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La Commissione introduce una nuova regolamentazione degli aiuti regionali

Mercoledì 19 giugno, la Commissione Europea ha adottato le nuove linee guida che disciplinano gli aiuti di Stato volti a favorire le regioni più svantaggiate per il periodo 2014-2020. Le nuove direttive vanno a sostituire sia le linee guida del 2007, sia la comunicazione del 2009 attualmente applicate. L’elaborazione delle nuove linee guida rientra in una più ampia strategia che ha l’obiettivo di modernizzare il controllo degli aiuti di stato, adottando misure più efficaci e concentrando l’azione della Commissione sui casi che possono avere un impatto maggiore sulla competitività delle singole regioni. Le nuove normative, che entreranno in vigore il 1 luglio 2014, hanno come target le regioni più svantaggiate sia a livello europeo, sia a livello nazionale, e mirano a garantire che gli aiuti a finalità regionale siano impiegati per finanziare quei progetti d’investimento che, in assenza di finanziamenti esterni, non vedrebbero mai la luce nelle aree meno sviluppate.

La ratio che anima le nuove linee guida nasce dunque da una necessità molto sentita a Bruxelles: apportare una sorta di «valore aggiunto reale» allo sviluppo regionale, come ha sottolineato il Commissario per la concorrenza Joaquín Almunia durante la conferenza stampa. Nello specifico, le linee guida sanciscono le condizioni in base alle quali gli Stati membri sono autorizzati a concedere aiuti pubblici alle imprese che vogliono investire nella creazione di nuove unità produttive o nella modernizzazione delle strutture esistenti nelle regioni più svantaggiate dell’UE, al fine di favorire lo sviluppo regionale e l’occupazione.

Le linee direttive stabiliscono anche i criteri in base ai quali gli Stati membri possono disegnare delle mappe degli aiuti regionali, che permettono di individuare immediatamente le aree geografiche nelle quali le imprese possono beneficiare degli aiuti di Stato e in quale misura (aid intensity). Questa nuova normativa è il frutto di un processo di revisione lanciato dalla Commissione nel 2010 con l’obiettivo di adattare la legislazione europea alla complessiva riduzione delle disparità regionali all’interno dell’UE che si è verificata negli ultimi sette anni. Inoltre la Commissio mira ad aggiornare le norme rispetto agli effetti della crisi economica e alla necessità di assicurare la coerenza tra aiuti pubblici a finalità regionale e Politica di Coesione europea. Gli elementi fondamentali delle nuove linee guida sono i seguenti:

1. Per arginare l’impatto sociale della crisi economica, la percentuale totale delle regioni che hanno titolo agli aiuti passerà dall’attuale 46,1% al 47,2% della popolazione EU. Oggi soltanto un europeo su quattro vive in una regione meno sviluppata (termine che designa le regioni il cui PIL è inferiore al 75% della media complessiva dell’Unione). Questo dato appare incoraggiante se paragonato a quello del periodo 2007-2013, durante il quale addirittura un europeo su tre viveva in una regione dalle caratteristiche simili. Ad oggi, esistono in totale 68 regioni con un PIL pro capite medio inferiore al 75% della media UE-27: di queste, 20 si trovano in sei degli Stati membri dell’UE-15, il nucleo dell’UE prima del grande allargamento, mentre le restanti 48 sono situate nei Paesi che hanno aderito all’UE nel 2004 o nel 2007. Tuttavia, tutte le regioni di Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia hanno registrato tra il 2000 e il 2009 un aumento del PIL pro capite superiore al tasso di crescita medio UE-27, un dato che sembra suggerire un aumento generale della convergenza all’interno dell’Unione. E’ anche vero però che, ancora oggi, il PIL pro capite all’interno dell’UE varia da 6400 SPA (standard di potere d’acquisto) – cioè 27% della media UE-27 – nella regione Severozapaden in Bulgaria a 78000 SPA – 332% della media UE-27 – nella regione della Inner London, con un rapporto tra i due estremi di 12,2 a 1. Il processo di convergenza è tutt’altro che prossimo al suo compimento, dunque.

2. Un numero maggiore di categorie di aiuti regionali sarà esentato dall’obbligo preventivo di notifica alla Commissione Europea, in modo da consentire agli Stati membri di stanziare piccole somme di aiuti beneficiando di procedure amministrative più snelle. La Commissione si soffermerà soltanto sui casi in cui il rischio di distorsione della concorrenza appaia più elevato.

3. Viene adottato un approccio restrittivo nei confronti degli incentivi agli investimenti a favore delle grandi imprese che desiderano intervenire nelle aree relativamente meno svantaggiate. Stanziare fondi in un tale contesto equivale infatti a fornire un “apporto di liquidità” extra che non fa che ridurre i costi ordinari di funzionamento delle imprese in questione, mettendo i concorrenti locali in una posizione di svantaggio.

4. Le nuove linee guida contengono inoltre una serie di clausole volte a eliminare il problema della delocalizzazione degli aiuti regionali. Infine, per aumentare la trasparenza, la Commissione obbliga gli Stati membri a mettere in rete tutti i dati relativi all’ammontare totale degli aiuti regionali stanziati e ai loro beneficiari.

Alla vigilia del fondamentale Consiglio Europeo di oggi, una maggiore attenzione per uno strumento di stimolo all’economia in mano all’UE come la gestione degli aiuti regionali sembrerebbe dover essere considerato maggiormente.

In foto: il Commissario Europeo per la concorrenza Joaquín Almunia (Foto: European Commission)

 

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L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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