nord Atlantico, che, recitando «le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale», pone dei vincoli ben precisi. Oltre al vincolo geografico, in cui viene indicato il continente europeo, figura il vincolo generato dal criterio di unanimità. Tale criterio consegna un vero e proprio diritto di veto ad ogni Stato membro. Ad essere coinvolta in questo processo di avvicinamento è quindi inevitabilmente la Turchia, l’unico Paese ancora contrario all’inserimento dello Stato ebraico nell’Alleanza (la stessa Turchia che, peraltro, è protagonista di un altro veto, nei confronti di Cipro).

È proprio sulla Turchia che si sono rivolte quindi le pressioni degli altri membri dell’Alleanza, affinché metta da parte le proprie reticenze nei confronti di Israele, che alla luce delle nuove sfide alla sicurezza diventa sempre più importante integrare solidamente in un sistema come quello NATO. Il non essere membro a pieno titolo dell’Alleanza Atlantica ha un valore che va oltre la sola mancanza di uno status ufficiale: significa non essere coinvolti nella clausola della mutua difesa obbligatoria, un elemento non trascurabile in un’alleanza di tipo difensivo.

L' Autore - Francesca Grossi

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Roma Tre. Attualmente sto conseguendo un Master di II livello con focus specifico sull'Unione Europea presso l'Università LUISS Guido Carli. L'attenzione per la politica internazionale ed europea si lega in modo imprescindibile con l'interesse per l'informazione, di cui mi nutro in maniera quasi ossessiva.Felice, quindi, di poter coniugare queste mie passioni grazie all'occasione che mi è stata concessa da Europae.

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