mercoledì , 21 novembre 2018
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Il logo del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE (Photo: EU Council)

Ambiente e clima, i risultati del Semestre di Presidenza italiana

Il 13 gennaio il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si recherà a Strasburgo per tenere di fronte al Parlamento Europeo il discorso di chiusura del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Tale occasione servirà per fare il punto di quanto è stato fatto e di quanto resta in eredità alla Presidenza lettone.

In alcuni settori la Presidenza italiana ha lasciato il segno. Tra questi, proprio l’ambiente è stato uno dei settori nei quali l’iniziativa italiana si è fatta sentire maggiormente. Molte cose sono state fatte, anche se si tratta soprattutto di tappe all’interno di processi legislativi lunghi e complessi.

Di grande importanza è stato l’accordo raggiunto tra gli Stati membri sul nuovo quadro 2030 per le politiche dell’energia e del clima. Approvato dal Consiglio Europeo, ma sviluppato nelle formazioni consigliari presiedute dal governo italiano, l’accordo imporrà ai Paesi UE obiettivi significativi in materia di riduzione delle emissioni di CO2 e di implementazione delle energie rinnovabili. Giudicato deludente da molti, il quadro rappresenta probabilmente il miglior risultato possibile alla luce delle forti pressioni in senso opposto da parte di Polonia e Regno Unito.

La Presidenza italiana ha anche gestito le trattative per la definizione della posizione comune europea in vista della 20^ Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP20) che si è tenuta a Lima a inizio dicembre 2014. A presentare la linea europea è stato il Ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti. La Conferenza ha avuto un’importanza particolare in vista della COP21 di Parigi del dicembre 2015, nella quale dovrà essere raggiunto un nuovo accordo globale sulla lotta al cambiamento climatico.

Altra decisione controversa è stata quella riguardante gli OGM, oggetto di un duro negoziato tra Parlamento Europeo e Consiglio presieduto dall’Italia. Dopo che il Parlamento aveva respinto l’accordo intergovernativo raggiunto in Consiglio, la Presidenza italiana ha saputo mediare, raggiungendo nel “trilogo” con PE e Commissione un accordo. Con le nuove regole, che entreranno in vigore dalla primavera 2015, ogni Stato membro potrà scegliere la sua strada riguardo gli OGM, garantendo la massima libertà di scelta alle autorità nazionali.

A lato di questi risultati con significato e conseguenze globali ve ne sono altri che riguardano il mercato interno. Interessante è, per esempio, la decisione assunta in merito alle buste di plastica. Gli Stati membri dovranno, infatti, introdurre misure che ne limitino l’utilizzo entro il 2018, con l’obbligo di centrare importanti obiettivi di riduzione entro il 2019 e il 2025. Questo intervento si è reso necessario per armonizzare la situazione europea, caratterizzata da una differenza sostanziale tra Stati virtuosi, come l’Italia, dove da anni l’utilizzo di tali buste è limitato, e Paesi meno virtuosi dove l’utilizzo è ancora ampiamente diffuso.

Tra i risultati minori, si segnala inoltre l’accordo raggiunto il 18 novembre dal Comitato dei Rappresentanti Permanenti per il monitoraggio dell’anidride carbonica emessa dalle navi.

Dal punto di vista delle politiche climatiche e ambientali, il Semestre di Presidenza italiana ha raggiunto risultati interessanti. Gli obiettivi raggiunti non hanno però soddisfatto tutti: molte organizzazioni ambientalistiche hanno manifestato delusione per i risultati della Presidenza italiana, lamentando le occasioni perse.

Da un certo punto di vista è vero che si poteva fare molto di più. Nel contempo bisogna ricordare che la crisi economica e la disoccupazione dilagante non hanno sicuramente giovato a una politica ambientale più ambiziosa. Spesso, a politiche costose, si sono preferite soluzioni ambientali più economiche e semplici, dirottando le risorse (anche politiche) verso altri tipi di investimenti e sussidi, cercando di sgravare le imprese dai costi della burocrazia e dei controlli. Se nel breve termine questa scelta può risultare vincente è sul lungo periodo che diviene pericolosa.

A discolpa dell’Italia si può dire che alcuni Stati membri hanno messo in campo una dura opposizione a scelte ambientali più ambiziose. Il Semestre italiano ha avuto però un pregio: quello di mantenere un elevato livello di attenzione sull’ambiente, anche lavorando insieme all’opinione pubblica e riuscendo, tramite essa, a smuovere anche i governi più restii. Il metodo è quello giusto per cercare di imporre all’Europa la necessaria svolta ambientalista.

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L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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One comment

  1. Articolo agiografico e apologetico, mono-fonte e per nulla approfondito o arricchito dalle giuste e motivate critiche del mondo ambientalista, che invece del semestre italiano, in campo ambientale, dà una interpretazione e un giudizio completamente opposti.

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