mercoledì , 20 giugno 2018
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ECRIS
Il Commissario Vera Jourova © European Commission, 2015

ECRIS, la Commissione più scambi di informazioni

Nell’ambito dell’implementazione della European Agenda on Security, il 19 gennaio la Commissione Europea ha presentato una proposta di Direttiva finalizzata al rafforzamento dello European Criminal Records Information System (ECRIS), e dunque alla facilitazione dello scambio di estratti di casellari giudiziali di cittadini extraeuropei fra le autorità nazionali degli Stati membri.

L’ECRIS e la European Agenda on Security

L’ECRIS è stato costituito nell’Aprile del 2012 sulla base della Decisione Quadro 2009/315/GAI e della Decisione 2009/316/GAI, adottate dal Consiglio allo scopo di rendere più agevole lo scambio elettronico di informazioni riguardanti eventuali condanne penali emesse nei vari Stati membri a carico di soggetti sottoposti a procedimenti penali, o semplicemente soggetti ad investigazioni criminali. Il sistema ha avuto fin da subito un certo successo, ed ogni anno vengono inviate in media 288.000 richieste.

Tuttavia, il sistema soffre di alcune carenze, soprattutto per quanto riguarda lo scambio di dati concernenti cittadini extraeuropei condannati nel territorio dell’Unione. Tali problemi sono collegati alla peculiarità di tali richieste: infatti, non avendo tali soggetti extraeuropei cittadinanza in alcuno degli Stati membri, le autorità sono obbligate ad inviare richieste ECRIS a tutti gli altri Stati al fine di ottenere un eventuale riscontro positivo riguardo a condanne penali. Questa eventualità, creando alti costi derivanti dalla necessità di analisi delle domande, è stata spesso scartata, e le autorità nazionali tendono ad utilizzare i soli dati archiviati nei propri casellari per evitare tali inefficienze.

Tuttavia, le preoccupazioni riguardanti tale prassi si sono moltiplicate con la presa di coscienza che i criminali tendono sempre più spesso ad agire appoggiandosi a reti che vanno ben oltre i confini nazionali e giurisdizionali dei singoli Stati. Rimediare a tali carenze è dunque uno degli obiettivi principali della European Agenda on Security, incorporata nella Comunicazione della Commissione (COM(2015)185) del 28 Aprile 2015 al Parlamento, al Consiglio, al Comitato Economico Sociale ed al Comitato delle Regioni.

È proprio sulla base di quest’ultimo strumento che è stata presentata la proposta, che tende a creare una procedura più efficiente tramite la quale le autorità possano individuare, tramite l’utilizzo di un indice-filtro, in quali Stati membri sono disponibili casellari giudiziari riguardanti il possibile autore del reato, per poi inviare la richiesta tramite ECRIS. Inoltre, è previsto che gli stessi obblighi riguardanti lo scambio di tali informazioni siano rispettati per quanto riguarda le impronte digitali: questo renderà più difficile il ricorso a false identità.

Cooperare contro il terrorismo (e non solo)

Lo scopo della proposta, come esplicitato dal Commissario per la Giustizia, la Tutela dei Consumatori e l’Uguaglianza di Genere Věra Jourová, è primariamente quello di rafforzare la risposta dell’Unione agli episodi di matrice terroristica che hanno colpito l’Europa negli ultimi mesi, minando lo spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia che caratterizza l’UE.

Tuttavia, il rafforzamento di tale sistema di cooperazione penale internazionale è auspicabile anche per quanto riguarda la lotta contro altri reati implicanti l’esistenza di network transnazionali (ad esempio, il traffico di esseri umani o di droga) o semplicemente i cui autori sfruttano la possibilità di muoversi in modo relativamente libero all’interno dell’UE. Infatti, tale riforma porterà ad una maggiore efficienza, nonché ad una riduzione dei costi. Le risorse così risparmiate potranno poi essere utilizzate per perseguire in maniera più efficace gli obiettivi che l’Agenda per la Sicurezza di pone.

Infine, la maggiore sinergia nello scambio di questo tipo di dati potrà avere un diretto beneficio per gli stessi cittadini extra-UE. Infatti, essi potranno dimostrare più facilmente di avere la “fedina penale pulita” ai fini, ad esempio, della ricerca di un impiego all’interno di uno degli Stati membri. Tale iniziativa rappresenta insomma un importante segnale per la cooperazione in materia di sicurezza dei cittadini, soprattutto considerando la sua presentazione in un momento in cui le conquiste di Schengen stanno pericolosamente traballando.

Come affermato dal Commissario, la proposta appena pubblicata sarà sottoposta al Consiglio Giustizia e Affari interni, per poi proseguire il suo iter legislativo fino all’emanazione di una Direttiva.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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