domenica , 23 settembre 2018
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5 ottobre, la visita del presidente turco Erdoğan alla Commissione. Qui con Jean-Claude Juncker a Bruxelles © European Commission

Immigrazione, patto scomodo con la Turchia?

Tra il 15 e il 16 ottobre si è svolto a Bruxelles un nuovo vertice del Consiglio europeo sul tema immigrazione. Come ha dichiarato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, si è trattato di una riunione breve ma importante: nessuna decisione formale o vincolante ma sono stati toccati punti cruciali e l’emergenza immigrazione è stata affrontata con un’ottica diversa. Non si è infatti parlato di quote di ricollocamento interno dei migranti tra i Paesi membri, ma l’attenzione si è concentrata sui confini esterni dell’Europa e sul dialogo con i Paesi terzi di provenienza.

Frontex rafforzata, dubbi sui centri di raccolta

Sul primo versante in particolare, è stato deliberato il rafforzamento del mandato di Frontex, che dovrà essere competente anche a gestire la registrazione e ad occuparsi direttamente dei ricollocamenti. Si è auspicata in tal senso l’istituzione di un ufficio rimpatri all’interno di Frontex per sostenere gli sforzi che già compiono i Paesi membri in questa direzione. Inoltre è stato prospettato, anche se per la realizzazione di questo obiettivo la strada sembra più incerta, lo sviluppo di un sistema comune europeo di guardie di frontiera e costiera. La Germania e la Francia hanno infine fatto pressione per la creazione, entro i termini calendarizzati nei vertici precedenti, degli hotspot nei Paesi di confine, che dovrebbero avere, a parere di Merkel e Hollande, funzioni non solo di registrazione ma anche di prima assistenza. Quest’ultimo aspetto crea però disaccordo perché Italia e Grecia si rifiutano di considerare gli hotspot come una sorta di “campi di concentramento”.

Il Consiglio ha infine previsto la necessità di conseguire misure operative concrete in occasione del prossimo vertice sull’immigrazione di La Valletta (che si terrà tra l’11 e il 12 novembre prossimo) con i capi di Stato e di governo africani, in particolare sulle tematiche del rimpatrio e riammissioni, smantellamento reti criminali e soprattutto in merito agli sforzi per sostenere lo sviluppo sociale ed economico africano. È stato infatti chiesto agli Stati membri di contribuire con più decisione agli sforzi compiuti a sostegno del fondo fiduciario europeo regionale in risposta alla crisi siriana e del fondo fiduciario europeo per l’Africa.

Il ruolo centrale della Turchia

Ma le novità più importanti riguardano i rapporti con i Paesi terzi, soprattutto con la Turchia. Il Consiglio infatti si è detto pronto a incrementare la cooperazione politica ed economica con Ankara. L’Europa sembra sia disposta ad acconsentire la velocizzazione sia delle procedure per la liberalizzazione dei visti europei per i cittadini turchi sia del processo di integrazione europea in cambio di un impegno da parte di Erdogan ad alleggerire il flusso migratorio siriano proveniente dalle coste turche tramite il rafforzamento dei controlli sui confini.

Non c’è stata (per ora) alcuna approvazione formale del possibile accordo con la Turchia, oggetto di negoziati gestiti attualmente dal primo vicepresidente della Commissione europea Timmermans; tuttavia i leader europei sembrano di fatto aver condiviso il progetto che prevede l’erogazione a favore del governo turco di circa 3 miliardi per sostenere la gestione dei campi profughi e il contenimento di circa 2 milioni di rifugiati siriani presenti in Turchia.

Patto con il “diavolo” ?

È comunque presto per fare previsioni: se c’è chi mostra un atteggiamento più cauto, rimettendo ogni valutazione all’esito delle elezioni turche anticipate che si terranno i primi di novembre, la visita della Cancelliera Merkel al Presidente turco domenica scorsa la dice lunga sull’importanza che per la Germania riveste l’accordo UE-Turchia. Dietro l’ironia diffusasi sul web per il trono che Erdogan ha fatto allestire per l’occasione, inevitabilmente inizia a serpeggiare il dubbio della reale convenienza ma soprattutto sulla legittimità di un accordo europeo con un Paese in cui la tutela dei diritti umani è quanto meno dubbia: può l’Europa, pur di ottenere un alleggerimento della pressione migratoria e gestire l’emergenza dei flussi, mostrarsi indifferente in particolare alle persecuzioni di Erdogan verso la minoranza curda?

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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