martedì , 18 dicembre 2018
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Ashton e Van Rompuy: partita la giostra per i sostituti

Sesso, partito e passaporto. Questi i criteri sulla base dei quali verrà scelto l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione. E non solo il posto di lady Ashton sarà libero in autunno: i ruoli di Presidente dell’Eurogruppo e del Consiglio Europeo, insieme a diversi portafogli di peso nella Commissione Europea, sono tutti in gioco. Dall’esito di questa lotta per il potere si capiranno veramente gli equilibri tra Stati membri, la direzione politica dell’Unione, l’impatto delle elezioni europee dello scorso maggio. La vittoria di Jean-Claude Juncker, con la nomina a Presidente della Commissione Europea (grazie all’assenso dei leader nazionali e all’accordo con i socialisti che hanno potuto rieleggere Martin Schulz al Parlamento Europeo), apre il giro di danze nella tropicale estate di Bruxelles.

Si parte dal ruolo di Alto Rappresentante, a capo del corpo diplomatico europeo, organizzazione ancora in stato embrionale e in cerca d’autore. I nomi che circolano tra gli eurocrati meglio informati sono quelli di Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese, Kristalina Georgieva, Commissaria bulgara, e Federica Mogherini, Ministro degli Esteri italiano. Il desiderio di avere una donna e un rappresentante dei Paesi dell’est sostiene la conservatrice Georgieva, popolare a Bruxelles per il suo eccellente lavoro nella gestione delle crisi e per l’aiuto umanitario, mentre la ritrovata importanza dell’Italia dà buone chance alla Mogherini, di estrazione socialista. Sullo sfondo, la più importante delle minacce estere per l’UE: la Russia. In questo campo, il battagliero Bildt è l’esatto opposto del Ministro scelto da Renzi: in Europa l’immagine dell’Italia, in tema, è quella del cane a sei zampe dell’ENI, che investe massicciamente nel gasdotto South Stream insieme al colosso russo Gazprom.

Altri ruoli di peso nella Commissione sono quelli dei titolari di Affari economici, Mercato interno, Impresa, Commercio e Affari regionali. Il primo è stato gestito con il pugno di ferro dal finlandese Olli Rehn, ora divenuto Vice Presidente del Parlamento Europeo insieme all’ex-Commissario all’Industria Antonio Tajani. Forti sono le spinte per il cambiamento in materia di governance economica, e queste dovrebbero favorire candidati francesi, come l’ex Ministro delle Finanze Pierre Moscovici o il Commissario al Mercato Interno Michel Barnier, oppure spagnoli, come l’attuale Ministro Luis de Guindos, in lizza anche per l’Eurogruppo. Il desiderio di Moscovici sarebbe in realtà quello di unire i due ruoli in uno solo, rafforzando quindi la preminenza dell’eurozona sul resto dell’Unione Europea. Sembra difficile però aprire la strada ad ulteriori difficoltà con i Paesi non appartenenti alla zona euro.

Tuttavia il desiderio di evitare, ove possibile, il duplicarsi di ruoli e strutture tra Unione Europea a 28 ed eurozona sta rendendo la vita difficile a Helle Thorning-Schmidt, premier danese in lizza per la poltrona di Presidente del Consiglio Europeo. La sua candidatura, molto forte sulla carta poiché donna, socialista ed europeista, sta perdendo punti per via dell’opt-out permanente dall’euro della Danimarca, mentre sembrano ormai del tutto svanite le chance di Enrico Letta, scaricato da Renzi nella conferenza stampa a seguito dell’ultimo vertice. Inoltre, Angela Merkel è sempre meno propensa ad appoggiare un socialista in questo ruolo chiave. Ecco che quindi entrano in pista il Primo Ministro olandese Mark Rutte, liberale e vicino alle posizioni di Londra, e l’ex-Primo Ministro estone Andrus Ansip, l’outsider che potrebbe sparigliare le carte come fece Van Rompuy nel 2009. Il netto rifiuto di Rutte sembrerebbe quindi aprire la strada a un leader di un Paese piccolo, periferico e di recente adesione, peraltro appartenente anch’esso alla famiglia più debole tra quelle di governo, l’ALDE.

In questo complesso mosaico, i candidati dovrebbero imparare dall’acume politico di Juncker, che ha ottenuto una nomina che sembrava impossibile alla luce dell’ostilità di numerosi capi di governo, usando il Parlamento come leva per ribadire la sua inevitabilità. Da lui dipenderà presto l’assegnazione dei portafogli ai futuri Commissari, scelti ciascuno dal proprio Paese di appartenenza. Saranno invece i 28 Capi di Stato e governo, nel corso del vertice del 14 luglio, a decidere i due ruoli più rilevanti del Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante. La scacchiera è pronta, le pedine si muovono.

Nell’immagine, due dei papabili alla poltrona di Alto Rappresentante: Federica Mogherini e Carl Bildt (photo © The Official CTBTO Photostream, 2014, www.flickr.com)

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L' Autore - Shannon Little

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