mercoledì , 12 dicembre 2018
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Il tedesco De Maiziere e il Ministro della Giustizia italiano Orlando a Lussemburgo (Foto: EU Council)

Procura europea: ancora resistenze da parte degli Stati membri

di Filippo Balducci

Nonostante non sia ancora venuto alla luce, l’Ufficio del Pubblico Ministero Europeo (EPPO) può già vantare una lunga vita nel dibattito istituzionale europeo. Sin dal 1970, anno di istituzione delle “risorse proprie comunitarie”, il costante ampliamento del volume degli interessi economici della Comunità ha comportato, in parallelo, l’aumento dei crimini perpetrati contro di essi.

La necessità di un organo sovranazionale di repressione di tali reati è stata immediatamente avvertita dalla Commissione e dal Parlamento europeo, veri promotori dell’istituzione della c.d. Procura europea. Le due istituzioni hanno però dovuto ripetutamente scontrarsi con la riluttanza degli Stati membri a cedere una competenza così rilevante quale lo jus puniendi, il “diritto di punire”, elemento caratteristico della sovranità nazionale. Un altro problema riguarda il principio del ne bis in idem, pietra angolare dei diritti fondamentali dell’imputato, per il quale un accusato non può essere giudicato due volte per lo stesso reato. Spesso questo principio è diventato la “pietra d’inciampo” nella repressione di crimini transnazionali.

La linfa vitale al continuo sviluppo del progetto è stata però il diffuso senso di inadeguatezza dei tradizionali strumenti di cooperazione giudiziaria percepito dagli operatori giuridici. Il primo tentativo di dare struttura e disciplina all’EPPO, all’interno dell’allora “terzo pilastro”, risale al 1997, anno di pubblicazione dello studio affidato alla squadra guidata dalla professoressa Delmas-Marty. Il progetto, fonte di innumerevoli discussioni dottrinarie, trovò solo nel 2009 un riscontro normativo nel Trattato di Lisbona e quindi nell’art. 86 del TFUE. L’articolo, che risulta ad oggi ancora inattuato, dota il Consiglio del potere di deliberare all’unanimità l’istituzione di “una Procura europea”, al fine di “combattere i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione”.

Su tale base normativa riposa la disciplina contenuta nella Proposta della Commissione del 2013, che prevede una struttura decentrata in cui un “Comitato dei Dieci” – formato dal Pubblico Ministero Europeo, con i suoi sostituti e collaboratori – coordini e diriga i c.d. “Pubblici Ministeri Delegati”, ossia pubblici ministeri nazionali che l’autorità interna assegni a tale ufficio. È fondamentale che tali soggetti siano assolutamente autonomi da ogni forma di controllo esogeno nell’esercizio delle proprie funzioni: sintomatica è la previsione secondo cui per la destituzione del PM sia richiesto il consenso della Procura europea.

Fonte: European Commission
Fonte: European Commission

Dal punto di vista istituzionale, l’inserimento dell’EPPO nell’attuale edificio prevede un appoggio sulle strutture dell’Eurojust e una sostanziale erosione dell’ambito di azione dell’OLAF, organo preposto alla lotta alle frodi all’UE, che diverrebbe competente solo in via residuale.

La struttura si occuperebbe di circa 2500 casi annui, corrispondenti ad un volume sottostimato di circa 500 milioni di euro di danni alle finanze dell’Unione. Dal punto di vista meramente processuale, le indagini, seguite a livello nazionale dal PM delegato, potrebbero sempre usufruire di prove legittimamente raccolte in un altro Paese, nonché avvalersi di una più agevole disciplina dell’estradizione. I casi verrebbero trattati innanzi ai tribunali nazionali, nei confronti delle cui decisioni sarebbe sempre possibile impugnare sia a livello nazionale che, in conformità ai presupposti richiesti, a livello comunitario.

Dal punto di vista dei diritti dell’imputato, l’elencazione contenuta nella Proposta appare garantista e rimanda alla legislazione europea e specificatamente alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE a cui vanno ad aggiungersi i diritti previsti dalla CEDU e l’elaborazione giurisprudenziale della Corte di Strasburgo. Sebbene la proposta della Commissione possa presentare alcuni elementi di criticità (ad esempio la mancata attribuzione di altre tipologie di reati di carattere transnazionale), la figura del Pubblico Ministero Europeo rappresenta una prima importante tappa di un percorso che porti infine alla costruzione di un vero processo penale europeo.

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