mercoledì , 20 giugno 2018
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da sinistra il primo ministro turco Davutoglu, il presidente del Consiglio europeo Tusk e il presidente della Commissione Juncker © The European Union

Rifugiati: cinque cosa da sapere dell’accordo UE-Turchia

Il vertice di emergenza sui rifugiati di lunedì 7 marzo tra i 28 capi di Stato e di governo dell’UE e il Primo Ministro turco Ahmet Davutoğlu non ha prodotto i risultati sperati, e un nuovo vertice sarà convocato entro i prossimi dieci giorni. Un accordo di massima è però stato raggiunto, e sarà, secondo il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, fondamentale per bloccare finalmente l’immigrazione illegale verso l’UE.

Perché un vertice di emergenza con la Turchia

L’emergenza è praticamente la stessa ormai da diversi mesi: il flusso migratorio di rifugiati dalla Siria – ma anche da Iraq, Afghanistan, Libia – che attraverso la rotta balcanica sta mettendo sotto pressione le frontiere esterne dell’Unione Europea, con la conseguente decisione, da parte di diversi Stati membri, di reintrodurre i controlli alle frontiere interne, aboliti dal trattato di Schengen. Lo stesso trattato prevede questa possibilità per casi straordinari: ma è evidente che se la sospensione di Schengen continuasse troppo a lungo, l’intero sistema finirebbe per essere messo in discussione.

Al momento, 7 Stati UE hanno reintrodotto una qualche forma di controllo alle frontiere: Belgio, Danimarca, Svezia, Austria, Germania, Francia e da oggi Slovenia. Anche la Norvegia, che però non fa parte dell’Unione Europea, ha temporaneamente sospeso Schengen. La maggior parte di queste sospensioni dovrebbe terminare entro fine marzo, con l’eccezione della Germania che ha indicato come data per la riapertura delle frontiere il 13 maggio. La Turchia potrebbe fare da filtro per ridurre considerevolmente i flussi verso l’Europa: se non si raggiunge un accordo, però, è probabile che altre sospensioni vengano richieste. Tra aprile e maggio, con l’arrivo della stagione calda, viaggiare attraverso i Balcani diventerà infatti ancora più facile.

Le richieste di Ankara

Il Consiglio Europeo di ottobre 2015 aveva già stanziato 3 miliardi di euro per aiutare i turchi nella gestione dei rifugiati in cambio di maggiori controlli. Il flusso di migranti è però continuato, e lunedì la Turchia ha chiesto, per fornire ulteriore supporto all’Europa, altri 3 miliardi di euro, un’accelerazione del processo di adesione all’UE, una liberalizzazione completa dei visti per i cittadini turchi che vogliano recarsi in Europa, e un accordo per la ricollocazione dei migranti. In cambio, il governo di Davutoğlu si impegnerà a riprendere indietro ogni migrante che dovesse cercare di arrivare in Grecia illegalmente (inclusi i siriani) – il controllo potrebbe essere effettuato dalla forza navale congiunta messa in campo dalla NATO su iniziativa proprio di Turchia e Germania a febbraio. Queste nuove richieste hanno colto di sorpresa i 28 e reso di fatto impossibile raggiungere un accordo definitivo lunedì.

Le richieste europee

La posizione europea è frammentata, cosa che avvantaggia i turchi. I 28 sono comunque d’accordo sull’idea che i migranti che cercano di arrivare in Europa illegalmente debbano ritornare in Turchia. Non sono però d’accordo sulla linea da tenere con Ankara, che alcuni vorrebbero più dura, né sul fatto di menzionare esplicitamente, nell’accordo finale, la chiusura della rotta balcanica. Di fronte alle nuove richieste turche, l’Unione ha cercato di limitare i danni.

Il ruolo della Germania

La Germania ha un ruolo fondamentale: il governo Merkel è sotto fortissima pressione per la questione migratoria e ha bisogno di portare a casa un risultato prima che il flusso riprenda vigore in primavera. La posizione tedesca è chiara: lavorare con la Turchia, anche a costo di qualche compromesso sul tema diritti umani. Il Ministro degli Interni tedesco, sulla chiusura del quotidiano turco di opposizione Zaman, ha detto che l’Europa “non dovrebbe diventare l’arbitro per i diritti umani di tutto il pianeta”. La linea tedesca è stata abbastanza criticata: non è chiaro ad esempio che ruolo abbia avuto la cena tra Merkel e Davutoğlu prima del vertice di lunedì, e se questo incontro abbia poi favorito la posizione turca. Qualcuno si è chiesto a cosa sia servita la “shuttle diplomacy” di Tusk, che ha fatto su e giù con Ankara per settimane, se poi la linea europea può essere modificata da un incontro con la Germania. Politico Europe ha riportato qualche malumore al riguardo anche tra i funzionari che hanno lavorato al vertice.

E l’Italia?

La principale preoccupazione italiana è che il corridoio balcanico non diventi una strozzatura, che i migranti potrebbero cercare di evitare passando dall’Albania e tentando una traversata dell’Adriatico, esattamente come fecero i migranti albanesi a fine anni ’90. In questo senso l’accordo con la Turchia è importante anche per Roma. Renzi ha inoltre richiesto un’esplicita menzione alla libertà di stampa, dopo la chiusura del quotidiano Zaman. Il Presidente del Consiglio è stato accontentato, almeno sulla carta: lo stesso Primo Ministro Davutoğlu, nella conferenza stampa finale, ha detto di essere contrario a ogni restrizione, perché “la libertà di espressione è un nostro valore”.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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