mercoledì , 21 novembre 2018
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Photo © Clark & Kim Kays, 2010, www.flickr.com

Energia: Adriatico, la Croazia trivella, l’Italia aspetta

“Come i governi precedenti anche quello attuale non sa dove trovare i soldi per fare fronte ai suoi molteplici impegni. Eppure una parte modesta, ma non trascurabile, di questi soldi la può semplicemente trovare scavando – non scherzo – sotto terra. Ci troviamo infatti in una situazione curiosa, per non dire paradossale, che vede il nostro Paese al primo posto per riserve di petrolio in Europa, esclusi i grandi produttori del Mare del Nord (Norvegia e UK). Nel gas ci attestiamo in quarta posizione per riserve e solo in sesta per produzione. Abbiamo quindi risorse non sfruttate, unicamente come conseguenza della decisione di non utilizzarle. In poche parole: vogliamo continuare a farci del male.”

Con queste frasi, pubblicate su Il Messaggero lo scorso maggio, l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi richiamava l’attenzione dell’opinione pubblica verso un tema particolarmente delicato: lo sfruttamento di combustibili fossili presenti nel sottosuolo italiano, più precisamente nel Mare Adriatico. Il richiamo di Prodi non era né generico, né fine a sé stesso. Era invece la diretta conseguenza di un avvenimento significativo: la decisione del governo di Zagabria, nello scorso aprile, di indire un bando pubblico per la gestione delle concessioni relative alle 29 aree in cui è stata suddivisa la zona estrattiva nell’AdriaticoNel 2014, infatti, il governo croato ha deciso di scommettere su nuovi giacimenti di gas e petrolio offshore per risanare l’economia di Zagabria. Un piano la cui ambizione è testimoniata dalle parole del Ministro dell’Economia Ivan Vrdoljak: “la Croazia diventerà un gigante energetico della regione, se non di tutta l’Europa”.

Le dichiarazioni dell’ex Presidente del Consiglio italiano sono state accolte in patria da numerose critiche, per lo più mosse da preoccupazioni relative alla tutela dell’ambiente, ma sono state anche condivise dal Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi che, nel maggio scorso, si era detta favorevole all’estrazione del petrolio “pur rispettando l’ambiente”, aggiungendo che “dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse”.

Cosa è stato fatto da maggio scorso, ovvero dopo le dichiarazioni di Romano Prodi? In Italia poco. In Croazia, al contrario, molto. Lo scorso 3 novembre, infatti, Zagabria ha aperto le offerte pervenute in seguito al bando per l’assegnazione di 29 blocchi di fondale adriatico. Le offerte ricevute, che riguardano 15 blocchi, per lo più quelli nella zona meridionale del Mare Adriatico, pare provengano da 6 compagnie petrolifere, tra cui alcuni giganti come Exxon, Chevron, Shell e Total.

Se in Croazia quindi la prima settimana di novembre ha segnato una svolta decisiva per il futuro energetico, nei medesimi giorni dall’altra parte dell’Adriatico, con un ordine del giorno, il Senato ha chiesto al governo italiano di porre delle limitazioni allo sfruttamento di eventuali nuovi giacimenti che il decreto Sblocca Italia renderebbe possibili. Tale decreto infatti assegna al Ministero dello Sviluppo Economico la competenza esclusiva sulle concessioni marine offshore, agevolando così l’iter decisionale nel caso l’Italia volesse partecipare alla corsa al petrolio e al gas dell’Adriatico.

Ad aumentare ulteriormente il ritardo da Zagabria è stata anche la decisione di Roma di attendere il recepimento della direttiva europea del 2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi. Un’attesa che, secondo i numeri citati da Romano Prodi, potrebbe far perdere all’Italia ben 11 milioni di tonnellate equivalenti petrolio entro il 2020, un positivo di 5 miliardi nella bilancia dei pagamenti e un aumento delle entrate fiscali di 2,5 miliardi ogni anno. Zagabria, invece, ha preferito non attendere e prenderà la sua decisione finale sulle offerte entro la fine dell’anno. La firma sui contratti è attesa già nel primo trimestre del 2015.

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L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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One comment

  1. Prodi è un vecchio economista che di energia capisce poco.Le sue trivellazioni rovina mare fanno ricavare 5 miliardi annui massimo che sono pochi rispetto a 80 miliardi di import fossile.Il mio piano è ridurre a 40 miliardi l’import fossile gas e sviluppare energia dall’acqua e dal mare per 125 miliardi annui.Poi se la Croazia trivella e rovina il mare,sono scemi quelli che ci vanno in vacanza.Certo io vado in mare pulito,tipo Liguria dove è impossibile trivellare.La trivella è per pigri in energia,proprio come Prodi.

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