lunedì , 24 settembre 2018
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Emissioni CO2, la riforma del mercato delle quote

Nel corso dell’ultima sessione plenaria, il Parlamento Europeo è dovuto intervenire per risolvere i numerosi problemi che affliggevano l’Emissions Trading Scheme (ETS), meccanismo che fu ideato per cercare di “dare un prezzo” alla CO2 prodotta dalle industrie e con il tempo diventato una vera e propria pietra miliare della politica ambientale europea. Ad oggi l’ETS è presente in più di ventotto Paesi, inclusi Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

Mercato emissioni: la proposta di stabilizzazione

Il sistema opera tramite quote attribuite di anno in anno ai diversi Stati europei, i quali le ripartiscono al loro interno tra le varie società nazionali. Nel caso in cui una di queste emetta oltre la propria quota, dovrà provvedere ad acquistare altri “permessi per inquinare” da chi invece è rimasto al di sotto. Così facendo si è creato un vero e proprio mercato per il loro scambio. Il numero limitato e il costo delle quote, oltre a limitare le emissioni generali, dovrebbe essere anche un incentivo a investire in innovazione e ricerca per ridurre le emissioni e i costi ad esse collegati.

Tale meccanismo è stato però pensato ed avviato in un momento di espansione economica come gli anni pre-crisi. Durante la crisi, infatti, in un momento in cui la produzione industriale è fortemente calata, il surplus di quote è stato tale da farne crollare il prezzo, rendendo più economico per le industrie comprare ulteriori permessi piuttosto che investire in innovazione e nella riduzione delle proprie emissioni.

Per questo motivo la riforma proposta dal Parlamento Europeo, che gode già di un accordo di massima raggiunto con la Presidenza lettone del Consiglio, prevede la creazione di una riserva di stabilità del mercato (MSR), dove stoccare le quote eccedenti in modo tale da mantenerne stabile il prezzo. Il funzionamento del nuovo MSR partirà probabilmente dal 2019 e dovrebbe intervenire in una situazione comunque già compromessa, visto che le stime attestano un’eccedenza arrivata già a 2 miliardi di quote dal 2009, con il prezzo per quota crollato di oltre la metà rispetto a quanto inizialmente preventivato.

No alla Carbon tax

Inoltre, secondo quanto affermato dal Commissario europeo per l’Azione climatica e l’Energia Miguel Arias Cañete, con il nuovo sistema dovrebbe essere anche risolto il cosiddetto problema del “Carbon Leakage”. Con tale termine si indica normalmente la delocalizzazione delle imprese innescata dai costi eccessivi derivanti dalle politiche ambientali. Molte industrie preferiscono spostare la produzione in Paesi vicini non soggetti ai vincoli europei, piuttosto che adeguarsi ai costi o ridurre l’inquinamento prodotto. L’idea sostenuta dal Commissario Cañete prevedrebbe l’introduzione di benefici o esenzioni per quelle categorie di industrie che effettivamente potrebbero decidere di delocalizzare o, a causa di tali costi, rischiano di non essere competitive sul mercato.

Tale riforma è stata fortemente criticata da chi, invece, avrebbe preferito un passaggio definitivo alla Carbon tax, cioè una tassa vera e propria sulle emissioni inquinanti. Il Commissario Cañete ha ribadito, al contrario, che una qualsiasi forma di “Carbon tax” sarebbe inapplicabile e che la riforma del sistema ETS è l’unica via possibile.

D’altronde la riforma del sistema ETS era da tempo auspicata e assolutamente necessaria. Si è deciso di perseverare su questa via piuttosto di provare una riforma radicale tramite l’introduzione della Carbon tax. La soluzione proposta sembra adeguata al problema, anche se poco incisiva da un punto di vista ambientale. Tutto ciò permetterà di arrivare alla conferenza di Parigi con un sistema rinnovato che potrebbe essere utile come guida per molti altri Paesi. Se la riforma dovesse effettivamente raggiungere gli obiettivi ipotizzati sarebbe davvero un buon punto di partenza.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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