lunedì , 24 settembre 2018
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Croazia
Il confine fra Croazia e Bosnia © José Saez - www.flickr.com, 2015

Croazia: no della società civile al filo spinato ai confini

La cosiddetta “rotta balcanica” dei migranti sta interessando anche la Croazia. Oggi la maggioranza del flusso passa nell’entroterra, arrivando dalla Bosnia per poi dirigersi verso l’Ungheria o la Slovenia, strada su cui si trova il principale campo di accoglienza croato per i rifugiati: Slavonski Brod. La situazione nel campo è, come purtroppo spesso succede, ai limiti. Troppe persone lo affollano e nemmeno i servizi minimi sono garantiti. Inoltre, la polizia ha vietato l’ingresso dei volontari delle ONG ad alcune parti del campo, così che diventa difficile capire le reali condizioni.

Quanto è certo è la mancanza di informazioni sia ai migranti, che non sanno perché e per quanto tempo saranno trattenuti a Slavonski Brod, sia per i cittadini, i quali vedono il campo come una sorta di zona misteriosa. Numerose sono le denunce di associazioni che accusano la polizia di violare i diritti umani e di non avvalersi di personale qualificato come interpreti e mediatori culturali.

I controlli alle frontiere in Croazia

Se già questa situazione destava qualche preoccupazione, a scatenare le polemiche più accese è stata la dichiarazione del primo Ministro Tihomir Orešković di essere pronto ad inviare l’esercito per controllare i confini del Paese. Una misura non solo eccessiva, ma, secondo molti cittadini, anche incostituzionale. Eccessiva, perché queste persone sono in fuga da guerre e disperazione, sono solo alla ricerca di un posto sicuro e non hanno bisogno di soldati, ma di aiuto. Inoltre, secondo la costituzione croata l’esercito può essere utilizzato solo per preservare la sovranità della Croazia, ma dov’è l’esercito che sta minacciando l’indipendenza di Zagabria?

Per proclamare questa posizione alcune ONG, fra cui “Welcome!”, “Are you Syrious” e il Centro Miramida, hanno organizzato una manifestazione a Zagabria a cui hanno partecipato diverse centinaia di persone. La richiesta è stata chiara: non imitare le politiche ungheresi nei confronti dei rifugiati, ma predisporre un piano di accoglienza e di aiuti. La militarizzazione della società non è una risposta valida, anzi, secondo i manifestanti potrebbe creare nuovi e ben più gravi problemi agli stessi cittadini.

I rischi per l’economia

Dall’altra parte, c’è chi teme le ri percussioni sull’economia del continuo arrivo dei migranti. Infatti, secondo alcuni analisti, nei prossimi mesi la “rotta balcanica” si sposterà progressivamente lungo la costa, passando quindi proprio nelle zone più importanti della Croazia per il turismo. Nonostante il Ministro del turismo croato abbia smentito questa possibilità, si è anche affrettato ad assicurare che sono già previsti aumenti del personale in divisa, soprattutto nel territorio di Dubrovnik. Il turismo rappresenta per la Croazia uno dei settori economicamente più rilevanti, contribuendo per circa il 20% al PIL annuale del Paese.

È quindi naturale la preoccupazione, anche se ad oggi non sono i migranti a creare problemi, bensì il proliferare delle barriere di filo spinato innalzate soprattutto nell’Istria, sui confini con la Slovenia. Non solo rovinano il paesaggio, ma forniscono un’errata sensazione di insicurezza. La situazione aveva già creato discussioni non solo in seno alla società civile, ma anche fra i politici della regione. Forte la posizione di Valter Flego, governatore della Regione Istria, il quale condanna le barriere perché contrarie ai valori europei e perché metterebbero a rischio la pacifica convivenza e la solidarietà che da tempo contraddistinguono la zona. In questo senso una buona notizia sembra arrivare dalla Slovenia, che, a seguito dell’accordo sui migranti fra Unione Europea e Turchia, si è detta disponibile a rimuovere il filo spinato. Notizia accolta con speranza da Flego e dal sindaco di Buie Edi Andreassic, i quali auspicano un ritorno dell’Unione Europea ai suoi valori fondanti: solidarietà, cooperazione, rispetto dei diritti umani e della dignità umana.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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