giovedì , 13 dicembre 2018
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Donna vittima di lavoro forzato © International Labour Organization - Flickr 2013

Lavoro forzato: per Italia e UE ancora molto lavoro da fare

di Elisabetta Sartor

Lo scorso settembre la Commissione europea ha sollecitato gli Stati membri a ratificare al più presto il nuovo Protocollo dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), adottato insieme ad una raccomandazione in occasione della Conferenza internazionale del lavoro, nel giugno scorso. Si tratta di un impegno a prevenire e combattere il lavoro forzato, in particolare nel contesto della tratta degli esseri umani, e a rafforzare la cooperazione internazionale in questi settori.

Il Protocollo è uno strumento giuridicamente vincolante che attua la Convenzione n. 29 del 1930 dell’ILO sul lavoro forzato, ratificata anche dall’Italia. Le misure riguardano soprattutto l’educazione e l’informazione delle persone considerate maggiormente vulnerabili e dei datori di lavoro, nonché l’obbligo di garantire a tutte le vittime del lavoro forzato, indipendentemente dal loro status giuridico sul territorio nazionale, effettivi meccanismi di ricorso e di risarcimento.

“Un importante passo in avanti nella lotta contro il lavoro forzato e un impegno forte dei governi per eliminare le forme moderne di schiavitù”, ha detto Guy Ryder, Direttore generale dell’ILO.  Il divieto del lavoro forzato fa parte dei diritti fondamentali dell’uomo: tale forma di sfruttamento contribuisce a perpetuare la povertà e ostacola la realizzazione del lavoro dignitoso per tutti. Si deve sottolineare inoltre la stretta connessione tra il traffico di persone e lo sfruttamento lavorativo o sessuale, in relazione all’aumento dei flussi migratori internazionali. Si tratta di due fenomeni diversi ma strettamente connessi.

La Convenzione ILO del 1930 all’art 2 definisce il lavoro forzato come “lavoro o servizio estorto ad una persona sotto minaccia di una punizione o per il quale detta persona non si sia offerta spontaneamente”.  Secondo i dati della stessa organizzazione le vittime sono oggi 21 milioni: oltre la metà donne e ragazze, soprattutto nel lavoro domestico e nella prostituzione, mentre gli uomini e ragazzi sono sfruttati maggiormente in agricoltura e nell’edilizia. Le persone più vulnerabili, prive di altre scelte accettabili se non quella di cedere all’abuso, sono in primo luogo gli immigrati irregolari, disposti a subire qualsiasi condizione pur di non essere denunciati alle autorità, e più in generale i poveri, le donne e i bambini. Contrariamente a un’idea diffusa, negli Stati membri dell’UE sono stati riscontrati casi di lavoro forzato anche tra i cittadini europei, soprattutto in ambito domestico e agricolo, in particolare nell’Europa centrale e meridionale.

L’UE è intervenuta in materia con la Direttiva 2011/36 che fa rientrare nel concetto di tratta di esseri umani anche lo sfruttamento di persone per il compimento di attività illecite, come l’accattonaggio, borseggio e traffico di droga. Nel marzo di quest’anno, l’Italia ha recepito la direttiva con il Decreto Legislativo n. 24 che prevede l’obbligo di relazione biennale al coordinatore anti-tratta dell’UE, un Piano nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani e una nuova procedura per l’identificazione dei minori stranieri non accompagnati nei casi in cui sussistano fondati dubbi sulla loro minore età.

L’organizzazione internazionale Save the Children si è comunque unita al monito del Consiglio d’Europa che il 22 settembre ha intimato l’Italia perché adotti finalmente un efficace piano nazionale in particolare per la protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati in arrivo dal mare in condizioni di vita estreme. Secondo stime recenti, infatti, sono 5,5 milioni i bambini sfruttati in tutto il mondo e in Italia nel 2014 si registrano 28.000 minori tra italiani e stranieri coinvolti in attività a rischio sfruttamento.

C’è bisogno di maggiore consapevolezza e responsabilità. Il Protocollo ILO sottolinea infatti la necessità di una cooperazione multidisciplinare e multilivello tra vari attori pubblici e privati della società: datori di lavoro, sindacati, lavoratori, ispettori del lavoro, associazioni che si occupano delle vittime. La lotta al lavoro forzato è un’urgenza, in modo particolare in Italia, frontiera sul Mediterraneo e méta di arrivo di tanti uomini, donne e bambini facilmente a rischio di uno sfruttamento che spezza le loro speranze e il loro futuro. “Abbiamo un obbligo, tanto morale quanto legale, ad agire”, ha ricordato la Commissaria agli affari interni Cecilia Malmström.

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L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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