martedì , 20 novembre 2018
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Photo © Felipe Talavera Armero, 2007, www.flickr.com

Sofia Corradi: l’impegno di “Mamma Erasmus”

Il 9 maggio, in occasione della festa dell’Europa, il monastero di Yuste a Caceres, in Estremadura (Spagna), ha ospitato la professoressa Sofia Corradi, soprannominata affettuosamente “mamma Erasmus” per aver concepito, nel lontano 1969, l’idea di un programma che permettesse agli studenti universitari di entrare in contatto con culture diverse, seguendo così le orme del cosmopolita umanista e teologo olandese, Erasmo da Rotterdam.

La vita

Sofia Corradi, professoressa di Scienze dell’Educazione presso l’Università Roma Tre fino al 2004, è stata insignita del prestigioso premio Carlo V, assegnato negli anni a personaggi che hanno contribuito alla costruzione europea, come Helmut Kohl, Jacques Delors e Simone Veil.

La mamma di tutte le generazioni di “erasmiani” si è battuta, sin dagli anni ’60, con entusiasmo e costanza, per convincere i rettori delle università che l’idea animatrice del progetto, ossia l’alfabetizzazione degli studenti alla dimensione internazionale, avrebbe contribuito ad esaltare il valore supremo della pace tra i popoli. Tutto ebbe inizio con l’anno di studio presso la Law School della Columbia University di New York dove, nell’ambito del Programma Fulbright, aveva conseguito il titolo di Master of Comparative Law.

L’idea, il problema riconoscimento

La giovane Sofia aveva trovato tale esperienza tanto decisiva per il suo futuro da chiedersi perché simili opportunità dovessero restare privilegio di pochi. La professoressa Corradi ha allora lottato per anni affinché, tramite un programma apposito, studenti motivati e desiderosi di lanciarsi in una piccola avventura potessero trascorrere un semestre in un’università straniera.

Uno dei fattori cruciali nel processo di evoluzione del programma Erasmus ha riguardato il riconoscimento accademico degli studi compiuti all’estero. Nel 1959, di ritorno dalla Columbia University, Sofia Corradi si era scontrata con la burocrazia della segreteria studenti dell’Università di Roma che aveva considerato inconcepibile la richiesta di convalidare gli esami di diritto superati all’estero.

Il punto di svolta, in tale ambito, è stata l’autonomia delle università, grazie alla quale queste ultime hanno un ruolo di primo piano nella cooperazione universitaria internazionale. In tale contesto, gli accordi e le convenzioni un tempo sanciti a livello intergovernativo, diventano appannaggio dei singoli atenei.

La CRE di Ginevra

Il merito di tale capovolgimento spetta principalmente all’Assemblea Generale della Conferenza dei Rettori Europei (CRE), svoltasi a Ginevra nel 1969, alla cui preparazione la professoressa Corradi fornì un contributo essenziale. Sempre nel ’69, si svolsero due conferenze di grande rilevanza storica per il riconoscimento degli studi compiuti all’estero, quella tra rettori italiani e tedeschi e quella tra rettori italiani e francesi, durante le quali venne sottolineato il valore formativo e sociale degli scambi culturali, volti alla promozione dell’amicizia e della comprensione internazionale.

La questione del riconoscimento dei crediti formativi acquisiti in un’università straniera è tutt’oggi alquanto controversa, in quanto accade di frequente che le segreterie dei dipartimenti universitari non riconoscano determinati esami. In un’intervista, la Corradi ribadisce che l’università da cui lo studente proviene può partecipare al programma solo se in possesso dell’Erasmus Charter, tramite cui si impegna a convalidare gli studi compiuti in un’università straniera della quale nutre stima e fiducia.

Nel 1987, in occasione del varo definitivo del programma Erasmus, la Corradi scrisse un articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, in cui metteva in luce i reali vantaggi di tale esperienza. Uno studente Erasmus, confrontandosi con una cultura diversa, ha la possibilità di mettere in discussione valori che, sin dall’infanzia, è stato abituato a considerare come ovvi e universali e, quindi, di valutare ciò che di positivo o di negativo possa esistere nella propria cultura.

La Corradi parla dell’Erasmus come di un’esperienza d’innamoramento. Tramite le sue parole, si rivive quel sogno che cominciò a delinearsi nel lontano ’69. Con il suo entusiasmo contagioso, incita i giovani a far valere le loro idee pionieristiche, poiché è solo all’età di 20-25 anni che è possibile dar forma a concetti realmente nuovi, non quando si è dei “vecchioni universitari”.

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L' Autore - Marta Minotti

Laureata al corso magistrale in Lingue e Traduzione presso l’Università di Roma, La Sapienza, vive attualmente a Bruxelles, dove è iscritta al Master in Traduzione multidisciplinare dell’ISTI, Istituto superiore per interpreti e traduttori. Appassionata di lingue, traduzione, scrittura e lettura e affascinata dal mondo variegato delle Istituzioni europee, decide di collaborare con Europae per mettere in luce il tema del multilinguismo.

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