giovedì , 13 dicembre 2018
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In foto, l'aeroporto di Madrid © Iberia Airline - www.flickr.com, 2014

Ebola, l’UE non trova l’accordo sui controlli in entrata

Il 16 ottobre, 11 Ministri della Sanità e 10 rappresentati degli Stati membri dell’UE si sono incontrati per individuare nuove misure di collaborazione per il contenimento del virus Ebola, in particolare i controlli nei porti e negli aeroporti, e per rassicurare i cittadini europei che in Europa il rischio di diffusione rimane molto basso.

La convocazione dell’incontro ha però sollevato alcune difficoltà di natura formale e sostanziale. Il Ministro Beatrice Lorenzin, in qualità di  Presidente di turno, in accordo con la DG Sanco, aveva inizialmente convocato un Consiglio UE straordinario a Bruxelles. Il Lussemburgo, luogo ove le riunioni del Consiglio si tengono nel mese di ottobre, ha però vivamente contestato la decisione della location, contribuendo a mutare la natura del vertice in un High Level Meeting informale, durante il quale nessuna decisione prescrittiva può essere presa.

Inoltre, il quorum necessario per la convocazione di un Consiglio straordinario non sarebbe stato raggiunto, in quanto diversi Stati membri avevano inizialmente rifiutato di partecipare ad una discussione formale. Alcuni governi non vogliono rispondere delle decisioni prese e ritengono che l’UE non abbia competenza in materia di protocolli sanitari e di controlli aeroportuali. La gestione delle frontiere esterne e la garanzia della salute e dell’ordine e della salute pubblica sono infatti competenze esclusive degli Stati, anche se, secondo l’Art.6 del Trattato dell’UE,  in ambito di tutela e miglioramento della salute umana l’Unione ha competenza di coordinamento, completamento e sostegno delle politiche degli Stati.

Riguardo agli aeroporti, l’impegno dell’UE si concentrerà sui controlli in uscita dai Paesi maggiormente colpiti, predisponendone con l’Organizzazione Mondiale della Sanità una valutazione immediata dell’efficacia e l’identificazione della necessità di eventuali misure addizionali. Invece, per dipanare ogni equivoco sui controlli in entrata, il Commissario alla Salute Tonio Borg ha ribadito più volte che essi restano una “decisione sovrana di uno Stato sovrano”. Ad esempio, il Regno Unito, per il momento l’unico ad avere preso un simile provvedimento, ha introdotto controlli alla frontiera con l’area Schengen in conformità alle deroghe previste dai Trattati. In quest’ambito l’UE dovrà quindi limitarsi a coordinare la circolazione delle informazioni.

Gli Stati intervenuti hanno convenuto di formulare procedure comuni sui questionari per i passeggeri in entrata, in modo da raccogliere la stessa tipologia di informazioni. Si è anche accennato alla possibilità di creare un database, per aumentare la tracciabilità dei viaggiatori e l’efficacia del contenimento. Inoltre, si diffonderanno campagne di sensibilizzazione, per evitare il panico e per fornire tutte le informazioni necessarie (sintomi, strutture a cui rivolgersi) ai passeggeri e al personale degli aeroporti. Al fine di controllare l’infezione si creerà una rete di medici volontari per il contenimento a livello UE.

Un altro punto ampiamente discusso riguarda l’evacuazione dei cittadini in caso di contrazione del virus, sul quale gli Stati membri hanno espresso la volontà di un più stretto coordinamento. La Commissione sta inoltre negoziando un accordo con il Dipartimento di Stato americano per utilizzare gli stessi aeromobili in caso di un numero maggiore di evacuazioni e sta valutando la fattibilità di un appalto congiunto per l’acquisto di materiale protettivo e per le cure al momento disponibili.

L’intervento congiunto dell’UE potrebbe configurarsi anche tramite l’invio di militari destinati ad operazioni di soccorso e per la costruzione di attrezzature da campo. Francia e Gran Bretagna vorrebbero inviare personale militare, ma non risulta chiaro se l’operazione sarà coordinata dall’UE, in quanto l’invio di una missione formale gestita in ambito PESD non risponde all’esigenza di celerità richieste dal caso. La questione verrà discussa più approfonditamente al Consiglio Affari Esteri del 20 ottobre.

Da questo incontro informale è emersa, ancora una volta, la difficoltà di elaborare risposte comuni sul tema della gestione delle frontiere dell’UE, elemento intimamente connesso con la definizione e l’affermazione della sovranità statale. Al momento il coordinamento maggiore ha avuto luogo sul territorio africano, dove l’UE sta agendo per rispondere, non solo alla crisi attuale, ma anche in un’ottica di lungo termine, mirando al rafforzamento dei sistemi sanitari dei Paesi maggiormente colpiti.

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L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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