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Yemen
Effetti dei bombardamenti a Sana'a, Yemen © Ibrahem Qasim - www.flickr.com, 2015

Yemen, crisi locale o globale?

L’Arabia Saudita a guida della coalizione dei Paesi arabi responsabile della campagna militare contro i ribelli Houthi afferma di essere fuori dal tunnel di questa guerra della quale si intravede la fine. Ma non è l’unica fonte ad affermarlo: tale convinzione è sostenuta anche dal Regno Unito, che parla tramite la voce del responsabile della Diplomazia Philip Hammond. In conferenza stampa assieme all’omologo collega saudita, Hammond ha posto l’accento sull’esigenza di accelerare la soluzione politica.

A parlare è anche il Ministro degli Esteri saudita Adel Al-Jubair, affermando che i passi avanti fatti sono evidenti: sia sul terreno che non. Il Ministro ritiene inoltre che la maggior parte del territorio yemenita precedentemente occupato dai ribelli sia tornato sotto il controllo delle forze governative.

Inoltre il responsabile della Diplomazia saudita, respingendo totalmente l’imputazione, si è difeso in merito alle accuse di Medici Senza Frontiere, secondo le quali alcuni caccia della coalizione avrebbero bombardato un ospedale nella città di Saada nel Nord del Paese. Nonostante l’incidente sembri non aver causato vittime, è comunque innegabile che dall’avvio della campagna militare della coalizione araba i morti nel Paese siano stati 5.000, per non contare i feriti che secondo i dati delle Nazioni Unite supererebbero i 25.000. Le Nazioni Unite affermano infatti che i bombardamenti sono stati sin da subito molto violenti, indiscriminati, e come se non bastasse, contribuendo a una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta.

L’Arabia Saudita ridimensiona la crisi

La visione “rosea” della fine del conflitto proposta dall’Arabia Saudita potrebbe non essere veritiera e soprattutto sembrerebbe strumentalizzata per evitare di alimentare quanto realmente sta accadendo: l’Occidente infatti, alleato dei Sauditi, riguardo allo Yemen ha lasciato piena libertà di movimento a Riad, soprattutto per evitare di irritare il proprio partner, già preoccupato e alterato per l’accordo sul nucleare siglato dai suoi alleati con l’Iran (che è il sostenitore dei ribelli in Yemen). Il governo saudita avrebbe tutto l’interesse a parlare il meno possibile della vicenda, o almeno a far passare il messaggio di una vittoria della coalizione. Infatti, pare che nel caos yemenita stia trovando terreno più che fertile Al Qaeda, di cui da sempre fa parte l’Aqap (Al Qaeda in the Arabian Peninsula) che è il nucleo più forte e pericoloso.

Ma questa voluta disattenzione occidentale in merito alla situazione Yemenita potrebbe rivelarsi più che allarmante, in quanto lasciare indisturbato, o peggio rafforzato, l’Aqap potrebbe risultare controproducente per il mondo occidentale,  trascinando un conflitto che potrebbe portare conseguenze ben oltre i confini Sauditi o Iraniani.

Il rischio Al Qaeda

Al Qaeda, soprattutto per ragioni ideologiche, ha da sempre cercato di ottenere visibilità e finanziamenti che gli consentissero di organizzare attentati anche sul suolo occidentale. Ma a differenza dell’Is, Al Qaeda non basa la propria offensiva sull’operato di “lupi solitari”, ma piuttosto sull’azione di cellule addestrate, che preparino e premeditino un’azione per anni prima di compierla. Lasciare, quindi, deliberatamente all’Aqap una zona franca nella quale poter addestrare e armare i propri uomini, come sembra essere avvenuto per i terroristi di Charlie Hebdo, comporterebbe gravi rischi nel medio e lungo periodo.

Il problema si presenta più gravoso che in passato in quanto pare che anche l’Is si sia infiltrato in Yemen, come dimostrano alcune rivendicazioni di attentati a danno degli sciiti. Ancora più allarmante la possibilità che vi possa essere un’unione tra i due gruppi; timore che nasce dall’ultimo messaggio lanciato di recente dal leader di Al Qaeda, al Zawahiri, nel quale propone un’alleanza. Quasi naturale se si pensa che l’ideologia, la religione e i nemici sono i medesimi.

Quel che è certo è che tale unione porterebbe effetti devastanti nella regione e ancora di più in Occidente. Non bisogna dimenticare infatti la geografia strategica dello Yemen, che costituisce un vero e proprio canale per accedere al Mediterraneo; situazione facilitata dalla permeabilità degli Stati oltremare e dall’instabilità dell’Egitto. In queste condizioni la penetrazione in Europa sia di Al Qaeda che dell’Is sarebbe più che agevolata.

 

L' Autore - Riccardo Molinari

Laureato in Scienze Strategiche presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi militari di Torino, sono particolarmente interessato al campo delle scienze della difesa e della sicurezza. Attualmente mi sto laureando in scienze internazionali con profilo medio oriente e cina senza mai perdere di vista l'Europa. Infatti sto elaborando la tesi magistrale sulla PSDC.

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