lunedì , 24 settembre 2018
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economia circolare
Photo © Studio Grafico EPICS - www.flickr.com, 2007

Nuovi fondi UE per un’agricoltura competitiva

Il settore agricolo negli ultimi tempi si trova in una situazione di particolare difficoltà, dovuta a scelte politiche, come l’IMU agricola, contingenze geopolitiche (le sanzioni russe), e un clima sempre più imprevedibile. Non è un caso quindi, se spesso l’investimento in questo settore sia considerato antieconomico, portando a conseguenze dannose nel lungo termine come l’abbandono delle campagne e la cementificazione. Di fronte a questa situazione l’Europa ha ribadito il suo sostegno al settore, approvando il 26 maggio scorso 24 nuovi programmi di Sviluppo rurale dalle molteplici finalità.

La PAC e l’economia circolare

Lo Sviluppo rurale fa parte della Politica agricola comune (PAC), che assorbe circa il 30% dell’intero bilancio dell’Unione Europea. Nel periodo 2014-2020 sono previsti un totale di 118 programmi nei 28 Paesi membri. Da un lato si tiene in debito conto il problema della disoccupazione, con la volontà di creare 40.000 nuovi posti di lavoro, un obiettivo certamente ambizioso.

Dall’altro lato però ci si muove nella direzione dell’economia circolare, direzione tracciata più volte dalla stessa Commissione Europea. L’economia circolare è il nuovo modello di sviluppo dell’Unione, basato sul riciclo, il riutilizzo, il rispetto per l’ambiente e l’innovazione.  Per questo si cercherà di favorire lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura, tenendo in debita considerazione il clima e l’ambiente.

Un’agricoltura più competitiva

Il messaggio, nemmeno tanto velato, è di voler creare un settore agricolo che possa competere con la produzione a basso costo dei Paesi in via di sviluppo. Per fare questo sarà necessario rafforzare il modello di business delle zone rurali e agricole dell’Unione. Nel tentativo di raggiungere questo scopo, le priorità individuate e che saranno oggetto di intervento riguardano principalmente la tecnologia e la ricerca: la modernizzazione delle aziende, il supporto ai giovani agricoltori e nuovi modelli di sviluppo sostenibile, il tutto supportato da più moderne infrastrutture, davvero carenti in alcune aree d’Europa.

Fra gli Stati interessati figura anche l’Italia, oltre a Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Spagna, Romania, Svezia e Regno Unito. L’investimento sarà consistente, circa 27 miliardi di cofinanziamenti: quindi, solo una parte di questi finanziamenti saranno forniti effettivamente dall’Unione Europea, mentre gli altri giungeranno da fonti nazionali, regionali ed anche da privati.

L’Italia riceverà circa un miliardo e mezzo di euro e i cinque progetti approvati riguarderanno, per il momento, il Veneto, la Toscana, l’Emilia Romagna, Bolzano e il Network rurale nazionale.  Il Bel Paese non risulta lo Stato più finanziato in assoluto, ma è comunque ben coperto. La Germania vanta ben sette programmi per un totale di più di tre miliardi di euro, mentre la Romania godrà di trasferimenti per circa 8 miliardi di euro, una somma considerevole.

Il compito degli Stati: utilizzare al meglio i fondi UE

Il Commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, l’irlandese Phil Hogan ha ribadito che è compito dei singoli Stati membri presentare i migliori programmi per raggiungere gli obiettivi dell’Unione: “Una delle grandi forze del nostro concetto di sviluppo rurale è che noi abbiamo delle priorità, ma è compito di ogni Stato membro o regione individuare il programma per affrontare le sue sfide e opportunità”.

Ritorna quindi il tema della meritocrazia. L’Unione Europea mette a disposizioni risorse importanti, ma è compito degli Stati membri guadagnarsele presentando programmi ambiziosi e seri, sapendo poi metterli in atto in tempi ragionevoli. Una competizione che non può che essere benefica.  Il mancato utilizzo dei fondi UE è stato un tema toccato anche da Renzi nell’ultima campagna elettorale. La speranza è che questi fondi siano usati al meglio: ce n’è davvero bisogno.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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