lunedì , 24 settembre 2018
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Emmanuel Macron © LeWeb Photos

La marcia di Macron

Se le visioni politiche dei diversi Stati Membri sul futuro dell’Europa si moltiplicano così come le diverse direzioni che essi prendono, le linee politiche interne degli stessi Paesi, al contrario, paiono uniformarsi sempre di più.

La scena politica europea sembra negli ultimi anni rispondere a schemi ben precisi, a cui è sempre più difficile trovare un attore che si sottragga. Essa è sostanzialmente caratterizzata da tre peculiarità: l’uomo nuovo, giovane e svincolato da un passato di partito troppo caratterizzante, la donna, sciolta da un passato di partito ma soggetta a rapporti di parentela altrettanto incisivi e l’ascesa di un partito con connotazione nell’estrema destra. Le tre linee si confondo e si intrecciano tra loro, ma nessun Paese può attualmente dichiararsi del tutto esente.

Se l’attenzione fino a pochi mesi fa era catalizzata sulla conseguenza che queste dinamiche avevano in Paesi come l’Italia, la Grecia o la Spagna, attualmente i riflettori si sono spostati verso la zona continentale e sono puntati ad uno degli stati centrali, non solo geograficamente, d’Europa. È la Francia ad attirare l’attenzione dei più curiosi osservatori di politica interna, che vedono lì delinearsi le stesse condizioni già palesatesi in altri paesi, ma che osservano con la consapevolezza di avere una chiave di lettura affinatasi nelle precedenti similari esperienze.

L’uomo nuovo francese, da parte sua, ha gli stessi strumenti e le stesse possibilità che possiedono i suoi osservatori e, stando alle sue prime mosse politiche, è probabilmente deciso ad utilizzarli. Tante sono le analogie con politici di rilievo in altri paesi a cui è spesso associato, primo tra tutti con il Premier italiano Matteo Renzi,  poche le discrepanze. Per questo è probabilmente più interessante osservare come, a differenza dei suoi corrispettivi in altre nazioni, Emmanuel Macron brilli per la sua silenziosità.

Basso profilo

Il cammino che questo giovane leader politico sta percorrendo non è dissimile a quello che tanti altri in questi anni hanno percorso, la rapidità con cui lo sta battendo non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi oltreconfine. Macron, tuttavia sta tenendo un profilo più basso, più silenzioso, che se a un primo sguardo potrebbe sembrare perdente in un campo, quello politico, in cui la risonanza pubblica è determinante, ad uno sguardo più approfondito questa scelta potrebbe risultare più chiara.

L’errore principale che i suoi corrispettivi hanno commesso è stato infatti probabilmente quello di esortare al cambiamento con voce troppo alta, di sottolineare con troppo vigore quanto e come loro fossero differenti dal resto, e poi, chi prima o chi dopo, chi in maggior misura chi in minore, hanno pagato lo scotto di dover costantemente dimostrare che queste dichiarazioni fossero veritiere, o peggio di dover affrontare feroci critiche quando esse venivano dimostrate errate o inesatte.

In marcia, il movimento di Macron

Emmanuel Macron, seppure abbia un breve curriculum politico, vanta esperienze e cariche di tutto rispetto, come quella a capo del Ministero dell’Economia francese. Pochi, in realtà, hanno la reale percezione di chi sia. Eppure, Macron si è dimesso dalla suddetta carica per un impegno politico ancora più ingombrante, quello di preparare il suo movimento e se stesso alle prossime elezioni francesi, non delle elezioni qualunque, ma le presidenziali del 2017 per l’esattezza.

Seppure il suo movimento si stimi non abbia le possibilità – anche economiche – per sostenere questo cammino, “En marche!”, questo il suo nome, è sicuramente un elemento rivitalizzante e impossibile da non considerare nell’attuale, probabilmente troppo statico, panorama politico francese. E se il nome del movimento punta proprio a infrangere questa staticità cristallizzatasi negli ultimi anni, la sua collocazione politica lo rende ancora più uno scarto, rispetto al panorama politico nazionale.

La sua collocazione a sinistra, dimostrata dal legame tra Macron e Hollande, ha radici non troppo stabili, e il movimento si è già guadagnato le antipatie della sua stessa area politica, per le posizioni considerate troppo liberali in economia. Questo potrebbe essere allora l’ostacolo più grande che Macron dovrà affrontare nei prossimi mesi: convincere il Paese che nel 1789 diede i natali alla connotazione politica destra-sinistra, a scardinare, per la prima volta da quella data, questa contrapposizione.

L' Autore - Francesca Grossi

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Roma Tre. Attualmente sto conseguendo un Master di II livello con focus specifico sull'Unione Europea presso l'Università LUISS Guido Carli. L'attenzione per la politica internazionale ed europea si lega in modo imprescindibile con l'interesse per l'informazione, di cui mi nutro in maniera quasi ossessiva.Felice, quindi, di poter coniugare queste mie passioni grazie all'occasione che mi è stata concessa da Europae.

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