martedì , 20 novembre 2018
18comix
Visit of the Polish Prime Minister to the European Parliament in Strasbourg © European Union 2015 - source:EP

Stato di diritto, Polonia osservata speciale

Nel mese di gennaio la Commissione Europea ha attivato un’indagine nei confronti della Polonia, accusata di aver leso i diritti fondamentali dell’Unione.

Due in particolare le azioni motivo di allarme: la riforma della nomina dei direttori radio-televisivi e quella dei giudici della Corte costituzionale. Qualora il neo-governo di Beata Szydlo non fornisse risposte convincenti, il Paese rischierebbe di vedersi togliere il diritto di voto al Consiglio europeo.

Il nuovo governo e le riforme

Le posizioni euroscettiche del governo conservatore polacco – al cui vertice si trova il partito di Szydlo Diritto e Giustizia (PiS) – hanno subito allarmato l’UE. Durante la prima conferenza stampa tenuta in occasione dell’insediamento del governo, la Prima Ministra ha fatto togliere le bandiere dell’Unione dallo sfondo occupandolo solamente con quelle nazionali. Il gesto è stato da molti interpretato come una sfida nei confronti delle istituzioni europee.

Attraverso una procedura accelerata negli scorsi mesi il governo ha emendato la legge sulla nomina dei Giudici della Corte costituzionale. Le nuove regole prevedono l’annullamento delle ultime nomine (frutto del governo precedente) e l’elezione di cinque nuovi membri. Il mandato di Presidente e Vicepresidente è stato inoltre ridotto da 9 a 3 anni portando le cariche attuali vicine alla scadenza.

L’adozione dell’emendamento è vista da più parti come la volontà del governo di acquisire sempre maggiore potere all’interno delle istituzioni. Secondo le accuse quest’ultimo mirerebbe infatti a nominare solo Giudici di suo gradimento, limitando così la giurisdizione della Corte nello stabilire l’incostituzionalità o meno delle future norme.

Per quanto riguarda il controllo sui media pubblici, anche in questo caso è stata approvata una legge che affida all’esecutivo la nomina dei Direttori di radio e televisioni di Stato. In particolare, il nuovo ordinamento impone le immediate dimissioni dei Dirigenti in carica sostituendoli con quelli eletti dal governo. La vigilanza verrà inoltre affidata al Ministero del Tesoro e non più a un organo indipendente.

L’intervento della Commissione Europea

La Commissione europea, ritenendo che tali leggi mettano a rischio stato di diritto e democrazia, ha inviato a Varsavia una lettera sollecitando chiarimenti. Il primo Vicepresidente Frans Timmermans ha sottolineato il disinteresse politico dell’azione, giustificata piuttosto dall’obbligo di salvaguardia dei Trattati. La Commissione, in quanto custode della legge comunitaria, ha infatti l’obbligo di monitorare il rispetto delle norme e dei valori dell’UE da parte dei suoi membri. Qualora lo ritenesse opportuno potrà quindi inviare una raccomandazione alla Polonia chiedendole di “rientrare nei ranghi”. Se non dovesse adoperarsi in tal senso, potrà essere applicato l’art. 7 del Trattato sull’Unione europea sospendendo il diritto di voto della Polonia al Consiglio europeo.

Il ministro della giustizia Zbigniew Ziobro ha risposto alla missiva difendendo il governo. In occasione della recente plenaria di Strasburgo, la premier polacca Szydlo ha inoltre mostrato il suo disappunto riguardo all’azione della Commissione, sostenendo che le leggi approvate rispettano a pieno i Trattati Europei e la democrazia. La questione quindi tornerà sul tavolo dei commissari nel mese di marzo, con il possibile coinvolgimento anche del Consiglio d’Europa.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

Check Also

Mladic

Il carnefice di Srebrenica ,Ratko Mladić, condannato all’ergastolo

Ratko Mladić, ex generale delle forze serbo-bosniache, è stato condannato all’ergastolo in primo grado dal …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *