mercoledì , 12 dicembre 2018
18comix
Susan Wojcicki, CEO di Youtube © TechCrunch - www.flickr.com, 2013

Donne e leadership, andare oltre le quote rosa?

Il 2014 è stato un anno fondamentale per l’uguaglianza di genere. Indubbiamente, rimarrà negli annali il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite il 21 settembre scorso: la campagna #HeForShe è divenuta virale, facendo il giro del mondo e proponendo finalmente un concetto di femminismo nuovo, dove la parità di genere è intesa come un diritto fondamentale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Purtroppo, dalla vita famigliare alla vita professionale, il concetto che l’uguaglianza di genere vada a beneficio di tutti, uomini e donne, è ancora difficile da far passare. Riguardo alla vita economica è da anni ad esempio che si parla della sproporzione di uomini nelle posizioni di comando rispetto alle donne. Si veda, ad esempio, com’è stato difficile per lo stesso Junker rispettare le quote rosa al momento della creazione del suo team.

I dati in Europa

Gli ultimi dati forniti dall’Eurostat confermano che sebbene il 60% dei neolaureati europei siano donne, sono ancora gli uomini a ricoprire posizioni di leadership all’interno delle aziende. Inoltre, se la percentuale di donne nei consigli di amministrazione delle compagnie europee quotate in borsa è salita al 20,2% (media UE), solo il 3,3% delle più grandi compagnie quotate ha una donna come CEO. I maggiori trend positivi si sono riscontrati in Francia, Italia, Belgio, Germania, Regno Unito e Slovenia, grazie ad una legislazione più stringente e/o un dibattito pubblico significativo.

Il progetto per la promozione delle donne nelle posizioni di leadership

Recentemente è stato pubblicato il risultato del progetto Promoting Women in Leadership, coordinato dall’associazione dei Manager Europei (CEC European Managers), dove si è indagato quali siano gli ostacoli e le migliori pratiche riguardanti la promozione del genere femminile nei ruoli dirigenziali. La ricerca è alquanto interessante poiché viene proprio dai manager, disposti a fare un piccolo “mea culpa” ed identificare, una volta ammesso che l’uguaglianza di genere sia fondamentale anche per il successo di un’azienda, quali siano i migliori strumenti per promuovere questo principio.

Si tratta di un’iniziativa degna di nota anche perché la ricerca non si è fermata alle alte cariche dirigenziali, ma ha studiato anche quelle intermedie, un elemento utile per capire dove la macchina si inceppi. Nonostante si stiano mostrando alcuni passi in avanti, lo studio ha evidenziato l’insufficiente numero di donne su tutti i livelli dirigenziali, in particolare se comparato con il numero di donne che costituiscono la forza lavoro.

Perché se la forza lavoro in un’azienda è costituita per la maggioranza da donne, questa percentuale non si riflette anche a livello di leadership? Uno degli approcci suggeriti dalla ricerca è appunto il seguente: che i generi siano rappresentati in egual misura a tutti i livelli. A differenza di altri studi, infatti, la ricerca non appoggia tanto l’idea di una percentuale vincolante imposta dall’alto, perché per il mondo del business non vale l’approccio “one-size-fits-all”, ma vanno tenute conto variabili come il settore, l’opinione pubblica, ecc.

Gli ostacoli all’ascesa delle donne: le quote rosa possono bastare?

Gli ostacoli all’avanzamento delle donne nelle posizioni dirigenziali sono identificati su tre livelli e su tutti e tre è necessario lavorare, se si vogliono ottenere risultati duraturi: società, organizzazione dell’impresa e individuali.

Tra i dati uno in particolare è degno di nota. La modestia delle donne. Tra le testimonianze di diversi CEO intervistati per la ricerca, infatti, è più volte emerso come una delle battaglie per far avanzare le donne avviene proprio contro le donne stesse, ovvero contro la loro modestia: mentre gli uomini sono più inclini a presentarsi per un avanzamento di carriera anche se consapevoli di avere poche chance, le donne sono disposte ad esporsi per una promozione solo se sicure di averne i requisiti. Un atteggiamento che spesso è difficile da sconfiggere e per cui molte aziende con una politica di genere piuttosto lungimirante stanno mettendo in campo strumenti di coaching e di mentoring dedicate alle donne, proprio per spingerle a credere di più in sé stesse.

Ora che la proposta della Commissione UE sulle quote rosa per le compagnie quotate in borsa è bloccata in sede di Consiglio dell’Unione Europea, forse è proprio il momento che le aziende prendano maggiore coscienza di questo problema ed agiscano prima che le quote vengano imposte dall’alto, che la taglia vada bene o meno.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

Check Also

Italia, la manovra e il chicken game

Il classico esempio della teoria dei giochi, il “chicken game”, prevede che a vincere in …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *