martedì , 20 novembre 2018
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Albania
Il confine fra Albania e Macedonia © George Redgrave - www.flickr.com, 2013

Migranti: militari italiani fra Albania e Grecia

È passato inosservato l’accordo fra Italia ed Albania sulla prevenzione dei flussi migratori, secondo il quale l’Italia ha inviato mezzi e uomini in Albania per contribuire al controllo del confine con la Grecia. Per ora l’attenzione è rivolta alla cosiddetta “Rotta Balcanica”, quella, che dalla Grecia continua attraversando Macedonia o Bulgaria, poi Serbia, Croazia e punta verso il Nord Europa.

I muri in Europa

Questa strada, però, è sempre più difficile da percorrere, come anche altre più a nord: in assenza di una comune politica europea, molti Stati si sono trincerati dietro a muri e barriere. Il primo muro eretto è stato quello del 1993 nei territori spagnoli nord africani di Melilla e Ceuta, ma è nella seconda decade degli anni 2000 che inizia l’esponenziale crescita delle costruzioni.

Nel 2011 la Grecia inaugura una barriera lungo il confine con la Turchia, poi nel 2013 la Bulgaria inizia la costruzione di un muro sul confine turco, nel 2015 l’Ungheria sul confine serbo e in seguito anche su quello rumeno. Sempre nel 2015 la Slovacchia annuncia l’utilizzo di filo spinato sul confine con l’Ungheria, a ottobre 2015 l’Ungheria stessa erige delle barriere anche sul confine croato, costringendo così il flusso migratorio a cambiare leggermente il suo percorso. A novembre 2015 iniziano le costruzioni di nuovi muri e barriere: lungo il confine fra Austria e Slovenia, fra Slovenia e Croazia, e infine fra Grecia e Macedonia. Nel 2016 continua la crescita: si aggiunge infatti la barriera sul Brennero, ancora in costruzione, fra Italia e Austria.

La rotta dell’Albania

Siccome la “Rotta Balcanica” sta diventando impraticabile, è probabile che presto i profughi tenteranno di raggiungere l’Europa attraverso una rotta già molto frequentata in passato: entrare in Albania e poi raggiungere via mare la Puglia. È una preoccupazione condivisa non solo dall’Italia, ma anche dalla stessa Albania, che, come già più volte affermato dal suo Ministro degli Esteri, potrebbe ospitare al massimo 400 persone. Da qui discende la necessità di collaborare con le forze italiane, come già avviene in altri ambiti quali terrorismo e traffici illeciti.

Ad oggi l’accordo prevede l’invio di mezzi e venti militari italiani per aiutare il controllo dei confini albanesi con la Grecia: il piccolo contingente italiano è già in loco e utilizzato là dove il governo albanese ha reputato di aver bisogno di maggiore aiuto. Continuano comunque i colloqui, al fine di raggiungere una maggiore sinergia anche via mare.

Nonostante le precauzioni prese, nelle dichiarazioni ufficiali sia il Ministro dell’Interno Alfano, che il collega albanese hanno ribadito che non c’è nessun allarme, nessun pericolo per una “Rotta albanese” verso l’Italia. Eppure da mesi i due Ministri lavorano a un’intesa e anche Frontex, per bocca del suo portavoce, ha ammesso che “le vecchie vie migratorie potrebbero essere riaperte presto”. Effettivamente, in Grecia da diversi mesi sono bloccate alla frontiera con la Macedonia circa novemila persone: è solo questione di tempo, prima o poi per la disperazione tenteranno nuove vie.

Misure a breve termine

Nel frattempo, l’Unione Europea stenta a raggiungere un accordo al suo interno: l’unico risultato è stato il patto con Ankara, entrato in vigore il 20 marzo. Secondo questo patto, qualunque migrante tenti di raggiungere la Grecia dalla Turchia dovrà essere rimandato indietro. In cambio l’Europa accoglierà un siriano già presente nei campi turchi per ogni siriano rispedito in Turchia. Al di là del processo macchinoso, è ancora tutta da verificare l’efficacia e, soprattutto, l’umanità di tale processo.

Nemmeno il patto stretto dall’Italia con l’Albania sembra essere una soluzione a lungo termine, ma piuttosto un modo per “tamponare” un’eventuale prossima emergenza. Quello che ancora non sembra essere chiaro è che non si tratta più di un’emergenza straordinaria e passeggera, ma una questione seria da affrontare con un po’ di lungimiranza.

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L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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