lunedì , 24 settembre 2018
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© Parti Socialiste Flickr

Francia, premier Valls frena sulle quote migranti

Dopo il Summit Europeo straordinario del 23 aprile in cui gli Stati membri si sono pronunciati per una più stretta collaborazione in materia di immigrazione, il 13 maggio la Commissione Europea ha pubblicato l’Agenda europea per ottimizzare l’impegno comunitario per gestire le migrazioni e, come da volontà dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, affermare il clima di solidarietà fra gli Stati membri.

Se da una parte si pensa di attivarsi via mare per impedire alle navi dei trafficanti ulteriori sbarchi, dall’altra si vuole affrontare l’emergenza dell’accoglienza, spartendo omogeneamente i numerosi profughi fra i vari Stati membri nei periodi di particolare drammaticità. Sono così fissate per ogni Stato membro delle quote di accoglienza obbligatorie, in base a demografia, tasso di disoccupazione e PIL di ciascun Paese.

Si tratta di una manovra logistica per venire in aiuto in particolare alle strutture italiane e greche, messe sotto enorme pressione in questo periodo. Per il lavoro svolto finora, infatti, Italia e Grecia non sono state prese in considerazione per la ripartizione delle quote.

Menton, frontiera

Questo week end il Primo Ministro francese Manuel Valls era in visita istituzionale nella città di Menton, dipartimento delle Alpi-Marittime nel Sud della Francia. Menton è un comune di 30.000 anime che confina con l’Italia sulla costa del Mar Ligure, a una manciata di km da Ventimiglia. L’intervento del Primo Ministro francese ha visto al centro il problema del controllo delle frontiere, in particolare quella con l’Italia. Valls si è recato in questa zona sotto invito del Presidente del Dipartimento Eric Ciotti, il quale ha invitato il governo a visitare i luoghi in cui quotidianamente un centinaio di immigrati al giorno riesce a introdursi in Francia senza autorizzazione.

Ogni giorno nella stazione della cittadina un piccolo commando di poliziotti è incaricato di controllare l’afflusso di passeggeri che transitano fra i due Stati confinanti. Nonostante questo, si calcola che un numero non precisato di persone “irregolari” riesca comunque a passare il confine.

Valls: “no alle quote obbligatorie”

Manuel Valls era Ministro dell’Interno sotto il governo di Ayrault, che, una volta caduto, lo ha visto salire alla carica di Primo Ministro nominato da Hollande, esattamente un anno fa. Da allora il cinquantaduenne francese sa come occupare le prime pagine dei giornali francesi. Nel suo discorso a Menton ha applaudito l’idea di creare delle guardie di frontiera europee, come ha previsto l’Agenda europea sulla migrazione, ma ha anche definito la netta posizione contraria della Francia per quanto riguarda l’attuazione delle quote di migranti.

Attualmente la Francia non è disposta a accettare questo compromesso. Innanzitutto per Valls bisogna distinguere due categorie di profughi: i migranti e i richiedenti asilo, una distinzione che la Commissione Europea non attua. Il Primo Ministro francese ha dichiarato che la Francia ha già fatto molto nel campo dell’accoglienza dei richiedenti asilo: in particolare, in occasione delle guerre in Iraq e Siria, l’Esagono ha accolto circa 10.000 rifugiati. In aggiunta Valls ha auspicato che gli altri Paesi europei facciano altrettanto, ricordando come la Francia sia impegnata allo stesso tempo in operazioni militari.

Di certo, è curioso ricordare come Manuel Valls sia nato a Barcellona, da padre catalano e madre italiana e sia cittadino francese solo dall’età di 20 anni.

Prima della classe, di malavoglia

Nel suo intervento, sottolineando che la collaborazione statale in materia di immigrazione deve rimanere su base volontaria, ha espresso la volontà che si attui una ripartizione fra i vari Stati solamente dei richiedenti asilo.

Il discorso essenzialmente è questo: la Francia è ben disposta, come mostrato finora, ad accogliere i richiedenti asilo nel proprio territorio, ma il lavoro di selezione e smistamento deve essere fatto nei Paesi dove sbarcano i migranti, in prima linea. E una volta individuati i possibili rifugiati politici, l’UE deve smistarli in maniera omogenea, mentre i restanti immigrati devono essere respinti alla frontiera.

Essenzialmente la Francia ha paura di esser la prima della classe, senza che gli altri si applichino. La frontiera fra Italia e Francia sarà oggetto di discussione ancora nelle prossime settimane, poiché si sta valutando una proposta di legge che estende sino a 20 chilometri dal confine l’area in cui le autorità francesi possano compiere controlli autorizzati.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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