lunedì , 17 dicembre 2018
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Misurare l’infiltrazione mafiosa: si può. Intervista a Stefano Gurciullo

Nei giorni scorsi, le pagine di Europae hanno ospitato riflessioni sulle strategie adottate dall’Unione Europea contro la criminalità organizzata e sull’annoso problema della banconota da 500 euro, usata spesso in affari illeciti. Questo filone di inchiesta si arricchisce oggi con un produttivo e stimolante colloquio con Stefano Gurciullo, ventitreenne siracusano, dottorando presso la University College London e ideatore, grazie ad un’innovativa unione degli  studi economici con la disciplina dell’intelligenza artificiale, di un indice che misura il grado di infiltrazione della mafia in un determinato sistema economico.

Stefano_Gurciullo

Quando ha iniziato ad interessarsi di contrasto alla criminalità organizzata?

Essendo nato e vissuto in Sicilia fino all’età di 16 anni, il clima mafioso l’ho sempre percepito. Già covava in me un senso di ribrezzo e risentimento nei confronti del fenomeno, ma mai avevo pensato di far davvero qualcosa a riguardo. Forse perché, nel mio contesto, la mafia è percepita come un male, sì, ma con cui si deve convivere. C’è sempre e sempre ci sarà, come il sole.

Cosa le ha fatto cambiare idea?

Dopo il terzo anno di scuola superiore, ho ottenuto una borsa di studio per trascorrere gli ultimi due anni presso il Collegio del Mondo Unito a Trieste. Ho studiato e mi sono confrontato con studenti proveniente da più di 80 Paesi del mondo. Immerso in tale contesto internazionale, ho fatto tesoro delle opinioni delle persone provenienti dagli altri Stati nei confronti dell’Italia. Ed ho capito che fare qualcosa per questo Paese era una priorità. Ho così iniziato a studiare cosa accade quando la mafia si infiltra nell’economia reale, in particolare nella aziende. Ho studiato i bilanci di una società finita in mano della criminalità organizzata ed ho prodotto una presentazione sull’argomento a 17 anni. Le aziende controllate dalla mafia sono estremamente competitive e riescono a battere la concorrenza grazie all’elevato livello di integrazione verticale con l’intera filiera di imprese infiltrate. Così riescono a presentarsi sul mercato con prezzi minori e danneggiano le imprese oneste.

A quel punto si trasferisce a Londra. Come ha approfondito ulteriormente le tematiche della criminalità organizzata?

All’età di 18 anni ho iniziato a frequentare la triennale in economia e la scelta della città cadde su Londra, dove sono fortemente incentivate le ricerche indipendenti da parte degli universitari. Ho iniziato ad approfondire il ruolo dell’Africa Occidentale come enorme ganglio di snodo dei traffici internazionali di cocaina. Negli anni ‘90 fino al 2002 circa, il punto focale dei traffici erano i Caraibi. Poi, il deciso intervento degli Stati Uniti con il programma Caribbean Basin Security Initiative ed il successivo finanziamento di programmi di sicurezza dei governi locali ha fatto sì che il crimine organizzato si trasferisse in Africa. In particolare in Guinea-Bissau, in Gabon ed in Costa d’Avorio. Governi e forze criminali corruttibili hanno permesso che le mafie utilizzassero senza troppi problemi porti e aeroporti locali per spedire la droga nel resto del mondo e gran parte di essa in Europa. 
Sonia ALFANO, Cecilia MALMSTROM

E’ lodevole l’iniziativa dell’istituzione della commissione CRIM da parte del Parlamento Europeo. Tempo fa ho avuto un colloquio con il presidente Sonia Alfano e ritengo una priorità assoluta la redazione di una legge europea sulla confisca dei beni mafiosi. L’UE deve inoltre intervenire con programmi ben specifici di rafforzamento delle forze di sicurezza dell’Africa Occidentale prima che le mafie si espandano a macchia d’olio in quei Paesi.

Ci parli del suo progetto che applica l’intelligenza artificiale alla lotta alla criminalità.

Ho sviluppato un modello che partendo da dati noti, ad esempio il livello di infiltrazione delle mafie nel settore delle costruzioni, riesce tramite un processo di inferenza statistica a produrre stime riguardo tutti gli altri settori economici. Si basa tutto sulla teoria delle reti. Ovviamente vanno conosciute le caratteristiche delle transazioni economiche nei vari settori e soprattutto avere la disponibilità dei dati per fare in modo che funzioni. Nel Regno Unito le mie ricerche hanno interessato la Serious Organised Crime Agency. E’ fondamentale per le autorità conoscere i livelli di infiltrazione dei vari settori per avere un indice di priorità negli interventi di contrasto. Altre importantissime iniziative si basano sugli agent-based models, dei programmi informatici di simulazione economica, ormai largamente diffusi, che simulano comportamenti e transazioni economiche di un dato sistema. L’ostacolo principale di questi modelli è insito nella conoscenza, o meno, delle regole di funzionamento di un determinato settore, senza la quale avere degli output affidabili è quasi impossibile. Si tratta di ricerche affini a quelle portate avanti dal gruppo italiano che faceva parte del FutureICT, programma che si era candidato al bando europeo che avrebbe poi assegnato i fondi al progetto grafene ed allo Human Brain Project.

 

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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