lunedì , 24 settembre 2018
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mandato d'arresto europeo
© Stefano Corso

Mandato d’arresto europeo, novità sui tempi di esecuzione

La cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri dell’Unione Europea è sempre stato uno degli obiettivi più ambiziosi della costruzione di una comunità europea che, ancor prima di economica, mirava a essere politica. Questo era l’obbiettivo del terzo pilastro GAI, relativo alla giustizia e agli affari interni, ora inglobato all’interno del TUE e TFUE.

Sull’onda di un periodo di forte euroentusiasmo, nel 2002 si arriva a un risultato storico: la decisione quadro relativa all’istituzione del mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri. Questa decisione-quadro, poi ulteriormente modificata nel 2009, aveva uno scopo preciso: vista l’acquisizione di un carattere sempre più transnazionale della criminalità europea, non solo organizzata, e le rigidezze del sistema tradizionale di estradizione, si cercava uno strumento già comune agli Stati membri, dal punto di vista giuridico-concettuale, al fine di rendere più facile e naturale perseguire un indiziato che avesse commesso un reato in un Paese e che però fosse riuscito a riparare in un altro.

Il mandato d’arresto europeo

Nella sostanza, la procura di un Paese richiede a un’altra, quella del Paese in cui si trova l’indiziato, di arrestarlo e di consegnarglielo allo scopo di esercitare l’azione penale, o eseguire una pena privativa della libertà personale. Tutto ciò alla luce del principio di mutuo riconoscimento ma anche della tutela dei diritti fondamentali dell’individuo e dell’Unione così come garantiti dall’articolo 6 del TUE. Tuttavia occorre ricordare che l’articolo 17 della stessa decisione-quadro stabilisce garanzie procedurali importanti per il destinatario finale del mandato d’arresto. Si presume che la questione relativa alla determinazione finale sull’esecuzione del mandato d’arresto sia urgente e che debba essere trattata dalla procura del Paese ricevente entro un termine di 60 giorni dall’arresto della persona interessata o di 10 giorni nel caso in cui quest’ultima acconsenta alla sua consegna presso la procura richiedente.

Se questi termini non sono rispettati, esiste la possibilità di una proroga di 30 giorni, provvedimento che deve essere adeguatamente giustificato dalla procura del Paese in cui è presente l’indiziato. Per quanto riguarda i termini per la consegna, il discorso è più o meno il medesimo: il termine è di 10 giorni dalla determinazione finale. Se il termine scade e non vi sono gravi motivi di carattere umanitario, la persona in custodia dovrà essere rilasciata.

Il caso Lanigan

A partire dall’incontro tra queste e altre norme della decisione quadro e gli articoli della CEDU in materia di libertà personale ha origine il caso del signor Francis Lanigan. La procura di Dunnengan, Regno Unito, emana nel dicembre 2012 un mandato di arresto europeo nei confronti di Lanigan per omicidio e possesso di arma da fuoco finalizzata ad attentare alla vita connessi a fatti risalenti al 31 maggio 1998. Il 7 gennaio 2013, la High Court Irlandese (Lanigan si trovava in Irlanda), autorizza la polizia nazionale ad arrestarlo.

Tuttavia la Corte inizia tardi l’esame della situazione dell’arrestato (giugno 2014) a causa di una serie di incidenti procedurali. A dicembre Lanigan sostiene che non può essere consegnato alla procura inglese in quanto le scadenze prima descritte sono maturate, anche per l’obbligo della custodia. La High Court decide di sospendere il procedimento e chiedere a Lussemburgo quale sia l’effetto della scadenza dei termini sulla determinazione finale del mandato di arresto e sulla procedura di consegna, nonché se ciò dia diritti all’individuo rimasto in custodia più del dovuto.

Lussemburgo dà una risposta un po’ salomonica, volta ad ingraziarsi i giudici nazionali e a far sì che scompaiano da questa disciplina le pratiche dilatorie, che ne minano l’effettività. Essa statuisce che la scadenza dei termini già citati non preclude il mantenimento in custodia dell’arrestato se ciò è conforme al regime del paese che dà esecuzione al mandato. Tuttavia, il periodo supplementare in custodia non deve essere eccessivo, valutazione che rimane nella piena discrezionalità della corte interessata. Nel caso in cui la procura che deve decidere del mandato scelga di interrompere la custodia, dovrà porre in essere tutte le misure necessarie per evitare che l’interessato si sottragga all’eventuale futura consegna.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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