lunedì , 17 dicembre 2018
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Ucraina: l’UE in campo con una missione civile

“Vogliamo veder finire questa spirale di violenza”: con queste parole l’Alto Rappresentante Catherine Ashton ha chiuso il Consiglio Affari Esteri tenutosi lo scorso lunedì in Lussemburgo, riferendosi al deteriorarsi della situazione in Ucraina. La crisi nell’est Europa, con tutte le sue conseguenze politiche ed economiche, è stata infatti al centro delle discussioni dei Ministri degli Esteri europei, i quali hanno approvato l’adozione di diverse misure per rafforzare i legami con Kiev e cercare una de-escalation alla crisi in corso.

Alla riunione era presente anche il Ministro degli Esteri ucraino Klimkin, che ha trovato il pieno appoggio del Consiglio in merito al piano di pace presentato dal Presidente Poroshenko. Il piano, che consiste in 14 punti, chiede tra l‘altro il disarmo e l’amnistia per i combattenti che non abbiano commesso gravi crimini, il rilascio degli ostaggi presi dai separatisti e l’abbandono degli edifici occupati, oltre che la ripresa delle trasmissioni radiotelevisive nelle regioni di Donetsk e Lugansk. Prevede inoltre la decentralizzazione del potere centrale verso gli enti locali, ma soprattutto la creazione di una “buffer-zone” lungo il confine russo-ucraino, una terra di nessuno che funga da cuscinetto tra i due Paesi. Resta da capire cosa si intenda per linea di confine, dal momento che sia il governo di Kiev che l’Ue non hanno riconosciuto l’annessione della Crimea alla Federazione russa, definita ancora una volta illegale nel documento conclusivo della riunione interministeriale.

In linea con quanto deciso durante la riunione dello scorso Marzo, il Consiglio ha così anche stabilito un embargo, in vigore a partire dal 25 giugno, per i prodotti provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli e per la fornitura di servizi di carattere finanziario o assicurativo a tali prodotti, con la sola eccezione per quei prodotti che abbiano ricevuto una certificazione d’origine da parte delle autorità ucraine.

Il Consiglio ha anche approvato l’avvio di una missione civile sotto l’ombrello della Politica Comune di Sicurezza e Difesa, il cui obiettivo sarà quello di aiutare le autorità ucraine nella riforma del settore civile della sicurezza, della polizia e del law enforcement, partendo dalla fornitura di expertise per la revisione della strategie di sicurezza di Kiev. La missione vera e propria sarà anticipata dall’invio di un ristretto nucleo di personale nelle prossime settimane, che opererà per il tempo necessario alla piena pianificazione operativa e al lancio effettivo della missione. Il mandato della missione sarà biennale, ma potrà essere rinnovato allo scadere delle tempistiche prestabilite.

L’avvio della missione è però un’arma a doppio taglio: se da un lato la missione rafforzerà, parallelamente alla firma delle ultime disposizioni dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kiev, il legame politico con il vicino orientale, dall’altro rischia di acuire la divisione interna dell’Ucraina. La missione prevede infatti che oltre al quartier generale, basato a Kiev, verranno istituiti dei rami locali per l’espletamento dei compiti previsti nell’atto legislativo che verrà approvato nelle prossime settimane. Il fatto che l’Ue non riconosca la secessione ucraina resterà dunque una forte fonte di attrito con Mosca, che presumibilmente non permetterà alcun dispiegamento nei territori annessi. La presenza di una missione europea solo su parte del territorio potrebbe quindi avere un effetto sedimentatore sulla divisione de facto del territorio ucraino.

La situazione resta ad oggi ancora molto tesa, come dimostrato anche dalla recente violazione del cessate-il-fuoco che lo scorso martedì a portato all’abbattimento di un Mi-8 ucraino e alla morte di 9 soldati ucraini nei cieli di Sloviansk. Una soluzione diplomatica sarà possibile solo a patto che entrambi gli schieramenti – potenze occidentali da un lato e Russia dall’altro – cambino il proprio atteggiamento di sospetto reciproco e decidano di impegnarsi in una negoziazione con termini accettabili per entrambi gli schieramenti, ma pare che Washington, Bruxelles e Mosca parlino una lingua e abbiano obiettivi troppo diversi, che di questo passo andranno a danno sia dell’Ucraina e delle relazioni tra Occidente e Russia.

Photo ©: Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Poland, 2014, www.flickr.com

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L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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