martedì , 18 dicembre 2018
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South Stream: come portare il gas in UE aggirando l’Ucraina

Si sono susseguite numerose, negli ultimi anni, le dichiarazioni, ora del Commissario per l’Energia di turno, ora del Presidente della Commissione, che hanno ribadito più o meno calorosamente il sostegno dell’Unione Europea anche, benché non esclusivamente, al progetto di costruzione del gasdotto South Stream.

Il gasdotto, passando dal Mar Nero, mira a fornire gas russo al mercato europeo aggirando lo scomodo passaggio attraverso l’Ucraina. La Commissione si è a lungo sforzata di allontanare l’idea prevalente di un’incompatibilità tra interessi della Commissione ed interessi russi, il cui monopolista Gazprom è capofila del progetto South Stream. Dichiarazioni sempre accolte dagli osservatori internazionali, così come da quelli istituzionali, con una certa dose di scetticismo. Grazie a questo scetticismo, forse, non colgono troppo di sorpresa le ultime notizie relative alla costruzione del gasdotto, secondo le quali i lavori, già ufficialmente iniziati l’anno scorso in territorio russo e il mese scorso anche in Serbia, avrebbero dovuto iniziare a breve anche sui territori dei Paesi UE.

La Commissione Europea infatti ha comunicato solo in questi giorni che gli accordi firmati dagli Stati membri con Gazprom sarebbero contrari alla legislazione europea e quindi da rinegoziare. Il gasdotto proveniente dalla Russia sarebbe realizzato infatti grazie sulla base di una serie di accordi firmati singolarmente tra gli Stati di transito e la società russa. Gli Stati in questione sono sei Paesi europei (Bulgaria, Ungheria, Grecia, Slovenia, Austria e Croazia) e la Serbia. La Commissione, più volte interrogata a riguardo negli scorsi giorni, ha affermato che tali accordi non garantiscono il rispetto del “Terzo pacchetto dell’energia” che prevede l’unbundling, cioè la separazione della rete di produzione da quella di distribuzione.

Il governo russo ha espresso grande stupore per il fatto che  la Commissione sembra aver scoperto solo ora l’esistenza di accordi firmati già da tempo, la maggior parte dei quali, tra l’altro, resi pubblici. La portavoce del Commissario Oettinger ha ribattuto però che, benché gli accordi siano pubblici, la Commissione non è tenuta a verificarne spontaneamente e immediatamente, al momento della loro firma, la compatibilità con la legislazione europea. Dal fronte russo si è inoltre ricordato che la Gazprom ha già goduto di un’esenzione relativamente all’applicazione del terzo pacchetto dell’energia nel caso del gasdotto North Stream che, aggirando la Polonia attraverso il Baltico, porta gas russo in Germania.

Sempre la portavoce di Oettinger, in conferenza stampa coi giornalisti a Bruxelles, ha confermato l’esistenza di un’esenzione rispetto al North Stream, ma ha anche sottolineato che la possibilità di un’ulteriore esenzione per il South Stream potrà essere vagliata solo se giungerà una richiesta formale in tal senso da parte russa. Richiesta che Mosca non sembra intenzionata a formulare. L’applicazione della legislazione europea dovrebbe d’altronde riguardare esclusivamente la parte di gasdotto sul territorio europeo, imponendo dunque alla società South Stream il rispetto dei principi europei dell’unbundling limitatamente all’area europea del gasdotto.

Sul fronte della tempistica, infine, la Commissione Europea sostiene di aver ricevuto i testi degli accordi in oggetto solo in agosto su apposita richiesta presentata agli Stati Membri coinvolti già nel febbraio 2013. La vicenda dell’approvvigionamento di gas, che la Commissione ha storicamente sostenuto rappresentare non una questione politica, ma esclusivamente un problema tecnico volto alla garanzia della sicurezza energetica del mercato europeo ed alla protezione dei consumatori, rischia però di provocare una forte scossa agli equilibri europei.

Due sono infatti gli aspetti coinvolti. Da un lato, si ripresenta il problema delle relazioni con la Russia, in un momento ove tali rapporti sono già stati surriscaldati dalle vicende ucraine; dall’altro, che è quello più pericoloso, si pone il problema della compatibilità tra interessi europei e interessi nazionali e quindi, il ben più complicato problema della dimensione veramente europea di una politica energetica, che assume i contorni di politica estera. Mai come in questo caso è emersa la profonda crasi tra Commissione e Stati Membri, in un dialogo dove l’Unione piuttosto che parlare ad una sola voce riprende a parlare con ventotto voci differenti.

Nell’immagine i lavori di assemblaggio connessi alla costruzione del Nord Stream, nel 2011, a bordo della stazione semi-sommersa “Castoro sei” nel Baltico, in acque svedesi (photo: Wikimedia Commons)

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L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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