lunedì , 17 dicembre 2018
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Adozione: in Italia presto nuove discriminazioni?

La notizia del primo caso italiano di stepchild adoption ha suscitato un’eco mediatica non indifferente. Al contempo ha anche fatto emergere con chiarezza quanta e quale sia la disinformazione in merito al vasto panorama dei diritti civili delle coppie omosessuali nel nostro Paese e nel mondo.

La stepchild adoption è un istituto anglosassone che consente l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner. L’istituto può dunque interessare tanto le coppie eterosessuali, quanto quelle omosessuali ed è riconosciuto in molti Paesi europei. In Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Danimarca, Belgio, Francia e Olanda l’adozione però è un diritto pienamente riconosciuto alle coppie di persone dello stesso sesso. Il limite di poter adottare soltanto il figlio del partner (in seno a un’unione civile registrata) esiste invece in Germania e Finlandia. Nei restanti Stati membri dell’UE la questione è più o meno arenata sui lunghi lidi delle controversie civili o del tutto ancorata a divieti legislativi.

In Italia i veri problemi nascono dal divieto normativo, recentemente superato solo a livello giurisprudenziale, di ricorrere a fecondazione eterologa. Dal divieto, cioè, per una coppia (etero od omosessuale) di poter concepire un bambino grazie alla donazione di ovuli o sperma da parte di estranei. Si verifica così che una coppia omosessuale debba recarsi in un altro Paese sia per unirsi in matrimonio, che per ottenere le cure necessarie al concepimento. Per lo Stato italiano però il bambino che venga così messo al mondo è figlio esclusivamente della donna che ha portato a termine la gravidanza. La situazione è comunque in costante evoluzione dopo una recente sentenza della Corte Costituzionale: i governatori di Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Umbria hanno già dato il loro nulla osta alle pratiche di fecondazione eterologa, pur in assenza di una legge nazionale.

Il Tribunale dei Minorenni di Roma si è trovato dunque a decidere il caso di due donne sposate all’estero (e regolarmente conviventi in Italia) da 10 anni, che hanno ottenuto la possibilità di far adottare la bambina, concepita mediante fecondazione eterologa, alla partner che non ha con lei un legame biologico. La gioia delle due donne coincide con la speranza del 17,7% di uomini e del 20,5% di donne, sopra i 40 anni, che fanno parte della comunità omosessuale e hanno almeno un figlio. La stima risale al 2005 ed è il frutto di una ricerca condotta dall’Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità. Con ogni probabilità, un suo aggiornamento vedrebbe salire il numero degli interessati.

L’avvocato Maria Antonia Pili, presidente della sezione friulana dell’Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori (Aiaf), ha auspicato che la conquista possa giovare ad altre coppie dello stesso sesso. Il senatore Sergio Lo Giudice (Partito democratico) ha però biasimato come l’agenda dei diritti civili, ancora una volta, sia stata dettata al Parlamento da un tribunale.

In attesa di scoprire l’esito della proposta del premier Matteo Renzi sulla unioni civili (contenente anche l’introduzione della stepchild adoption), una potenziale discriminazione si pone all’orizzonte giurisprudenziale. Infatti, il ricorso delle due donne è stato accolto sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 1983, come modificata nel 2001, che prevede l’adozione in casi particolari. Uno di questi, indicato dall’avvocato Pili, è il  «superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore “sociale” quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi […] indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori».

La domanda emerge naturalmente: come sarà possibile per una coppia di uomini, anatomicamente impossibilitati a concepire, ottenere la medesima garanzia? Infatti, secondo il progetto che verrà discusso in Parlamento, sarà necessario un legame biologico con la prole, che nemmeno uno dei due partner potrà avere, salvo nel caso di una maternità surrogata. Un istituto, quest’ultimo, che non compare nemmeno nell’agenda Renzi. L’aggiornamento dei diritti civili potrebbe quindi far emergere anche dei profili di inconstituzionalità sulla base della discriminazione sessuale e far così allungare i già biblici tempi di approvazione di una riforma in merito. Proprio il senatore Lo Giudice ha annunciato di voler adottare il figlio del compagno, concepito tramite maternità surrogata.

Foto © ECohen – www.flickr.com, 2007

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L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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