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Una base industriale solida per una politica di difesa credibile

Tra il 23 ed il 24 aprile il Commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria, l’italiano Antonio Tajani, ha incontrato i rappresentanti del Consiglio ed del Parlamento Europeo per discutere della prossima comunicazione che la Commissione Europa pubblicherà ad inizio estate riguardo il futuro della base industriale della difesa europea. Nel corso dei due colloqui Tajani ha esposto le priorità che la Commissione inserirà nella comunicazione, a partire dai tre obiettivi chiave individuati dal Consiglio Europeo: potenziare il rafforzamento della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PCSD), migliorare gli strumenti militari a disposizione e rafforzare l’industria europea della difesa. Il dibattito si è focalizzato principalmente su due macro-temi: il grado di intervento della Commissione negli affari interni nazionali degli Stati membri riguardo l’industria militare e la protezione delle piccole e medie imprese.

Per quanto riguarda il primo punto, il Commissario ha assicurato che la Commissione è consapevole della peculiarità del settore in questione, motivo per cui rispetterà meticolosamente il principio di sussidiarietà e proporrà soluzioni a quei problemi che gli stessi Stato membri porteranno alla sua attenzione, senza imporre alcuna decisione dall’alto. La strategia della Commissione in questo senso non prevede infatti alcun obbligo se non un invito alla piena trasposizione da parte di tutti gli i Paesi dell’UE delle due direttive sui trasferimenti dei prodotti della difesa e sugli appalti nel settore della difesa: la prima alimenterebbe la competitività trans-europea delle industrie militari, mentre la seconda faciliterebbe l’esportazione dei prodotti in altri Paesi europei, portando ad una maggiore efficienza dei mercati ed a significativi risparmi per le amministrazioni pubbliche. A questa raccomandazione la Commissione affiancherà poi proposte concernenti l’armonizzazione della certificazione dei prodotti della difesa al fine di rendere più dinamico il mercato interno.

Il secondo aspetto, quello legato alle piccole e medie imprese, è indubbiamente uno dei più delicati per il mercato europeo. Il mercato interno della difesa è rappresentato per l’80% da soli 6 Paesi membri ed ha una struttura al cui vertice risiedono alcuni tra i più importanti colossi mondiali del settore, come la britannica BAE Systems, la compagnia pan-europea EADS, l’italiana Finmeccanica o la francese Thales. In questo settore, minacciato anch’esso dalla crisi economica e dai pesanti tagli che gli Stati europei stanno adottando nel settore militare, il rischio principale per le piccole e medie imprese è quello di venire assorbite da operatori più grandi e in grado di resistere meglio ai colpi della crisi. Di fronte a questa situazione, la risposta offerta del Commissario Tajani è duplice: razionalizzare e cooperare.

Innanzitutto la razionalizzazione delle forze armate: l’industria difensiva dell’UE soffre oggi di una sovraccapacità  dovuta ad una realtà particolarmente frammentaria, in cui sono presenti 2 milioni di persone in armi (negli Stati Uniti d’America sono 1,2 milioni) che in totale pesano per il 60% della spesa per il mantenimento delle forze armate. L’insostenibilità della situazione fa della razionalizzazione delle strutture governative il primo passo da intraprendere per ridurre l’onere che grava sul settore e indirizzare la domanda di strumenti per la difesa.

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L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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