mercoledì , 12 dicembre 2018
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Photo © Palazzo Chigi, 2014, www.flickr.com

Finmeccanica: decolla il nuovo piano industriale

La Finmeccanica capitanata da Mauro Moretti, nominato CEO nel maggio 2014 da Matteo Renzi, non sta certo a guardare. E prende molto sul serio la responsabilità che deriva dall’onere-onore di essere il primo gruppo industriale italiano. Il 27 gennaio scorso, il consiglio di amministrazione del colosso italiano dell’aerospazio e della difesa ha infatti approvato il nuovo Piano Industriale per il 2015-2019, presentato a Londra davanti alla comunità finanziaria.

Origini italiane, presenza globale.

Finmeccanica, colosso industriale italiano leader nel campo delle alte tecnologie e uno dei maggiori operatori al mondo nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, è un gruppo globale con base in quattro Paesi – Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Polonia – e una presenza significativa in più di 20 Paesi nel mondo. Quotata alla Borsa di Milano (e posseduta al 30% dal Ministero delle Economia), Finmeccanica vanta tra le sue attività di core business il settore degli elicotteri (AgustaWestland), dell’Elettronica per la Difesa e Sicurezza (Selex ES e DRS Technologies) e dell’Aeronautica (Alenia Aermacchi), cui si aggiunge un posizionamento significativo nello Spazio (con le joint venture Telespazio e Thales Alenia Space) e nei Sistemi di Difesa (sistemi d’arma terrestri e navali, sistemi subacquei e settore missilistico).

Il Piano Industriale 2015-2019.

Partendo da un’analisi puntuale dello scenario del settore dell’aerospazio e della difesa e del posizionamento competitivo del Gruppo sul mercato globale, il nuovo Piano Industriale delinea i contorni di una nuova Finmeccanica, un Gruppo industriale coeso e dinamico, capace di tener testa ai suoi principali concorrenti europei e mondiali. Nello specifico, il Piano mira a razionalizzare le attività in tre settori chiave – Aerospazio, Difesa e Sicurezza – rafforzando così le aree nelle quali il Gruppo può già contare su un solido posizionamento, tecnologie all’avanguardia, oltre che prodotti competitivi sui mercati internazionali. “Non possiamo pensare di continuare a fare tutto. Dobbiamo diminuire il numero di business altrimenti in pochi anni andiamo fuori mercato su tutto. E all’interno dei business che rimangono dobbiamo selezionare i prodotti, perché non possiamo continuare a produrre 500 prodotti quando i nostri competitor ne fanno 150” ha spiegato senza giri di parole Mauro Moretti, nel corso di un’audizione alla Commissione Industria del Senato del 10 marzo.

AnsaldoBreda e Ansaldo Sts parlano giapponese.

È proprio con la lente della razionalizzazione delle attività che va letta la recente cessione (annunciata alla fine di febbraio) da parte di Finmeccanica di AnsaldoBreda e dell’intera partecipazione detenuta dal Gruppo in Ansaldo STS (40%) alla giapponese Hitachi. L’operazione permetterà a Finmeccanica di liberarsi del “peso morto” rappresentato dal settore ferroviario, liberando risorse da dedicare alle attività “core”, in linea con quanto enunciato nel nuovo Piano Industriale. In realtà, la dismissione delle due Ansaldo risponde anche a un altro scopo: ridurre il fardello di debiti che gravano sul Gruppo, pari all’imponente cifra di 4,7 miliardi di euro (a fronte di un capitale di 3,5 miliardi).

Finmeccanica ha un disperato bisogno di aumentare la sua redditività. Per dirla con le parole di Moretti, “se uno è nelle condizioni della Grecia non può fare la parte della Germania”. Tuttavia, a dire del CEO del Gruppo, i risultati per il 2014 (che saranno presentati tra qualche giorno) dovrebbero rivelarsi migliori del previsto: +700 milioni di euro rispetto al 2013. Se così sarà, Moretti potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Il nuovo Piano industriale è però ambizioso e la strada da qui al 2019 è tutt’altro che in discesa.

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L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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One comment

  1. Ludovico Caprara

    Non capsisco bene perche il settore ferroviario, in enorme espansione nel mondo, debba essere un peso morto in Italia. Forse era necessario tappare unulteriore buco, tipico nella mala amministrazione nel pubblico, regnante in Italia? Forse c’era bisogno di una scusa o giustificazione per la vendita (o svendita?)? Non mi stupirei affatto se lo fosse.

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