mercoledì , 21 novembre 2018
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Photo © Gaetano56, Wikimedia Commons

Amendola: “il Mediterraneo cambia, l’Europa è miope”

Il 27 agosto scorso Cecilia Malmström, Commissario Europeo agli Affari interni, ha annunciato insieme al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il lancio dell’operazione Frontex Plus. Ad oggi, è noto che l’operazione unirà due missioni già attive nel Mediterraneo (Hermes ed Enea) e che opererà diversamente da Mare Nostrum: mezzi e risorse aggiuntive, infatti, saranno impiegati nei limiti delle sole acque territoriali europee. Nell’intento di comprendere meglio il ruolo di Frontex Plus, che appare “troncata sul nascere” dai limiti di operatività, Europae ha intervistato l’Onorevole Vincenzo Amendola. Dal 16 settembre 2014 l’On. Amendola è membro della Segreteria nazionale del Partito Democratico, e attualmente ricopre l’incarico di Capogruppo PD della Commissione Affari Esteri. Sul tema dell’immigrazione, l’Onorevole ha parlato di un’Unione Europea ancora incapace di comprendere i cambiamenti geopolitici ormai in atto nel Mediterraneo, dove al momento Frontex Plus non può che rappresentare uno strumento insufficiente ad affrontare la situazione.

Vincenzo Amendola - © Camera dei Deputati
On. Vincenzo Amendola © Camera dei Deputati

 

1) Onorevole, il lancio dell’operazione Frontex Plus è stato interpretato come un grande risultato per la politica europea sull’immigrazione. Che opinione ha in merito?

Sono fondamentalmente due le osservazioni critiche che avanziamo all’Unione Europea. Da un lato, il problema è che non si tratta di un’emergenza immigrazione, ma di uno sconvolgimento sostanziale degli equilibri nel Mediterraneo e nella sponda Sud del Mediterraneo, che sta provocando un trasferimento di numeri altissimi di migranti, non solo – come sempre abbiamo saputo – per motivi economici. Non è un’emergenza, ma è una trasformazione radicale. L’Europa non si accorge di essere di fronte ad un Mediterraneo in fiamme, dove un Paese come la Libia è diventato una vera e propria piattaforma per i movimenti di persone che fuggono dalla guerra. Insieme alla Presidente Boldrini ho accolto una nave di 450 persone a Palermo, erano tutti siriani che scappavano da un assedio che ha fatto più di 200.000 morti in due anni.

Si tratta, dunque, di una “miopia geopolitica” dell’Unione Europea, non in grado di comprendere che non siamo di fronte ad un fattore transitorio. In secondo luogo, dinanzi a un fatto epocale di queste dimensioni, non solo ci vorrebbe una politica estera e di sicurezza comune (che speriamo l’Alto Rappresentante Mogherini possa trasformare), capace di iniziare a risolvere i problemi a partire da lì, dove la Libia al momento è la priorità. Bisogna rendersi conto anche che la dotazione di mezzi dell’agenzia Frontex, con risorse e budget irrisori, non è assolutamente sufficiente. Inoltre, non reggono gli Accordi di Dublino sull’asilo e non regge questa organizzazione che con Frontex Plus prova a superare i limiti di un’Europa comune.

2) “Risolvere i problemi a partire dai Paesi del Mediterraneo in guerra”. Ritiene che la rappresentanza diplomatica europea del Servizio Europeo di Azione Esterna possa costituire un supporto nella gestione dei flussi migratori in partenza?

Purtroppo le nostre sedi diplomatiche del SEAE non sono sufficienti. La Libia è in preda a una guerra civile e ha attualmente un governo in esilio. È un Paese in cui regna il disordine e il trasporto illecito di persone è una fonte di reddito. Senza dimenticare che non è firmatario della Convenzione sullo Status dei Rifugiati, che poteva essere uno strumento per determinare in loco un’organizzazione dei flussi con il sostegno dell’UNHCR. Se vogliamo affrontare i flussi e l’immigrazione dobbiamo innanzi tutto capirne le cause. Oggi l’Italia non è in emergenza, l’Italia è di fronte ad uno sconvolgimento del Mediterraneo (con focus particolare sulla Libia) che rende indispensabile organizzarsi come europei, perché non è possibile, come Italia, fare più di quello che stiamo già facendo con la Marina Militare e con i nostri volontari. Per questo alzerei i toni della critica nei confronti dell’Europa, e spero che la nuova Commissione e il nostro nuovo Alto Rappresentante facciano capire ai Paesi più distanti che non è semplicemente un tema di flussi di immigrati. È uno sconvolgimento geopolitico che causa questo enorme numero di persone che giustamente scappano dalle guerre.

3) Frontex Plus rappresenta un primo segnale per una maggiore operatività da parte dell’Agenzia Frontex?

Ora si è trovato un primo accordo in cui Frontex Plus prenderà le veci della nostra operazione, però occorrono più risorse e più mezzi. La stessa sede di Frontex a Varsavia è figlia di una logica in cui si guardava l’immigrazione alle frontiere europee rispetto all’Est. Da questa Unione Europea mi aspetto una visione comune che riconosca che oggi l’immigrazione non è più solo un dato economico, anzi. Osservando i flussi, si capisce bene che l’immigrazione economica in Italia è minima, la maggior parte dei migranti non è attratta dal nostro Paese per ragioni, appunto, economiche. Quindi, sia riguardo al Frontex Plus sia riguardo agli Accordi di Dublino, mi aspetto che l’Unione Europea, con tutte le sue procedure e le sue “lentezze”, sappia giungere a delle modifiche sostanziali. Come primo passo, l’Unione Europea ha mostrato una consapevolezza del ruolo che è chiamata a svolgere, però in termini di strumenti non è assolutamente sufficiente.

4) Nel semestre italiano, possiamo dire che il tema dell’immigrazione è uno di quelli su cui probabilmente si è lavorato di più?

Sicuramente noi abbiamo segnato dei passi avanti. Dalla relazione del Ministro Alfano ad agosto, con le prime proposte avanzate, il primo passo in avanti è stato fatto. Per dirlo con uno slogan, noi vorremmo “europeizzare Mare Nostrum”. In questo processo, che durerà anche oltre il semestre italiano, l’obiettivo deve essere quello di dotarsi di strumenti di intervento che mettano insieme emergenza, accoglienza e asilo, per un’organizzazione del mondo dei rifugiati più strutturata. Alcuni passaggi sono stati fatti, continueremo a lavorarci in questo semestre, ma ci vorrà ancora del tempo. Ci sono altri Paesi che hanno visto un aumento esponenziale del numero di immigrati. In Grecia, ad esempio, questo numero è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Dobbiamo capire che è un tema che riguarda tutti quanti.

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L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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