domenica , 23 settembre 2018
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Foto © -Tia- / Flickr 2008

Libro bianco difesa, cresce l’interdipendenza europea

Una volta dipinto il quadro geopolitico e strategico al quale l’Italia dovrà prepararsi per gli anni a venire, il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa si concentra sulle necessità pratiche relative all’aggiornamento e la ridefinizione delle forze armate, senza mai mettere in secondo piano la dimensione multinazionale.

L’interoperabilità tra le forze armate NATO e UE

Guardando alla crescente instabilità del sistema internazionale, al proliferare di nuclei di “anarchia istituzionale” e alla progressiva enfasi posta su forme di lotta non convenzionale, il Libro Bianco individua la necessità di raggiungere un alto livello di interoperabilità tra le forze dei Paesi NATO e UE. Anche questo elemento offre uno spunto utile allo sviluppo di una difesa maggiormente integrata a livello europeo: l’interoperabilità dovrebbe divenire parte integrante del processo di riforma delle forze armate di questi paesi, ad esempio facilitando la razionalizzazione dei processi di acquisizione degli armamenti tramite un rafforzamento dell’Agenzia Europea di Difesa o dell’Organizzazione Congiunta di Cooperazione in materia di Armamenti.

Obiettivo di questo processo sarebbe quello di garantire che le forze dei paesi alleati, combinate, assumano le caratteristiche di predisposizione e prontezza necessarie all’impiego in azioni quali operazioni di pace, supporto nell’addestramento, assistenza umanitaria, salvaguardia delle libere istituzioni. Si tratta di missioni e operazioni in cui l’Italia e gli altri paesi UE, nell’ambito della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), hanno sviluppato un’esperienza più che decennale di cooperazione, e in cui l’Italia ha spesso ricoperto ruoli di primo piano.

La collaborazione tra le industrie europee della difesa

Anche la dimensione industriale della difesa viene annoverata tra gli aspetti critici dal Libro Bianco, che ripercorre due elementi fondamentali attorno a cui è stata costruita anche la strategia della Commissione europea per il rafforzamento della industriale della difesa europea pubblicata nel 2013. Rilevando come “la riduzione della domanda dei paesi occidentali e la ricerca di nuovi sbocchi […] hanno portato a un processo di concentrazione e trans-nazionalizzazione dei grandi gruppi industriali”, il Libro Bianco riconosce la necessità di “una maggiore spinta alla collaborazione europea anche nelle attività di sviluppo, acquisizione e supporto logistico di natura militare”, facilitando l’osmosi tra l’industria civile e militare.

Tale spinta, che ha già preso forma nei concetti di “Smart Defence” della NATO e del “Pooling & Sharing” della PSDC, favorirebbe una maggiore specializzazione tecnologica e industriale dei singoli Paesi UE e NATO come parte di un unico complesso interdipendente, garantendo l’interoperabilità e portando alla creazione di ampie economie di scala. In secondo luogo, il documento sottolinea l’importanza del circolo virtuoso difesa-industria-educazione, richiamando la politica europea dei cluster industriali per cui la crescita e lo sviluppo tecnologico potrebbero generare nuove opportunità occupazionali qualora questi tre elementi venissero sincronizzati in un’unica filiera virtuosa e coerente tra ricerca, sviluppo e immissione sul mercato di nuove soluzioni tecnologiche.

Il futuro della Difesa italiana in un’ottica europea

Assumendo una connotazione geo-strategica piuttosto che tecnica, il Libro Bianco rappresenta una pietra miliare per il futuro sviluppo della Difesa italiana ed un solido ponte tra le esigenze e gli obiettivi di sicurezza a livello nazionale ed europeo. Pur rappresentando un documento strategico nazionale, esso riconosce infatti il legame ormai inscindibile tra la dimensione nazionale e quella europea della Difesa, esplicitando a più riprese la necessità di maggiore concertazione politica negli obiettivi e nella definizione delle strategie, nonché maggiore cooperazione a livello tecnico e sul campo.

Pur non potendo più godere della cassa di risonanza della presidenza di turno del Consiglio dell’UE, l’Italia può e deve far leva sui suoi elementi fondamentali per rafforzare il processo di integrazione della difesa a livello europeo.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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