mercoledì , 19 dicembre 2018
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Sostenibilità alimentare: strategie dell’UE in ottica Expo2015

Quando si pensa a politiche per la sostenibilità, vengono subito alla mente immagini di città sovrastate dallo smog, automobili imbottigliate nel traffico e folte nubi di polveri sottili prodotte dalle grandi industrie. Chi penserebbe, invece, ad una tavola imbandita per la cena? Eppure, la sostenibilità è intrinsecamente legata alle nostre tavole e ciascuno di noi ha grande responsabilità per le scelte che compie come consumatore. Quello che mettiamo nei nostri piatti è il risultato di una catena di produzione con enormi ricadute sulla nostra salute, sull’economia e sull’ambiente stesso. Se a questa consapevolezza si aggiungono i dati sul previsto aumento della popolazione mondiale, ecco che affrontare questo tema diventa oggi vitale per ciascuno di noi come per il pianeta stesso. Ma cosa si intende per sostenibilità alimentare? Quando si parla di cibo e sostenibilità entrano in campo numerosissime variabili quali la sicurezza alimentare, la salute, gli impatti della catena di produzione sull’ambiente e sulla biodiversità, qualità e prezzo degli alimenti. Tutti elementi che vanno a definire il carattere più o meno sostenibile della nostra cena.

Entro il 2050 la popolazione mondiale avrà toccato i 9 miliardi, richiedendo un aumento della produzione del cibo del 50%. Come garantire cibo sicuro e sostenibile, sotto tutti i suoi aspetti e per tutti? Se lo è chiesto anche il Parlamento Europeo, che nel 2012 ha approvato una risoluzione sulle strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’Unione Europea e prevenire lo spreco di cibo. Lo spreco alimentare è solo l’ultimo campanello d’allarme sull’insostenibilità degli odierni sistemi produttivi e stili di vita. Nella sola UE, infatti, si stima che circa il 50% del cibo prodotto non venga consumato e finisca direttamente tra i rifiuti con un enorme impatto ambientale, economico e sociale. Eppure le indicazioni contenute nella risoluzione, a distanza di due anni, sono rimaste attuali quanto inascoltate.

Per questo, nel corso dell’ultima sessione plenaria del PE a Strasburgo, alcuni eurodeputati hanno presentato un appello per l’istituzione di un Anno Europeo contro gli sprechi alimentari nel 2016. L’appello verrà consegnato ai Ministri italiani Maurizio Martina e Gianluca Galletti in occasione della presidenza italiana del Consiglio UE con l’obiettivo di riportare il tema della sostenibilità alimentare al centro delle discussioni a Bruxelles.

Ma già a partire dal 2015 gli occhi del mondo saranno catalizzati sul tema grazie all’Expo di Milano “Nutrire il Pianeta”, che ha scelto di sviluppare l’intera manifestazione proprio sulla sostenibilità e sicurezza alimentare. Più che una scelta, si direbbe una vera e propria necessità in un Paese come l’Italia, che proietta nel cibo anche una forte identità culturale. L’Expo Milano ha anche lanciato un bando sulle “Best Sustainable Development Practices” per arrivare a definire degli standard di sviluppo sostenibile nel settore alimentare. La domanda alla quale dovremo presto trovare una risposta è sempre la stessa: come raddoppiare la produzione alimentare tagliandone i costi ambientali?

Come sottolineato dal Commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik nel corso del lancio dell’iniziativa delle Nazioni Unite “Think – Eat – Save” nel gennaio 2013, ridurre gli sprechi alimentari significa aumentare l’efficienza dello sfruttamento delle risorse con notevoli benefici per l’ambiente. Tagliare questi sprechi ed utilizzare le risorse in maniera più efficiente è quindi necessario, ma non è sufficiente. Servono anche maggiore efficienza nella scelta dei luoghi in cui produrre, così come di cosa produrre e come farlo. Ma serve anche un cambiamento nella cultura alimentare della popolazione mondiale che preveda diete più salutari e sostenibili per il pianeta.

Nel luglio del 2013 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione rivolta ad associazioni, organizzazioni e cittadini operanti nel settore per definire i passi da compiere per assicurare la sostenibilità alimentare nell’UE. I dati emersi verranno a breve resi pubblici tramite una Comunicazione sulla sostenibilità del sistema alimentare priva di qualsiasi conseguenza sul piano normativo. Ancora una volta l’Unione Europea sembra fermarsi sul piano del dover essere invece di passare concretamente ed immediatamente al necessario piano della policy. E le questioni in ballo non possono di certo attendere i tempi elettorali.

In foto, l’iniziativa “Damn Food Waste” ad Amsterdam nel giugno 2013 (© webted – 2013)

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L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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