mercoledì , 12 dicembre 2018
18comix

No profit: in arrivo la riforma del Terzo Settore

Il mondo del No Profit ha toccato uno dei suoi momenti più bui nel 2012, quando l’Agenzia per il Terzo Settore venne soppressa dopo 10 anni di attività e tutte le funzioni furono assorbite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Scompariva di fatto un organismo atto a vigilare e promuovere un mondo che interessa oltre 275.000 realtà, capaci di coinvolgere quasi 5 milioni di volontari e di generare entrate per circa 60 miliardi di euro, prima attività produttiva d’Italia nei settori dell’assistenza sociale e delle attività culturali, sportive, di intrattenimento e divertimento.

Il Prof. Stefano Zamagni, che fu Presidente proprio dell’Agenzia per il Terzo Settore, in un suo libro riporta le parole di un grande studioso di management, l’americano Peter Drucker: “non a scopo di lucro, non imprenditoriale, non governativo sono tutte definizioni negative, ed è impossibile definire qualcosa dicendo ciò che non è. […] Il nome più giusto sarebbe dunque «istituzioni per il cambiamento umano»”.

Nel termine No Profit vengono incluse non solo le organizzazioni di volontariato, non governative e le associazioni di promozione sociale, ma anche tutte le imprese sociali, gli enti non commerciali e le cooperative sociali, caratterizzati dal fatto che non hanno finalità di lucro. Attenzione però, questo non vuol dire che sono allergiche ai profitti, anzi l’utile costituisce un aspetto fondamentale in un contesto più ampio di sostenibilità, ma tutto l’utile generato da questi attori non viene distribuito tra i soci, bensì accantonato o investito in quelle attività attinenti al loro ruolo sociale.

In una recente ricerca sul valore economico del Terzo Settore in Italia (2012) emerge come ancora “non si comprenda il valore del capitale sociale di cui il mondo no profit è portatore”. Il Prof. Avv. Emmanuelle F.M. Emanuele, attuale Presidente della Fondazione Roma, invita ad “abbandonare la concezione di uno Stato sociale diffuso, che, finora, è spesso degenerato in assistenzialismo, e farsi carico della tutela del bisogno in modo selettivo ed efficace, favorendo parallelamente tutte quelle spinte individuali verso il modello dell’associazionismo finalizzato a realizzare la sussidiarietà dal basso, vera rivoluzionaria realtà di questi anni, quello che definisco il «terzo pilastro» che sostiene la società dopo lo Stato ed il mercato”.

E in questo contesto anche la politica italiana ha deciso di semplificare la legislazione in essere, che conta ben 15 norme messe in campo negli ultimi 30 anni, dalla legge sugli Enti Ecclesiastici (L. 20/05/1985 nr 222) all’ultimo decreto legge sulle “Startup a vocazione sociale” (D.L. 18/10/2012 nr 179). La volontà è quella di realizzare un Testo Unico capace di porre fine a questa giungla, che disorienta l’intero settore, partendo dalle fondamenta giuridiche per poi passare al principio di sussidiarietà verticale e orizzontale nella speranza di far (ri)partire anche l’impresa sociale.

La riforma in questi giorni sta facendo i conti con le ultime coperture economiche, ma il “sentiment” questa volta sembra proprio quello giusto, tanto che si parla che l’approdo in Consiglio dei Ministri possa avvenire già nelle prossime settimane.

E per chi fosse ancora scettico sul business e sulla sostenibilità dell’intero settore, il Direttore del Master in Fundraising dell’Università di Bologna, Valerio Melandri, in un articolo di qualche anno fa afferma come il no profit debba cambiare nome in “no limits”, sottolineando come il marchio di una no profit abbia un “potenziale ritorno mediamente più alto di un marchio profit e un ciclo di vita mediamente più lungo. […] La causa sociale è il sogno di qualsiasi uomo di marketing: lanciare un prodotto che non ha limiti di prezzo, sul quale lavorandoci sopra costantemente, quotidianamente, con passione, dedizione si possono avere margini infiniti”.

(Foto: Centro Nazionale Volontariato – www.flickr.com, 2013) 

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

Check Also

Italia, la manovra e il chicken game

Il classico esempio della teoria dei giochi, il “chicken game”, prevede che a vincere in …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *