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La realtà distorta della disoccupazione giovanile in Europa

Il tema del lavoro è ormai centrale nel dibattito politico. Quel che si dice e i dati usati sono però troppo spesso addomesticati e non rappresentano la realtà del tessuto sociale. Il Consiglio EPSCO (occupazione, politica sociale, salute e affari dei consumatori), ossia il Consiglio dei ministri dell’UE preposto a legiferare sui temi del lavoro, ha recentemente approvato la proposta di destinare, per il periodo 2014-2020, 6 miliardi di euro per cercare di risolvere il problema della disoccupazione giovanile. In particolare lo strumento attraverso cui si vorrebbe operare è la rete EURES, che si vorrebbe rinnovare con un intervento incisivo e coerente. Fin qui, belle parole.

Per quanto una persona possa essere “eurottimista”, il programma varato dai ministri del lavoro dell’Unione è assai difficile da rispettare, in particolare dal punto di vista della coerenza, che significa anche perseguire un obiettivo sapendo adattarsi ai cambiamenti dettati dagli eventi. Attualmente nei contesti decisionali europei si parla molto del tema della disoccupazione, ma l’uso dei dati sconcerta, in quanto di coerenza con i cambiamenti sopraggiunti per ora non se ne vede. Ciò che si nota è per ora una percezione della realtà distorta o almeno non al passo con i tempi.

Un esempio su tutti è proprio quello della disoccupazione giovanile. La fascia di popolazione considerata per l’etichetta “giovanile” è infatti molto discutibile: il campione usato comprende persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, persone quindi che, per la maggior parte, dovrebbero essere in piena età scolare. Questa considerazione si lega a quella per cui il tasso di abbandono scolastico sta sensibilmente calando, mentre la scolarizzazione è diventata ormai una conquista molto importante in relazione a quella delle generazioni precedenti. Dato per assunto questo concetto, è dunque pacifico presumere che l’ultimo dato sulla disoccupazione giovanile sia discutibile. Il dato che ormai supera il 40% è sicuramente allarmante, ma è altrettanto vero che, considerando l’affermazione di cui sopra, quella fascia d’età dovrebbe rientrare nei canoni di scolarizzazione. La grande preoccupazione e l’attenzione delle istituzioni sarebbe ben più condivisibile se la fascia d’età considerata fosse quella dei 25-35 piuttosto di quella 15-24. La prima fascia è invece invisibile, nessuno sembra vederla e nessuno la vuole prendere in considerazione, eppure si sa che il problema è lì.

Altra nota dolente è la mancanza di trasparenza delle leggi sul lavoro. Si parla di flessibilità in entrata e in uscita, ma non si vogliono chiarire né le posizioni contrattuali di entrata e tantomeno ridisegnare con coerenza i sistemi contributivi nazionali. Tra i punti critici che si individuano nella politica occupazionale europea uno su tutti si configura come la volontà di installare un modello unico di “legge sul lavoro”. L’iniziativa è buona, ma analizzata con occhio più critico sembra piuttosto difficile da attuare, se non impossibile. Non è l’idea a essere malvagia, ma il problema è che l’Europa, ovvero l’UE, è un crogiuolo di culture e identità talmente diverse che far combaciare ventisette, e presto ventotto, posizioni rischia non solo di essere inutile, ma anche controproducente. Sarebbe meglio trovare una legislazione meno pervasiva in grado di compiere quel salto di qualità che ancora si attende.

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione” così recita la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 23. I risultati ottenuti nel campo dell’occupazione dall’Unione non rispecchiano oggi questi ideali, scritti in momenti come questi, ma oggi messi in secondo piano di fronte all’Europa dei profitti. Serve più che mai una scossa che riporti gli ideali al posto che gli compete.

In foto, manifestazione contro la disoccupazione giovanile in Spagna. (Foto: Pepe Pont)

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L' Autore - Luca Cuccato

Laureato magistrale in Scienze Politiche - Politiche dell'Unione Europea presso l'Università degli Studi di Padova. Pronto a iniziare questa avventura europea con tutto il mio entusiasmo!

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