domenica , 23 settembre 2018
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Unione dell'Energia
Il Commissario Maroš Šefčovič presenta lo Stato dell'Unione dell'Energia © European Commission, 2015

L’UE presenta lo Stato dell’Unione dell’Energia

Presentato a Bruxelles lo scorso 18 novembre, il resoconto sullo Stato dell’Unione dell’Energia fa il punto della situazione sull’avanzamento del quadro strategico per il settore, adottato dalla Commissione a febbraio. Oltre ad analizzare il progresso nelle cinque dimensioni dell’Unione dell’Energia – vale a dire sicurezza energetica, integrazione del mercato, efficienza energetica, decarbonizzazione dell’economia e ricerca – il rapporto si rivolge agli Stati membri, analizzando le criticità di ognuno e invitandoli ad assumersi le proprie responsabilità nella creazione di un mercato che fornisca energia sicura, sostenibile e competitiva ai cittadini europei.

Lo Stato dell’Unione dell’Energia

Fiore all’occhiello del mercato energetico UE rimane il percorso di decarbonizzazione dell’economia: a fronte di una crescita del PIL dell’Unione del 46% negli ultimi 25 anni, le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 23%, dimostrando che una disgiunzione tra i due fenomeni è possibile. Oltre ai 180 miliardi di fondi UE destinati ad attività utili a combattere il cambiamento climatico, l’impegno dell’Unione per raggiungere i target di emissioni 2030 si concentra in un processo di riforma del sistema europeo di scambio di quote di emissione, nonché nell’intenzione di ridisegnare il mercato dell’elettricità mettendo al centro l’uso delle rinnovabili.

Leggermente più problematico risulta il cammino europeo verso l’efficienza energetica, che potrebbe non raggiungere gli obiettivi per il 2020 – ai quali la Commissione si è dedicata tramite l’assegnazione di fondi strutturali e di fondi provenienti dal cosiddetto Piano Junker, nonché iniziando un processo di riforma della legislazione europea sull’etichettatura energetica e l’ecodesign.

La sicurezza energetica europea

Sembrano invece incoraggianti, ma tuttora insufficienti, la misure per la creazione di un mercato integrato dell’energia e per il raggiungimento della sicurezza energetica nell’UE. Da una parte, si è osservato il completamento di molti progetti infrastrutturali cofinanziati dall’Unione per la trasmissione dell’elettricità e del gas in aree isolate come i Paesi Baltici, alcuni Paesi est europei e Malta. La Commissione si è impegnata nell’individuazione dei nuovi progetti in concerto con gli Stati membri interessati, coordinando gruppi regionali come il CESEC e il BEMIP per la definizione delle priorità d’investimento.

Tuttavia, in termini di sicurezza energetica resta ancora molto da fare. Pur avendo reso possibili trasferimenti in reverse flow di gas verso l’Ucraina – azione coadiuvata da un ruolo di mediatore della Commissione tra Kiev e Mosca per assicurare gli approvvigionamenti energetici della prima – manca ancora una politica estera nel settore, come dimostrato dall’annunciata construzione di North Stream 3 e 4, gasdotti che collegherebbero Russia e Germania, aumentando ulteriormente la dipendenza energetica europea da Mosca.

Prosegue infine l’impegno dell’UE nel supportare ricerca e innovazione in ambito energetico, gestito con un ricorso sempre più frequente a metodi di finanziamento orientati al prestito, oltre che alla più tradizionale assegnazione di fondi tramite Horizon 2020 (9 miliardi per il periodo 2014-2020) e tramite la spesa in progetti in ambito energetico della quasi totalità dei guadagni ottenuti dal sistema di scambio di quote di emissione.

Le sfide future

L’UE si presenta alla conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi come l’attore più ambizioso in termini di obiettivi minimi. Il quadro per il clima e l’energia 2030 dell’UE punta infatti ad una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, a raggiungere una quota del 27% di energia rinnovabile e a migliorare del 27% l’efficienza energetica – target che richiederanno prima di tutto un forte impegno dei Stati membri.

Lo stesso si può affermare dei progetti infrastrutturali che avranno il compito di creare un mercato europeo sempre più integrato e efficiente. Tra i documenti più importanti approvati assieme alla relazione della Commissione, figura infatti la seconda lista di Progetti di Interesse Comune che potranno essere cofinanziati dall’UE, ma che necessiteranno di uno sforzo degli Stati membri soprattutto nello sblocco dei finanziamenti, troppo spesso intrappolati nelle maglie di burocrazia, politica e cattiva applicazione delle norme europee al livello nazionale.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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