mercoledì , 21 novembre 2018
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La Cancelliera federale tedesca Angela Merkel (Photo: Flickr, Bundesregierung)

Angela Merkel, politico europeo del 2015

Angela Merkel ha ottenuto senza troppe difficoltà il supporto del suo partito, il centro-destra cristiano democratico della CDU, riunitosi in congresso nel corso del mese di dicembre. Le critiche sull’accoglienza ai rifugiati manifestate da Horst Seehofer, leader conservatore della CSU, il partito gemello della CDU con base nella cattolica Baviera, non hanno impensierito la Cancelliera. Né l’ha scalfita il recente diverbio sullo stesso tema con Wolfgang Shauble, il potente ministro delle finanze che ha rappresentato la Germania nel negoziato sulla Grecia, portavoce della visione più dura e pro-austerity. Nessuno, nemmeno nel suo stesso partito, sembra in grado di impensierire la Cancelliera Merkel, la cui foto compare sula copertina che il settimanale “Time” le ha dedicato in qualità di personaggio dell’anno.

Al contrario, il discorso di Merkel di fronte a più di 1.000 delegati del suo partito è stato accolto da un lungo applauso. E la Cancelliera ha detto chiaramente che accogliere i rifugiati è un imperativo morale. Sembrano risolte, almeno per il momento, le tensioni con quelle parti della CDU che su questa scelta sono sempre state scettiche se non apertamente critiche. Si tratta del resto di una delle poche forzature dell’opinione pubblica che la Cancelliera abbia fatto finora.

La sua linea, soprattutto in politica interna, è sempre stata quella di “guidare da dietro”, seguire cioè la volontà già espressa dall’opinione pubblica tedesca più che cercare di cambiarla. Sui rifugiati politici, invece, Merkel ha preso in mano il timore e guidato controcorrente, con il risultato di incrinare qualche alleanza tedesca in Europa, ma di portare il tema dei rifugiati al centro del dibattito politico europeo, molto più di quanto sia mai stato quando a parlarne erano soprattutto gli italiani.

L’accoglienza ai rifugiati ha guadagnato a Merkel più popolarità internazionale di quanta ne abbia mai avuta. Il suo terzo cancellierato sembra procedere sempre più sicuro, così il suo ruolo centrale nella politica europea.

Come da dieci anni a questa parte, a soffrire sarà soprattutto la sinistra tedesca, che negli stessi giorni ha tenuto il proprio congresso, confermando la leadership di Sigmar Gabriel, attuale ministro dell’economia nel governo di coalizione di Merkel. L’abbraccio tra SPD e CDU, per quanto capace di produrre governi duraturi e persino politiche progressiste, continua a dimostrarsi fatale per i socialdemocratici.

Il partito di Gabriel si trova oggi tra la classica incudine e l’altrettanto classico martello. Da una parte, la CDU macina consensi al centro e sì è appropriata, grazie a Merkel, di temi tradizionalmente di sinistra, come infatti l’accoglienza ai rifugiati. Dall’altra, la sinistra più estrema è saldamente controllata dai Verdi e da Die Linke, che di Merkel critica aspramente la politica economica. In mezzo, senza sapere come e dove allargarsi per cercare consenso, i socialdemocratici.

Per la prima volta dal 2007, al loro congresso è intervenuto l’ex Cancelliere Gerhard Schröder, simbolo di un passato fatto di molti più successi, ma anche più critiche. Con la conferma di Gabriel al comando, però, il futuro appare per il momento altrettanto incerto.

Incerta appare, infine, la prospettiva europea. Merkel ha vinto la sfida con i greci, ma l’Europa che emerge alla fine del 2015 è fragile e divisa, come ha raccontato il “New York Times” in un recente articolo intitolato “Has Europe reached the breaking point?”.

Una difficoltà di cui si è accorto anche il premier italiano Matteo Renzi, che ha recentemente lanciato una serie di segnali a Bruxelles: prima impedendo che le sanzioni alla Russia fossero riconfermate automaticamente, poi dichiarando che il gasdotto Northstream II tra Germania e Russia è indice di una politica due pesi e due misure, e infine lamentandosi apertamente, nel corso del vertice socialista di giovedì, del trattamento di favore di cui gode Berlino in Europa.

A corollario, il “Corriere della Sera” riporta indiscrezioni – non smentite – secondo cui l’attuale Ambasciatore italiano presso l’UE, Stefano Sannino, nominato da Enrico Letta, potrebbe essere presto rimpiazzato dall’attuale ambasciatore a Mosca Cesare Maria Ragaglini, ritenuto maggiormente incline alla linea più dura nel confronto con l’euroburocrazia.

Merkel si conferma saldamente alla guida del suo partito e della Germania. Quale ruolo immagina per sé in Europa non è invece, al momento, altrettanto chiaro. Sicuramente non potrà essere un ruolo altrettanto forte e centrale, né sembra poter offrire quella guida, che molti cercano tra i grandi Paesi fondatori, verso un’Unione diversa.30

Merkel sembra più interessata a conservare l’attuale impostazione politica europea, che non danneggia gli interessi tedeschi né rischia di minacciare la sua immagine interna. Il che lascia dubitare che, a Berlino o altrove, ci sia qualcuno in grado di ricoprire quel ruolo di guida verso una nuova Europa.

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L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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