mercoledì , 19 dicembre 2018
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Photo © Kevin, 2009, www.flickr.com

Svezia: il mistero delle manovre russe nel Baltico

Venerdì 24, a distanza di una settimana dai presunti avvistamenti di un sottomarino russo in navigazione nelle acque dell’arcipelago di Stoccolma, si sono definitivamente concluse le operazioni delle marina svedese volte ad identificare e perseguire l’eventuale violazione delle proprie acque territoriali. Tutte le unità impiegate, dalle imbarcazioni caccia-mine agli elicotteri anti-sommergibile, sono state richiamate in porto dopo una settimana di pattugliamenti, che hanno interessato un’area compresa tra i 30 e 60 chilometri dalla capitale, incluse circa 30.000 isole. Secondo quanto riportato dal Contrammiraglio svedese Anders Grenstad, è plausibile che fosse in atto una “foreign underwater operation” e che “qualunque cosa abbia violato le acque svedesi sia andata via”.

Le operazioni di ricerca sono state avviate nella giornata di venerdì 18, in seguito a numerose segnalazioni ed immagini (perlopiù di scarsa qualità) recapitate da abitanti del luogo e provenienti da diverse località dell’arcipelago, per un totale di circa 250 avvistamenti. Ulteriori indizi di una violazione delle acque territoriali sembrerebbero dimostrate da alcune trasmissioni radio intercettate il giorno prima sul canale d’emergenza russo. Le conversazioni criptate, secondo le ricostruzioni dell’intelligence svedese, provenivano dall’arcipelago di Stoccolma ed erano dirette alla base militare russa di Kaliningrad (base della flotta russa del Baltico), e sembrerebbero aver archiviato i dubbi sulla “bandiera” del presunto sommergibile.

Alcuni precedenti storici sembrerebbero inoltre avallare l’ipotesi di uno sconfinamento russo, sia che fosse dovuto ad un errore di calcolo nella rotta, o contrariamente teso ad azioni di spionaggio. Tra gli episodi più eclatanti si era registrato nel 1981 il caso soprannominato Whiskey on the rocks, che aveva visto un sottomarino russo di classe “Whiskey II” incagliarsi all’interno della base navale svedese di Karlskrona, producendo forti reazioni occidentali e un’onta di vergogna a scapito del Cremlino. Non è comunque necessario andare così lontano nel tempo per rintracciare sconfinamenti russi a danno dei Paesi baltici, per la maggior parte atti all’acquisizione di informazioni ed operazioni di spionaggio. A tal proposito, sembrerebbe comprovato che in settembre due aerei SU-24 abbiano violato lo spazio aereo svedese mettendo in allarme l’aviazione di Stoccolma e quella finlandese.

Il caso rimane tutt’altro che risolto e Mosca continua a negare un diretto coinvolgimento, nonostante i precedenti e le comprovate difficoltà dell’ex marina sovietica nel districarsi legalmente nell’intricato specchio di mare fra Danimarca, Svezia e Finlandia. Quello che invece appare certo, per la Svezia, è l’ingente esborso monetario derivante dall’avvio e dal sostentamento delle operazioni aereo-marittime (circa 2 milioni di euro), prive di alcun risvolto concreto. Il fatto che le operazioni di “caccia” siano coincise esattamente con il periodo di rinegoziazione di alcune spese militari (rifinanziamento di 21 milioni di euro su base annua per 5 anni, approvato il 23), potrebbe non essere frutto del caso.

In ogni caso la situazione nel Baltico rimane comunque tesa, condizione riconfermata anche dalle continue e ripetute manovre militari messe in atto dai Paesi europei, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. Polonia, Estonia e Lituania continuano a rimanere i principali avamposti terrestri della NATO. Lo Standing NATO Mine Counter-Measures Group ONE continua ad essere il pilastro portante per il pattugliamento del Baltico e il vettore principale contro qualunque azione che ne riduca la sua accessibilità e navigabilità. Lo stesso vale per il NATO Standing Maritime Force nel Mar Nero. Rimane da comprendere quale sia la volontà politica dietro le manovre militari e il perdurare di una situazione di stallo, esacerbata da ripetute escalation e tensioni, come quest’ultima che ha interessato la Svezia.

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L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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