domenica , 23 settembre 2018
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Pravy Sektor
© Аимаина хикари

Ucraina, fermento e tensione nelle milizie di Pravy Sektor

Nonostante l’Ucraina non sia più all’ordine del giorno nell’agenda dei media gli scontri continuano: il presidente Ucraino Petro Poroshenko dichiara che l’esercito regolare dell’Ucraina è passato dalle 180 mila alle 250 mila unità dall’annessione della Crimea alla Russia sino ad oggi. E se ormai un anno fa le truppe pronte a combattere erano pari ad appena 5 mila soldati, ora sono ben 50 mila. Malgrado lo sforzo stimato in un aumento delle spese militari pari a 5 punti di PIL, l’esercito ucraino sembra ancora scontare un notevole deficit a livello di preparazione ed equipaggiamento.

Le proteste della destra nazionalista

Sebbene da Kiev arrivino forti smentite nei confronti di questa debolezza, i fatti accrescono l’agitazione delle truppe “parallele”, come dimostrano le recenti proteste di Pravy Sektor – il partito di destra nazionalista dotato di una frangia militare – che ha chiesto un “referendum di sfiducia” nei confronti di Poroshenko ed una legittimazione legale alla battaglia. Il gruppo dichiara di avere tra i 5.000 e i 10.000 membri ed emerge per la prima volta alla fine del novembre 2013 nella protesta Euromaidan a Kiev e si fa portatore dei gruppi di volontari contro i separatisti filo-russi.

Le violenze compiute da Pravy Sektor – accusato di crimini di guerra direttamente da Amnesty International – non fanno che accrescere l’imbarazzo del governo centrale. Il quale, in un primo momento, ha tentato di far confluire forzatamente i battaglioni all’interno dell’esercito regolare, prima di porre il divieto per qualsiasi partito (con chiaro riferimento alla destra nazionalista) di possedere un braccio armato, considerati alla stregua di cellule terroristiche.

Poroshenko e la minaccia Pravy Sektor

Di fronte ai crescenti passi falsi registrati dalle truppe regolari e alle deboli e sporadiche risposte da parte delle autorità centrali, sul piano militare in primis ma anche sul lato economico, la minaccia rappresentata da Pravy Sektor e i suoi affiliati diverrà ben presto molto difficile da arginare con il conseguente rischio di far sprofondare il Paese in una situazione ancor più caotica di quella attuale. La destra nazionalista ucraina accusa infatti il governo di Kiev di aver tradito lo spirito di piazza Maidan. Recentemente si sono riversati in centinaia nella piazza simbolo della rivolta contro l’ex presidente filo-russo Yanukovich, molti dei quali esponenti di Pravy Sektor.

Il leader della formazione, Dmitro Yarosh, afferma che “il sistema su cui Yanukovich basava il suo potere è cambiato, ma i problemi che affliggono il Paese sono rimasti gli stessi” riferendosi a corruzione, opacità e assenza di un vero Stato di diritto. “Continueremo a batterci contro tutto questo – dice – perché pensiamo che il nuovo Stato ucraino debba essere costruito su altre basi”. Dopo la rivolta del 2014, i rapporti tra le autorità di Kiev e Pravy Sektor non hanno fatto che peggiorare. I battaglioni affiliati all’organizzazione sono stati accusati di commettere atrocità nelle aree ribelli dell’est

Clima di tensione

Compaiono, infatti, su non poche testate giornalistiche notizie come quella del conflitto a fuoco di Mukachevo, città della Transcarpazia, tra militanti di Pravy Sektor e la polizia, in cui sono morte 5 persone e altre 14 sono rimaste ferite. Mukachevo, è diventata infatti uno dei “punti caldi” nel Paese. Il responsabile di “Pravy Sektor” si difende affermando che la polizia ha aperto il fuoco sui militanti senza preavviso, uccidendone tre.

Quel che è certo è che dopo questi disordini, le opinioni dei politici ucraini in merito al governo del Paese divergono profondamente: se da un lato il consigliere del ministero dell’Interno Zoryan Shkiryak definisce i fatti accaduti “puro banditismo”, dall’altro il leader del “Partito Radicale” Oleg Lyashko si esprime così: “i militanti uccisi del movimento vietato in Russia di “Pravy Sektor” sono dei “patrioti” e la responsabilità della loro morte “ricade interamente sulle autorità.”

L' Autore - Riccardo Molinari

Laureato in Scienze Strategiche presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi militari di Torino, sono particolarmente interessato al campo delle scienze della difesa e della sicurezza. Attualmente mi sto laureando in scienze internazionali con profilo medio oriente e cina senza mai perdere di vista l'Europa. Infatti sto elaborando la tesi magistrale sulla PSDC.

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