lunedì , 17 dicembre 2018
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Petrolio, Royal Dutch Shell acquisisce BG

La compagnia petrolifera Royal Dutch Shell, lo scorso mercoledì 8 aprile, ha annunciato di aver concluso l’acquisizione della rivale BG, per 47 miliardi di sterline, che corrispondono a quasi 64,34 miliardi di euro. Ben Van Beurden, amministratore delegato del gruppo Shell, dichiara che l’acquisizione, oltre a garantire un aumento dei ricavi entro il 2017, si rivela di notevole importanza strategica. Per il momento si attende l’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti di entrambe le società, nonché il via libera delle autorità di regolamentazione. Ma da Shell si dichiarano fiduciosi, non prevedendo “grandi questioni” che possano bloccare il buon esito dell’operazione.

BG, il profilo

BG è la terza compagnia energetica britannica che opera principalmente nell’estrazione e commercializzazione di petrolio e gas naturale, impiegando attualmente ben 5,200 persone in 24 diversi Stati. La società venne creata nel 1997, quando la British Gas si scisse in due società separate: BG e Centrica. Nel 2000 la BG si è poi divisa in BG Group e Lattica Group. BG ha all’attivo numerosi progetti in Paesi come il Brasile, l’Africa dell’Est, l’Australia, il Kazakhistan e l’Egitto, rivelandosi interessante bersaglio per audaci scalate. Il principale obiettivo di questa mega operazione sarebbe proprio quello di riuscire ad espandere la produzione di gas, in modo da consentire a Shell di raggiungere una posizione di mercato non troppo distante da Exxon Mobile. La capitalizzazione di mercato di BG è di 46 miliardi di dollari, mentre Shell è valutata 202 miliardi di dollari contro i 360 miliardi di dollari di Exxon.

Le strategie dell’operazione

Sinergie operative a parte, l’acquisizione potrebbe avere anche uno scopo meramente difensivo. Dalla metà del 2014 il prezzo del petrolio ha subito un forte calo: si è passati da 115 dollari al barile di giugno 2014 a meno di 50 dollari al barile di gennaio 2015. Più del 40%. Il deprezzamento si deve principalmente al mancato accordo raggiunto dall’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), che controlla più del 40% del mercato mondiale, sulla limitazione di produzione di greggio. In una simile situazione le stime dicono che il numero di fusioni e acquisizioni sono destinate a crescere. Già nel 1998, quando il prezzo del petrolio crollò fino a raggiungere i 10 dollari al barile, in seguito all’aspra crisi finanziaria che colpì i mercati asiatici, il valore delle fusioni e delle acquisizioni aumentò di ben sette volte. In un tale contesto nacquero le “supermajor, protagoniste indiscusse dell’attuale mercato petrolifero globale. Exxon si fuse con Mobil, Bp incorporò sia Amoco che Arco, mentre Chevron comprò Texaco.

Gli analisti finanziari, interrogati sulla sorte del deal concluso tra Shell e BG, non si sono dimostrati affatto concordi. C’è chi ritiene che gli investitori di BG abbiano ricevuto un’offerta interessante, e chi, come Christian Stadler, associate professor alla Warwick Business School, richiama il peggio. Le attuali riduzioni economiche nel campo dell’industria petrolifera, dovute in parte anche alle difficoltà nel portare avanti gli onerosi progetti offshore, come quelli avviati nel Mare del Nord, condurranno, quasi sicuramente, a un importante taglio nei posti di lavoro.

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L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

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