18comix

Una base industriale solida per una politica di difesa credibile

Di riflesso, la razionalizzazione deve anche riguardare il settore industriale. Il ruolo delle piccole e medie imprese deve essere valorizzato attraverso la loro inclusione in veri e propri cluster industriali insieme alle grandi imprese e all’accademia per creare una supply chain lineare dalla domanda dei prodotti militari alla loro costruzione e fornitura. Tajani ha specificato che questo non vuol dire favorire fenomeni di concentrazione della produzione, ma creare un clima di cooperazione tra le imprese per creare una catena produttiva efficiente che ottimizzi l’efficienza economica e l’efficacia sul campo dei prodotti europei della difesa. A detta del Commissario all’industria, questa direzione è la migliore per tutelare l’economia del settore e favorire l’innovazione tecnologica e l’interoperabilità degli strumenti. Una base industriale coesa è inoltre considerata il presupposto per una politica di difesa credibile, in grado di non replicare incresciose situazioni passate come il conflitto jugoslavo, dove due carri armati europei non erano in grado di comunicare seppur a pochi metri di distanza l’uno dall’altro.

Questo invito alla cooperazione probabilmente nasconde anche un monito agli Stati membri, con riferimento alla fallita fusione tra BAE System ed EADS, un’operazione che avrebbe fatto impallidire persino il gigante aerospaziale americano Boeing. La fusione avrebbe risposto a varie difficoltà, con BAE che necessitava di recuperare le perdite nel mercato americano e EADS che, invece, cercava di estendere la propria produzione a settori in cui era ancora debole. L’operazione avrebbe portato grandi vantaggi al mercato europeo, ma le due imprese, in una nota congiunta, accusarono i governi coinvolti di non essersi rivelati capaci di raggiungere un accordo. In quest’ottica, parlare di “cooperazione” anziché di “concentrazione” è una mossa interessante da parte di Tajani, che in questo modo permetterebbe agli Stati membri di passare ad un sistema europeo sostenibile e aperto a un consolidamento industriale pur mantenendo intatte le proprie prerogative sovrane.

Il tema delle piccole e medie imprese non si esaurisce però nei confini europei. L’accordo di libero scambio tra UE e Stati Uniti, ancora alle fasi iniziali del negoziato, rappresenterebbe infatti un’arma a doppio taglio: essendo il mercato statunitense della difesa piuttosto chiuso, quasi protezionista, il rischio è di portare ad una situazione di squilibrio tra gli esportatori europei e gli esportatori americani, a tutto vantaggio dei secondi: l’UE infatti detiene solo una quota dell’1% del mercato americano della difesa, mentre le imprese statunitensi trovano invece al di qua dell’Atlantico un mercato molto più aperto, di cui rappresentano circa il 12%.

Il Commissario Tajani ha infine evidenziato i benefici che le sinergie tra settore militare e settore civile porterebbero al mercato europeo: un approccio pragmatico sull’uso duale delle tecnologie che possono avere finalità sia civili che militari accelererebbe la ricerca e sviluppo, promuovendo il progresso del mercato ed il benessere dei cittadini. In questo senso, il Commissario si è soffermato sulla politica spaziale: il sistema di posizionamento satellitare europeo Galileo entrerà nella fase operativa per la fine del 2014, quando i primi 18 satelliti previsti dal programma diverranno ufficialmente operativi, fornendo un ausilio essenziale in numerosi settori diversi da quello della difesa, come ad esempio il controllo dell’ambiente e la prevenzione delle catastrofi naturali e civili. A questo proposito, il Commissario non ha perso l’occasione per lanciare un monito al Parlamento Europeo, ricordando che il Consiglio Europeo ha deciso di reintrodurre i sistemi Copernicus e Galileo nella proposta di Quadro Finanziario Pluriannuale concordata a febbraio che pure il PE ha apertamente criticato per la sua timidezza.

Politica industriale europea per la difesa per Tajani non significa dunque “cambiare le regole del gioco ed imporle agli Stati membri”, bensì cooperare e creare standard che permettono di risparmiare ed essere più efficaci sia economicamente che operativamente con i nostri eserciti nelle operazioni di mantenimento ed applicazione della pace. Nel 2010, l’industria della difesa europea ha prodotto un volume di affari di 94 miliardi di euro, fungendo da traino per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, nonché generando nuovi posti di lavoro altamente qualificati. Una base industriale solida, efficiente, in grado di fornire strumenti e soluzioni efficaci e al passo coi tempi permetterebbe una politica di sicurezza e difesa credibile ed in grado di rispondere alle sfide della politica estera europea. Sostenerne la competitività è quindi un elemento prioritario della politica industriale dell’UE.

Scarica il Focus in PDF
Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

Check Also

Addio al bicameralismo perfetto: Camere alte e basse in Europa

Il vento di cambiamento di cui si è fatto portatore il premier Matteo Renzi non …