martedì , 20 novembre 2018
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Photo © Official U.S. Navy Page, 2015, www.flickr.com

Siria: la Francia e la Guerra all’ISIS

Dopo la decisione, a inizio settembre, di prendere parte ai sorvoli sul territorio siriano, Hollande ha annunciato l’intenzione di condurre raid contro lo Stato Islamico. L’intervento è motivato, secondo quanto dichiarato dal presidente francese, dalla necessità di reagire per legittima difesa, in seguito agli attacchi terroristici che hanno sconvolto la Francia e l’Europa negli ultimi mesi.

I raid

La Francia ha per ora effettuato due raid aerei: il primo, il 27 settembre, ha distrutto il campo di addestramento di Daesh a Deir al-Zor, nell’est del Paese, dove, secondo Parigi, venivano addestrati terroristi per colpire l’Europa. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani il bilancio sarebbe di 30 morti, anche stranieri, e almeno 20 feriti. Tra le vittime ci sarebbero anche 12 minorenni. Il governo francese ha smentito queste stime.

Il secondo raid ha colpito un altro campo di addestramento nei pressi di Raqqa, capitale dello Stato Islamico. Gli obiettivi sono stati individuati attraverso una serie di sorvoli effettuati nelle settimane precedenti e lo scambio di informazioni con gli USA. Il Ministro della Difesa Le Drian ha sottolineato che la Francia agisce nel quadro della coalizione guidata dagli USA, ma agirà indipendentemente ogni volta che la propria sicurezza nazionale sarà minacciata. Attualmente sono impegnati in Siria 5 Rafale, un aereo per la pattuglia marittima Atlantique 2 e un rifornitore C-135.

La “questione Assad”

La partecipazione francese è iniziata dopo lunghi tentennamenti perché il Paese, pur partecipando alla coalizione anti-ISIS in Iraq, era restio ad intervenire in Siria, per timore di favorire indirettamente Bashar al-Assad. Hollande ha più volte affermato che il presidente siriano, considerato la causa del conflitto che da 4 anni sta martoriando il Paese e che ha causato oltre 240mila vittime, deve farsi da parte per permettere la risoluzione della crisi. La Francia ha sempre mantenuto posizioni forti sulla questione siriana, e due anni fa si era dimostrata favorevole ad un intervento, che però non si era concretizzato per la mancanza di supporto da parte delle altre potenze.

È proprio Assad il nodo delle divergenze tra la Francia e la Russia, accusata di essere intervenuta in Siria non tanto in funzione anti-ISIS quanto piuttosto in supporto del regime: secondo Le Drian, tra l’80 e il 90% delle azioni di Mosca in Siria sono rivolte contro i ribelli per proteggere l’alleato, tanto che esse si concentrano in zone dove IS non è nemmeno presente. D’altra parte, sottolinea Antoine Basbous, direttore dell’Osservatoire des Pays Arabes, legittimare l’intervento in Siria come un’azione anti-IS è la via scelta anche dalla Turchia, che si è poi concentrata nella lotta contro i ribelli curdi.

La Russia, che guida una coalizione di cui fa parte anche l’Iran, è un attore imprescindibile nella soluzione del conflitto, ma pone come condizione la permanenza di Assad al potere, almeno per un certo periodo di tempo. Mosca starebbe anche valutando l’invio di truppe di terra, scelta non condivisa dalla Francia: secondo Le Drian, infatti, si rischierebbe di trasformare l’operazione in una forza di occupazione.

Le reazioni internazionali

Mentre l’opinione pubblica francese è favorevole all’intervento, Parigi è consapevole che la soluzione della crisi dovrà essere politica e dovrà coinvolgere anche attori fondamentali come la Russia e l’Iran. Prendere parte alle azioni militari, in ogni caso, è una scelta che garantirà alla Francia la possibilità di prendere parte ai negoziati al termine del conflitto.

Mentre l’ISIS avanza verso Aleppo, gli USA hanno annunciato il termine del programma di sostegno dei ribelli siriani, che non ha avuto gli effetti sperati e che si è rivelato controproducente: secondo Putin, tale appoggio non solo era illegittimo, ma anche inefficace, perché le armi di cui gli USA li hanno dotati sarebbero state in più di un’occasione finite in mano ai jihadisti. Negli ultimi giorni il dialogo tra USA e Russia per il coordinamento delle azioni in Siria sembra farsi più vicino.

L’Italia, dal canto suo, riflette su eventuali operazioni in Siria. Matteo Renzi ha sottolineato l’importanza di pensare a misure a lungo termine e si è mostrato in passato critico verso l’intervento militare, affermando che bisogna evitare una situazione analoga a quella in Libia, dove ai bombardamenti non sono seguiti programmi politici concreti per la stabilizzazione del Paese.

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L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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