martedì , 20 novembre 2018
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Schengen
Photo © pastalane - www.flickr.com, 2005

La Commissione presenta una road map per salvare Schengen

Ripristinare un pieno ed effettivo funzionamento dell’area Schengen è una priorità assoluta della Commissione Juncker, da quando alcuni Paesi membri dell’Unione Europea hanno deciso di sospenderlo o di fatto limitarlo. Il Presidente della Commissione ha spesso espresso la sua preoccupazione per una sospensione di quella che è considerata la più importante conquista politico-sociale, oltre che economica, che il Vecchio Continente abbia mai visto: la libera circolazione delle persone.

Nel suo intervento al Parlamento Europeo dello scorso 19 gennaio, infatti, Juncker si era definito molto preoccupato dal ripristino dei controlli alle frontiere tra Stati facenti parte dell’Unione (Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia, Austria oltre alla Francia, dopo gli attentati di Parigi), affermando che mettere in discussione lo ‘spazio comune europeo’ e la libera circolazione dei cittadini non può avere altro effetto che affossare definitivamente l’UE.

Juncker ha affermato che, se la situazione non dovesse cambiare, la reintroduzione dei controlli potrebbe portare in futuro a dubbi anche in relazione alla necessità di una moneta unica. Il Presidente ha, infine, concluso sentenziando che “il mercato unico e di conseguenza l’Unione Europea sono minacciati nei fondamenti” e che “c’è un rischio molto forte, un rischio di sopravvivenza”.

In cosa consiste la road map su Schengen

In seguito al Consiglio del 18-19 febbraio che ha chiaramente stabilito la necessità “di ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen e di farlo in maniera concertata”, la Commissione ha deciso di agire diversamente ed in maniera più attiva. Lo scorso 4 marzo, ha infatti presentato una road map col chiaro scopo di fornire agli Stati una scaletta di pochi passi, chiari e studiati, per poter ripristinare Schengen.

In primis, la comunicazione illustra le notevoli spese che deriverebbero da un ristabilimento definitivo delle barriere tra gli Stati membri. Si è stimato i costi diretti ed annuali immediati si attesterebbero fra i 5 ed i 18 miliardi di euro. Solo per citare alcuni casi, la Polonia, i Paesi Bassi e la Germania dovrebbero affrontare costi superiori ai 500 milioni di euro per il trasporto su strada delle merci. Inoltre, le imprese spagnole o ceche dovrebbero sostenere esborsi superiori ai 200 milioni ed i governi nazionali dovrebbero sostenere tra gli 0,6 e i 5,8 miliardi di costi per poter aumentare il personale di frontiera.

Il documento pone poi l’accento sull’importanza di proteggere le frontiere esterne dell’UE, garantendo un controllo effettivo ed efficace, come necessaria premessa per uno spazio di libera circolazione comune. A tal proposito, la Commissione preme sull’esigenza, da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio, di adottare l’ambiziosa proposta per la costituzione di una ‘Guardia costiera e di frontiera europea’, presentata lo scorso dicembre.

Inoltre, si afferma la priorità di intervenire in soccorso di Atene, che sta fronteggiando una fortissima pressione portata dall’eccessivo numero di domande d’asilo che ogni giorno vengono inoltrate: occorre affrontare le gravi lacune nella gestione delle sue frontiere. Anche la Turchia viene riconosciuta protagonista importante nell’opera d’aiuto alla Grecia. La Commissione, infatti, riconosce espressamente l’urgenza di attuare un piano d’azione UE-Turchia ed il Programma volontario di ammissione umanitaria con Ankara per poter arginare il numero degli arrivi in Europa.

L’esecutivo di Bruxelles chiede, infine, che si abbandoni la politica del ‘lasciar passare’ e che si torni ad applicare interamente il Regolamento di Dublino, affinchè vi sia la reale possibilità di far ritornare i richiedenti asilo nel primo Paese d’ingresso. La Grecia, che era stata precedentemente esclusa dal meccanismo d’accoglienza, dovrà mettersi in regola e riaccogliere coloro che sono sbarcati sulle sue coste.

I commenti

Il Primo Vice Presidente della Commissione, Frans Timmermans, ha dichiarato che: Schengen è una delle conquiste più importanti dell’integrazione europea, e perderlo comporterebbe costi molto ingenti”. Timmermans ha inoltre posto un limite temporale massimo ben preciso ai controlli alle frontiere interne agli Stati Membri fissandolo entro Dicembre 2016.

Il Commissario per la Migrazione, gli Affari Interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, ha posto l’accento sul fatto che: “tutti gli Stati membri devono […] concedere l’accesso ai richiedenti asilo, ma devono rifiutare l’ingresso a coloro che intendono semplicemente transitare. […] Uno spazio interno senza controlli di frontiera è possibile solo tutelando solidamente le frontiere esterne”.

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L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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