martedì , 19 giugno 2018
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A sinistra Jean Asselborn, ministro per Esteri e Immigrazione del Lussemburgo (presidente di turno del Consiglio Ue), a destra il Commissario agli Affari Interni Dimitrios Avramopoulos © The European Union

Terrorismo, governi Ue spingono sul registro passeggeri PNR

L’approvazione della direttiva sul registro dei dati dei passeggeri (PNR – Passenger name record) sembra sempre più vicina. Nella giornata di venerdì scorso è stato raggiunto a Bruxelles un importante pre-accordo tra i Ministri degli Interni dei governi europei sul contenuto che dovrà avere la direttiva riguardante tale sistema di registrazione; il 10 dicembre ci dovrà essere l’ok anche da parte della Commissione europarlamentare per i diritti e le libertà civili (Libe), responsabile del dossier, e infine la formalizzazione ufficiale dell’accordo, con il voto della plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo il 15 dicembre prossimo.

Il compromesso tra privacy e sicurezza

Sembra quindi che, in nome dell’allerta ma anche della determinazione a voler adottare misure decise e in tempo rapido, le istituzioni europee stiano mettendo in secondo piano i tanti dubbi su una possibile violazione della privacy che avevano ostacolato il faticoso iter di approvazione del dossier, presentato nel lontano 2007. L’accordo tra i leader europei ha il sapore di un compromesso, comunque in questo caso davvero necessario per proseguire nell’approvazione di quello che viene ritenuto un importantissimo strumento per la lotta al terrorismo.

Il PNR è il registro che dovrà raccogliere e conservare i dati dei passeggeri a bordo degli aerei da e verso l’Europa: a seguito delle ultime decisioni, il suo ambito di applicazione è stato esteso anche ai voli intraeuropei, compresi i charter. Tuttavia, come il Ministro Alfano ha subito specificato in merito ai voli comunitari, l’accordo è stato raggiunto tra i governi e non tra le istituzioni europee; il che significa che non è per ora obbligatorio né automatico, ma avverrà solo su base volontaria e a seguito di formale richiesta di uno Stato verso l’altro. I dati che le compagnie aeree saranno costrette a registrare e a mettere a disposizione delle autorità di polizia sono di vario tipo: anagrafici per lo più, ma anche informazioni concernenti la destinazione del viaggio, i metodi di pagamento, il numero di carta di credito, il posto assegnato, la tipologia del bagaglio.

La conservazione dei dati

Per quanto riguarda la spinosa questione della conservazione dei dati, anche in questo caso è stata raggiunta una soluzione mediana tra le diverse posizioni di Paesi e istituzioni europee: i dati saranno liberamente accessibili dalle autorità per sei mesi, mentre per i successivi quattro anni e mezzo lo saranno in modo “criptato”, cioè a seguito dell’espletamento di una complessa procedura, anche se semplificata per le autorità giudiziarie. A livello nazionale tutti gli Stati sono chiamati a formare un’unità indipendente che si occupi della gestione di questo registro.

Per ora solo la metà dei Paesi europei ha attuato tale sistema, ma il raggiungimento di questo accordo dimostra la volontà di tutti gli Stati di impegnarsi in questa direzione. I dati dei passeggeri già oggi sono raccolti dalle compagnie aeree ma ciò che adesso cambierà per gli utenti dei servizi dell’aviazione civile è il fatto che tali informazioni saranno a completa disposizione delle autorità di polizia europee, al solo fine, come si specifica nell’accordo, di prevenire, individuare, indagare e reprimere atti di terrorismo e altri gravi reati.

Ue, altri passi nella lotta al terrorismo

Secondo le dichiarazioni del Commissario europeo degli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, il sistema sarà operativo “quasi immediatamente” e “comunque appena possibile”. Dopo l’approvazione definitiva prevista per il 15 dicembre prossimo, toccherà agli Stati recepire la direttiva e creare le condizioni per la sua attuazione concreta.

Nel Consiglio è stata anche approvata la base legale per il rafforzamento di Europol e si è prevista dal 1 gennaio la costituzione del Centro Europeo Antiterrorismo (Ectc), la piattaforma per lo scambio di informazione tra i Paesi membri. Schengen invece, che in base alle previsioni avrebbe dovuto subire forti compressioni all’esito dell’incontro, non ne esce minimamente intaccato: il principio che si è infatti voluto affermare è che le frontiere devono essere rese sicure e non chiuse; infine la Commissione il 15 dicembre proporrà la consultazione obbligatoria per gli Stati membri del database di Schengen (Sis II).

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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