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Integrazione dei Rom, la strada è ancora lunga

Il 18 giugno 2015 la Commissione Europea ha proposto un nuovo piano di sostegno in merito alla questione dell’integrazione dei gruppi etnici minoritari in Europa, con un occhio di riguardo per l’etnia Rom.

La posizione italiana

Solo poche ore prima, il Ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano si era espresso con toni duri sul problema dei campi nomadi, con un tweet piuttosto estremo, “occorre smantellare i campi rom”, inviato subito prima di un incontro al Viminale con i sindaci italiani. Il messaggio, corredato e completato degli hashtag #avantitutta e #lagiustadirezione, pareva lasciare poco spazio all’immaginazione, ma il sindaco di Torino e Presidente dell’Anci, Pietro Fassino, ha spiegato meglio la posizione del Governo in merito. L’obiettivo sarebbe infatti quello di sostituire i campi, pericolosi e inadatti, con strutture abitative di accoglienza.

Il piano della Commissione

In quest’ottica, il progetto dell’Italia si allinea proprio con le proposte lanciate il giorno successivo dalla Commissione Europea, che vanno a integrare e ad aggiornare il programma già in corso. Il piano, che completa e rende effettive disposizioni proposte tra il 2011 e il 2012, è strutturato sull’arco di tempo 2014-2020 e comprende finanziamenti a piani europei di integrazione a livello locale  per oltre 90 miliardi di euro. Questa somma dovrà essere utilizzata per promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà delle comunità marginalizzate. L’obiettivo è naturalmente quello di procedere nella direzione indicata, in particolare per i Rom che, essendo uno dei gruppi più antichi e diffusi, rappresentano un punto al tempo stesso critico e strategico del piano di integrazione.

Speranze e perplessità

La Commissione ha esposto anche le sue perplessità riguardo ad una situazione che rimane complicata e a cui si aggiungono problemi collaterali, ma connessi, come l’esplosione del caso “migranti” in Italia e in tutta Europa. Le preoccupazioni sorgono da una documentata nuova ondata di anti-gitanismo e di discriminazione, che deve essere immediatamente affrontata con piani nazionali e locali di integrazione e educazione.

L’auspicio è quello di un’azione più organizzata e responsabile, con la partecipazione degli stessi enti nazionali europei, e non solo piani cittadini e locali. Da questo punto di vista, il piano italiano pare allinearsi con quello europeo, mostrando più attenzione ad un’azione integrata e coerente su tutto il territorio.

La delicata questione dell’integrazione dei gruppi Rom in Europa appare oggi più che mai da affrontare e da comprendere, anche e soprattutto per poter affrontare in modo consapevole le nuove sfide che si profilano all’orizzonte e che richiedono una risposta immediata.

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L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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