martedì , 18 dicembre 2018
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Photo © Jonathan Warner, 2007, www.flickr.com

Peste suina, le contromisure dell’UE

Il mercato della carne suina ormai da tempo risente della diffusione della Peste Suina Africana (African Swine Fever – ASF), malattia altamente contagiosa che colpisce suini e cinghiali domestici e selvatici: la viremia, infatti, persiste per ben 60 giorni ed è trasmissibile tanto per via diretta, ovvero con il contatto con un animale infetto, quanto per via indiretta, ad esempio con il contatto a carne infetta (il virus infatti sopravvive per settimane anche nella carne).

La ASF non è una novità: comparsa per la prima volta in Kenya negli anni ’20 (da qui l’aggettivo che la definisce africana), più o meno frequentemente è apparsa sul terreno europeo. Ad oggi, l’Unione Europea sta cercando di combattere la diffusione dell’epidemia proveniente da Est, probabilmente dalla Russia o dall’Ucraina, passando per la Bielorussia. Data la velocità di diffusione dell’epidemia, era immaginabile che l’ASF arrivasse anche sul territorio europeo: Lituania, Lettonia, Polonia ed Estonia hanno denunciato nel corso del 2014 diversi casi in cinghiali ma anche in suini d’allevamento.

Uno dei principali problemi che causa il perdurare di questa epidemia, che, va ricordato, affligge solo i suini e non è trasmissibile all’uomo o ad altri animali, è la mancanza di un vaccino che la contrasti: le uniche vie per prevenire la sua diffusione quindi sono nelle aree sane i controlli alle importazioni mentre nelle zone infette l’abbattimento degli animali, la distruzione delle loro carcasse e operazioni meticolose di disinfezione.

L’Unione Europea aveva già un sistema di prevenzione della diffusione di simili epidemie ma anche nello specifico di lotta all’ASF (ad esempio la Direttiva 2002/60/EC del 27 giugno 2002) ma dal 2013 con l’avanzare della malattia al suo confine orientale ha iniziato a porre in atto una serie di misure aggiuntive, come il rafforzamento delle misure di prevenzione per i Paesi confinanti con la Federazione Russa (campagne di sensibilizzazione, disinfezione dei veicoli trasportanti suini vivi, ecc.), incentivi ai laboratori UE per una migliore diagnosi della malattia, la pubblicazione di linee guida sulla sorveglianza ed i controlli, il cofinanziamento destinato ai quattro Stati membri interessati (Lituania, Lettonia, Polonia ed Estonia) per sostenere i costi di prevenzione.

L’ultima azione risale all’inizio di ottobre con la pubblicazione della Decisione di esecuzione della Commissione del 9 ottobre 2014 (2014/709/EU) che conferma salvo una serie di deroghe il divieto di spedizione di suini vivi, sperma, ovuli ed embrioni di suini, carni suine, preparati e prodotti a base di carni suine e di tutti gli altri prodotti contenenti carni suine nonché di partite di sottoprodotti di origine suina da alcune zone elencate in allegato, ovvero una serie di comuni di Lettonia, Lituania, Polonia ed Estonia.

La notizia positiva in questa vicenda è che anche in mancanza di un vaccino con l’ASF si può convivere. La Sardegna, infatti, è focolaio di peste suina dal 1975 ma l’Unione Europea è riuscita a combattere la sua diffusione, anche se ovviamente con forti ripercussioni sugli allevamenti di suini nell’isola. Il problema principale è che questa volta l’epidemia proviene dal di fuori dell’Unione Europea, limitando le sue capacità di azione e di controllo. Ecco perché l’Unione Europea ha posto in atto misure per aiutare Bielorussia e Russia nella lotta all’ASF.

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L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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