mercoledì , 19 dicembre 2018
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Il Commissario Navracsics della consultazione pubblica su sicurezza e sostenibilità alimentare © European Commission

Expo2015, la partecipazione UE e il dibattito sul cibo

Il 1 maggio aprirà le porte il contestatissimo EXPO di Milano. Dopo tanti scandali, polemiche e soldi spesi sarà finalmente il momento di capire se i molti “gufi” degli ultimi mesi avessero o meno ragione. Il percorso tortuoso dell’EXPO 2015, iniziato il 31 marzo 2008 con l’assegnazione alla città di Milano, dovrebbe concludersi, secondo le previsioni, con la visita di circa 20 milioni di persone.

Il tema dell’EXPO 2015 è “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” e toccherà tematiche molto ampie, dalla qualità alla sicurezza del cibo, dalla sostenibilità alla biodiversità e così via. Insomma, non la solita “italianata” per promuovere le eccellenze culinarie del Belpaese.

Cibo, la sfida del futuro

Da un lato la sfida del cibo per molti versi è la sfida del futuro. La popolazione mondiale in aumento, il rapido cambiamento del clima, la scarsità delle risorse prime e il crescente inquinamento sono delle sfide piuttosto impegnative per l’obiettivo di eliminare la fame nel mondo, quindi fa piacere sapere che a queste tematiche sia stata dedicata un’esposizione universale.

Dall’altro già Feuerbach nell’ottocento diceva che “siamo ciò che mangiamo” ed oggi è vero più che mai. Questa frase può essere riletta in chiave moderna: accanto al significato diretto, esplicito, volto a sottolineare gli effetti del cibo sulla complessità del nostro essere, ne troviamo uno più moderno, per cui le nostre scelte in campo nutrizionale si ripercuotono anche sulla collettività.

In Occidente da decenni si sta sviluppando, infatti, una “democrazia” degli acquisti che comporta la valutazione non solo del prodotto, ma anche della società, dei modi di produzione, della provenienza del prodotto, delle condizioni dei lavoratori e del rispetto dell’ambiente. Le numerose campagne di boicottaggio contro determinate multinazionali in passato hanno avuto effetti sorprendenti e non è un caso se oggi numerose imprese si dotano di disciplinari interni più o meno rigidi.

La partecipazione UE

Ai circa 144 Stati partecipanti all’EXPO si sono aggiunte tre organizzazioni internazionali: l’ONU, il CERN e l’Unione Europea, che parteciperà con un proprio padiglione all’interno del Padiglione Italia, di fronte a Palazzo Italia.

Proprio la Commissione europea, in particolare il Commissario Tibor Navracsis, negli ultimi giorni ha lanciato un dibattito pubblico sulla sicurezza e sostenibilità del sistema alimentare futuro. L’iniziativa è parte del programma della Commissione per l’EXPO, volto da un lato a valorizzare quanto già sta facendo per promuovere un’alimentazione sicura e sana; dall’altro a ribadire come la ricerca e l’innovazione, uniti alla tradizione, siano la strada da seguire.

La partecipazione all’EXPO si inserisce all’interno di una rinnovata strategia di comunicazione, con il fine di far percepire l’Unione Europea come un organismo vicino alla gente, utile ed efficace. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che complessivamente l’Europa è il primo esportatore di cibo al mondo e il secondo importatore complessivo.

Per raggiungere tali obiettivi e creare un padiglione all’altezza della sfida sono stati investiti quasi 12 milioni di euro, con la collaborazione di 800 volontari e l’organizzazione di ben 150 eventi: davvero non poco. Legittimo quindi aspettarsi un risultato positivo. Tra l’altro, per rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, la Commissione permetterà di visitare il laboratorio di Ispra, non lontano da Milano, parte del Centro comune di ricerca (JRC), il servizio scientifico interno a disposizione della Commissione.

I rischi dell’inadempienza

Ormai mancano pochi giorni all’apertura, eppure non è ancora tutto ultimato.

Beghe burocratiche, amministrative, scandali vari e inefficienze politiche rischiano di rovinare lo spirito di un evento ambizioso ed utile, rovinando l’immagine di questi progetti, nati con buone intenzioni, con quella del padiglione non finito.

Se è vero che la forma conta, la sostanza deve rimanere la protagonista. L’EXPO non è nato con l’intenzione di essere un evento mondano. Ci sono molti motivi per cui sarebbe dovuto essere tutto perfetto (prestigio, rappresentanza, immagine…) e nulla può togliere una sana delusione sotto quel punto di vista. Data, però, l’importanza del tema, dei progetti presentati, delle tematiche che verranno discusse, perché, per una volta, non provare a concentrarsi anche sulla sostanza delle cose?

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L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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