mercoledì , 12 dicembre 2018
18comix

Grecia: vendita isole e sostenibilità privatizzazioni

Sin dall’inizio della crisi la Troika, composta da Fondo Monetario, BCE e Commissione, ha vincolato l’accesso ai vari fondi di salvataggio alla vendita di partecipazioni ed asset in mano pubblica. Le privatizzazioni fanno da sempre parte dell’agenda liberale e sono realizzate in base al teorema che “privato è bello”: i favorevoli alle privatizzazioni ritengono, infatti, che una riduzione del ruolo dello Stato nell’economia possa portare ad esiti desiderabili. Alla gestione statale è infatti spesso associata la corruzione, la clientela o l’assenza di sufficienti incentivi all’investimento.

Il processo di privatizzazione greco si sta dipanando con gravi ritardi e confusione, e non mancano i sospetti di corruzione sull’ente preposto alla delicata fase di cessione delle partecipazioni, il Taiped. L’aspetto più preoccupante però, oltre alla scarsa credibilità con cui è stato preposto il piano, è il grosso punto interrogativo che circonda tutta l’operazione: ha un senso? Per ora si può dire tranquillamente che, a prime operazioni di cessione concluse (un esempio noto è quello delle Poste elleniche), non si rintraccia nessun miglioramento nella solvibilità di lungo termine dell’economia greca. A dir la verità, il Paese ha migliorato di molto la propria performance per quanto concerne il deficit, ridottosi ormai a zero, ma ciò non ha alcun collegamento con le privatizzazioni, essendo semmai frutto di radicali politiche interne che hanno ridotto i salari e le spese statali.

Non bisogna dimenticare – anche se con i tassi sui bond decennali al minimo storico qualcuno potrebbe farlo – che il vero fronte caldo per Paesi come Grecia e Italia resta il debito pubblico: in caso di grave crisi internazionale o di una qualsiasi altra “miccia”, i mercati potrebbero sempre ricordarsi che queste nazioni hanno debiti pubblici molto elevati che le costringono a versare ogni anno una quota altissima di interessi. Il debito greco si avvia a sfondare per quest’anno la stratosferica quota del 165% del PIL e la tendenza alla crescita non pare arrestarsi. Questa situazione non deve sorprendere, per almeno tre motivi:

  1. i progetti di privatizzazione avviati sono in gran parte “privatizzazioni parziali” (permane, in altre parole, la regola della golden share del Tesoro), per cui l’impatto dei capitali privati è in realtà attutito;
  2. per risultare convenienti, le privatizzazioni dovrebbero portare a dei miglioramenti di efficienza tali da compensare il calo di gettito fiscale per lo Stato: ciò avviene molto di rado e molto difficilmente nelle attuali condizioni, caratterizzate da un mercato in crisi;
  3. l’elemento psicologico: non bisogna sottovalutare l’effetto straniante che le privatizzazioni provocano in larghe fasce della popolazione. La cessione, per quanto solitamente parziale, di porti, aeroporti e infrastrutture indica che lo Stato “è alla canna del gas” e l’effetto sulle aspettative personali e collettive può essere disastroso.

A proposito di quest’ultimo punto, è eloquente il dibattito che si è creato intorno alla cessione dell’isola di Efalonissos: nel 2013 il Guardian aveva inserito l’isola di Efalonissos al primo posto tra le località più belle della Grecia, con le sue spiagge bianchissime e impalpabili, il mare cristallino e la natura incontaminata. Negli ultimi tre anni la Grecia ha ceduto molte isole a ricchi magnati arabi o russi, e lo ha fatto anche a prezzi stracciati, ma stavolta la misura pare colma. I giornali ellenici gridano alla vergogna e gli ambientalisti si sono mobilitati in forze. Gli effetti sociali di un vasto piano di privatizzazione attuato su un Paese martoriato dalla crisi non sono da sottovalutare e spiegano almeno in parte il successo ed il cospicuo numero di consensi raccolto dalle forze della sinistra radicale greca alle ultime elezioni europee.

Nell’immagine, una veduta dell’isola di Efalonissos (photo © Dnalor 01, 2005, www.flickr.com)

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

Check Also

Italia, la manovra e il chicken game

Il classico esempio della teoria dei giochi, il “chicken game”, prevede che a vincere in …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *